La santità si costruisce nella vita di tutti i giorni, tra impegni da conciliare, relazioni da coltivare e difficoltà da affrontare insieme. È il filo conduttore he ha animato la sesta Festa diocesana della famiglia sabato 17 ottobre a Mori, nell’ambito della Visita pastorale dell’arcivescovo Lauro Tisi alla Zona pastorale della Vallagarina.
Organizzata dall’Area Annuncio e Sacramenti dell’Arcidiocesi di Trento, attraverso il Servizio famiglia, in collaborazione con la Zona pastorale e il Comune di Mori, la festa ha avuto come titolo “Santi stra-ordinari”, ispirandosi all’invito rivolto da papa Leone XIV ai giovani durante il Giubileo dello scorso anno: “Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate…”.
Nel pomeriggio, salutando le famiglie riunite all’oratorio di Mori – in tutto il tempo della Festa sono ruotate non meno di duecento persone -, l’arcivescovo Lauro Tisi ha proposto una riflessione sul valore delle relazioni familiari, a partire da un’immagine molto concreta: l’agenda degli impegni quotidiani. “È bellissimo vedere come la famiglia sia ‘costretta’ dalla vita delle persone a modificare la propria agenda”, ha osservato don Lauro. “Se non si modifica l’agenda non c’è amore, perché dove non si modifica l’agenda c’è la solitudine di uno che decide solo per se stesso”.
Da qui una seconda immagine, quella della sarta capace di recuperare e trasformare anche un vestito logoro. “Mi piace pensare alla famiglia che, oltre a modificare le agende, ha anche l’attitudine della sarta che sa cucire, sa rimettere in campo un vestito logoro, sa far diventare bello magari un abito che sembrava da buttare”.
Un’immagine che il vescovo ha ulteriormente sviluppato richiamando anche una recente visita al Mart di Rovereto, dove ha potuto ammirare opere d’arte realizzate con materiali di recupero. Così, ha suggerito, accade anche nelle famiglie, chiamate a diventare “sarti e sarte che prendono la vita così com’è, con le agende modificate e con i pezzi di scarto e un po’ malmessi, e creano l’opera d’arte”.
Un invito a riconoscere la bellezza della vita familiare non nell’assenza di fatiche o imperfezioni, ma nella capacità di accogliersi, adattarsi e ricominciare, trasformando anche le fragilità in occasioni di crescita.