Nel suo primo discorso a Metz, “città di frontiere e di passaggi”, presso il Centro Congressi che porta il suo nome, il Papa ha evocato subito Robert Schuman: “Quest’uomo di fede e di convinzioni seppe trasformare le vecchie linee di frattura in ponti di speranza per tutta l’Europa, diventando un vero ambasciatore dell’unità nella diversità”, ha detto durante l’incontro interreligioso, primo appuntamento pubblico dell’ultima giornata del viaggio apostolico in Francia: “Seguendo il suo esempio, la nostra responsabilità comune di donne e uomini religiosi, è quella di testimoniare che, al di là dei confini, è sempre possibile incontrarsi, stringere amicizia e costruire la pace”. “Dialogare non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità aprendosi alla diversità dell’altro”, ha ribadito Leone XIV citando Papa Francesco e Giovanni Paolo II.
“Un profondo desiderio di pace”. Il Papa ha sintetizzato così gli insegnamenti di Robert Schuman per l’Europa e il mondo di oggi. “Purtroppo oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa”, l’analisi di Leone XIV durante l’incontro a Metz “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”: “una nuova inutile strage, che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili”. E ancora oggi, come nel 1950, le parole contenute nella Dichiarazione Schuman rimangono attuali: “Il contributo che un’Europa organizzata e vivente può dare alla civiltà è indispensabile per mantenere relazioni pacifiche”. “È necessario impegnarsi in un dialogo paziente, mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace”, l’indicazione di rotta del Papa. “La ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo”, ha puntualizzato Leone; al contrario, come affermava Schuman, “la pace mondiale non può essere salvaguardata senza sforzi creativi proporzionati ai pericoli che la minacciano”, guardandosi però “dall’illusione del riarmo”.
Sono i giovani a dover “costruire l’Europa di oggi e di domani”, ha ribadito il Papa, sulla scorta di Robert Schuman, quando osservava: “Che questa idea di un’Europa riconciliata, unita e forte diventi d’ora in poi il motto per le giovani generazioni, desiderose di servire un’umanità finalmente liberata dall’odio e dalla paura, che reimpara, dopo troppo tempo di divisioni, la fratellanza cristiana”. “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”: “Non sottomettetevi alla logica della violenza e dell’oppressione. Amate la vita in ogni momento e non abbiate paura del futuro! Non abbiate paura di formare una famiglia, di generare figli, di difendere la dignità di ogni persona, dal primo istante nel seno della madre fino all’ultimo respiro. Non abbiate paura di lavorare instancabilmente al servizio del bene delle vostre comunità, anche attraverso l’impegno politico. Siate costruttori di comunità! E con voi, l’Europa, saldamente radicata, continuerà a fiorire e a ispirare il mondo intero”.