Giorgio Zanchini, conduttore e giornalista attento alle trasformazioni sociali nel nostro Paese, ripercorre vent’anni di inchieste a puntate che hanno caratterizzato la televisione della Rai, dagli anni ‘50 a fine anni ‘70, attraverso un ciclo di puntate dal titolo “RAInchieste” che si possono vedere su RaiPlay.
Inchieste firmate da grandi giornalisti o famosi registi, che si fecero cronisti di un’Italia in rapido cambiamento.
La prima puntata racconta un anno decisivo per la televisione italiana: il 1976, in cui inizia una nuova fase della storia della Rai e in particolare dell’informazione radiotelevisiva, perché si assiste al mutare della forma del notiziario televisivo così com’era sempre stato conosciuto, sin dalla prima edizione del 10 settembre 1952 dove vi era un unico telegiornale e una sola linea editoriale.
Il 15 marzo 1976, infatti, a seguito della cosiddetta “Riforma Rai” l’informazione “raddoppia”: da un unico telegiornale nascono il Tg1 e il Tg2.
La Rai si allarga e si duplica in due reti televisive distinte, Rete 1 e Rete 2, a cui si legano due redazioni giornalistiche per canale, il Tg1 e il Tg2.
In quell’anno nascono quindi due testate televisive e due radiofoniche, il Gr1 e il Gr2.
Fu quello un periodo di grande fermento per il giornalismo televisivo: con le nuove testate si moltiplicano anche le rubriche d’inchiesta che intesero sperimentare nuovi linguaggi per osservare la società e le sue aspirazioni: racconti filmati presi dalle realtà italiane
e internazionali, dal “tutto quanto fa spettacolo” sottotitolo di Tg2 Odeon ai ritratti d’autore di Tg2 Galleria e Tg1 Tam Tam.
In questa puntata di “RAInchiesta” molti gli spezzoni del periodo che va dal 1976 al 1978: in Tg2 Odeon scopriamo la lavorazione e il doppiaggio del film “Casanova” con il regista Federico Fellini ripreso sul set e un Angelo Branduardi che presenta la sua “La pulce d’acqua”.
Su Tg2 Galleria un interessante approfondimento sul lavoro degli operai all’interno del grande stabilimento Fiat di Torino.
Un programma, questo di Giorgio Zanchini, che permette di leggere, attraverso la televisione, quegli anni di grandi trasformazioni nel costume e nella società e di approfondire il mondo degli studenti e degli operai, il lavoro nelle fabbriche e di ritrarre soprattutto la fine degli anni Settanta e l’inizio di un nuovo decennio, che vide il passaggio da una dimensione fatta di sogni collettivi a quella chiusura nel privato, che viene definita in termini sociologici e culturali il “riflusso”.