Sabato 24 ottobre alle 18, nella Serra del Parco Storico di Levico Terme, L’associazione culturale La Bella Stagione ospita un appuntamento con lo storico Carlo Spartaco Capogreco, tra i maggiori studiosi italiani della persecuzione antiebraica, in dialogo con lo storico e curatore di “Storie contese” Gustavo Corni a partire dal volume I campi di Salò. Internamento ebraico e Shoah in Italia (Einaudi storia), un’opera destinata a segnare gli studi sul ruolo dell’Italia fascista nella deportazione degli ebrei.
L’incontro affronta un tema centrale per la missione stessa del format “Storie Contese”: interrogare i territori più controversi della memoria pubblica, e confrontarsi con quelle pagine della storia che chiedono di essere comprese e discusse. In questo senso il lavoro di Capogreco rappresenta un contributo fondamentale, perché restituisce visibilità a una realtà a lungo marginalizzata nel racconto nazionale: l’esistenza di una fitta rete di campi di internamento istituiti dalla Repubblica Sociale Italiana dopo l’8 settembre 1943.
Professore ordinario di Storia contemporanea all’Università della Calabria e autore di studi considerati imprescindibili sull’internamento fascista, Capogreco ha dedicato oltre vent’anni a una ricerca condotta negli archivi di tutta Italia, offrendo una ricostruzione sistematica e documentata di ciò che accadde nei territori controllati dalla Repubblica di Salò. Il libro presentato nasce da una domanda decisiva: quale fu il ruolo delle autorità italiane nella persecuzione degli ebrei e nel processo che portò alla loro deportazione nei campi di sterminio nazisti?
La risposta passa attraverso una data spesso assente dalla coscienza collettiva: il 30 novembre 1943, quando il ministro dell’Interno della RSI Guido Buffarini Guidi emanò l’ordinanza di polizia n. 5, destinata a cambiare radicalmente il destino degli ebrei presenti nei territori della Repubblica Sociale. Il provvedimento dispose l’arresto degli ebrei, la confisca dei loro beni e il loro internamento in appositi campi provinciali. Fu l’inizio di una nuova fase della persecuzione, quella che collegò direttamente gli apparati dello Stato fascista repubblicano al progetto di deportazione attuato dalla Germania nazista.
La grande novità del lavoro di Capogreco consiste proprio in questa ricostruzione territoriale complessiva. Per la prima volta viene censita e localizzata l’intera galassia dei campi provinciali sorti nelle aree centro-settentrionali del Paese: una rete composta da caserme, scuole, alberghi, colonie, ville, istituti religiosi ed edifici adattati all’emergenza, disseminati in decine di province. Una mappa che rende evidente quanto il sistema dell’internamento fosse capillare e radicato negli apparati amministrativi italiani.
Questi luoghi non furono semplici episodi marginali. Come emerge dalla ricerca, costituirono gli ingranaggi di un meccanismo più vasto, collegato al campo di Fossoli e ai successivi trasporti verso Auschwitz e gli altri luoghi dello sterminio. I campi provinciali contribuirono infatti in misura significativa al sistema delle deportazioni dall’Italia.
Particolarmente rilevante è il modo in cui il volume supera interpretazioni schematiche e autoassolutorie. Attraverso documenti, testimonianze e fonti archivistiche, Capogreco mostra il coinvolgimento concreto di prefetture, questure, amministrazioni locali, corpi di polizia e strutture dello Stato repubblicano fascista. Una ricostruzione che rafforza la consapevolezza delle responsabilità italiane nella Shoah e contribuisce a colmare una lacuna storica ancora oggi poco conosciuta dal grande pubblico.