Vittoria (Gloria Havery), diciassette anni, lascia la sua vita a Roma quando insieme al fratello Matteo viene iscritta al Liceo Helen Keller di Frascati. Una scuola ritenuta migliore per entrambi dalla loro mamma, dato che Matteo è autistico e Vittoria si trova a fare i conti con le fatiche del diventare grande e con un grave problema proveniente dal suo passato recente, con il quale prima o poi lei sarà costretta a confrontarsi. Questo il coinvolgente intreccio di “Tutto l’amore che resta”, serie di quattro puntate, in onda il martedì dalle 20.30, su Rai 1, fino al 20 ottobre e disponibile su RaiPlay.
Tornando all’intreccio, Vittoria nella nuova scuola conosce Stefano Fogli (Raoul Bova), preside impegnato a costruire una scuola inclusiva, una sfida complessa che, per il preside, nasce da un’esigenza familiare prima che professionale: il figlio Luca è affetto da una malattia rara. Così Stefano vuole costruire una scuola che sia per tutti gli studenti, disabili e no, uno spazio di relazione, crescita e confronto.
Vittoria all’inizio non accetta di buon grado il trasferimento nella nuova scuola, tra la paura di perdere la sua vecchia vita a Roma e il sentirsi messa in secondo piano dalla mamma rispetto al fratello. Tuttavia, con il passare dei giorni Vittoria inizia a integrarsi nel nuovo contesto scolastico: tra nuove amicizie, primi amori e vecchie ferite, sarà costretta a mettere in discussione se stessa e i propri pregiudizi, fino ad arrivare ad aiutare nel quotidiano Ambra, sua compagna di classe con una grave disabilità congenita.
“Tutto l’amore che resta” colpisce particolarmente proprio perché mette in campo, anche se per finzione, un nuovo progetto di scuola, nel quale non c’è un numero massimo di studenti e studentesse con disabilità o con fragilità da accettare. Piuttosto, al Liceo Keller ogni persona cresce sentendosi accolta e al sicuro come viene detto nel film.
Così, in questa scuola particolare accade che perfino adolescenti detenuti in un carcere minorile, ma ammessi alle misure alternative, facciano da guida a una compagna cieca, nella preparazione professionistica per gare di atletica, o che facciano ritrovare ad altri la voglia di vivere.
Non sappiamo se il nuovo progetto di scuola innovativa possa essere messo completamente in pratica nella realtà. Tuttavia, l’idea di fondo per una scuola che accolga e valorizzi ogni persona, pensiamo debba essere sempre in cima alle agende di chi lavora nella scuola e a favore delle nuove generazioni. Ad ogni livello.
La nuova serie, diretta da Andrea Rebuzzi, è coprodotta da Rai Fiction e Fabula Pictures.