La missione è uno dei pilastri fondamentali della vita della Chiesa, è qualcosa che appartiene alla sua stessa natura. La Chiesa nasce missionaria ed è sempre missionaria: Cristo attraverso di essa desidera incontrare ogni uomo, mostrargli finalmente il tanto desiderato volto di Dio. Tutto ciò avviene attraverso le nostre povere persone, e in particolare attraverso la comunione che viviamo nella Chiesa.
“Uno in Cristo, uniti nella missione”: è Cristo che ci unisce, e che usa questa nostra unità per bussare al cuore delle persone che ci incontrano.
Sono missionario a Taiwan, dove la fraternità sacerdotale a cui appartengo (Fraternità San Carlo Borromeo) è presente da 25 anni con una piccola comunità di sacerdoti. Tra i compiti principali che abbiamo, c’è anche l’insegnamento della lingua italiana nel dipartimento di lingue dell’università cattolica di Taipei. L’insegnamento è per noi una grande occasione missionaria: il 99 percento dei nostri studenti non sono cattolici, alcuni vengono da esperienze religiose orientali, altri semplicemente non credono in niente. Da diversi anni, i nostri sacerdoti propongono anche una comunità aperta a tutti gli studenti dove mettere a tema le grandi domande della vita, condividere il tempo, le fatiche, lo studio, le vacanze. Dalla partecipazione a questo gruppetto di amici, nel tempo alcuni ragazzi si sono avvicinati alla fede cattolica, fino a chiedere di ricevere il Battesimo. Tra questi c’è Emilia, ai tempi giovane studentessa di italiano, oggi sposata e insieme al marito molto attiva in parrocchia. Altri, come Valeria, pur rimanendo molto legati agli amici della comunità, per varie ragioni non hanno voluto compiere questo passo. Nel tempo diversi sacerdoti si sono alternati alla guida della comunità degli studenti, qualcuno è tornato in Italia, qualcuno ha assunto altri incarichi. È rimasta però la fedeltà nell’amicizia con chi è passato per essa, segno della fedeltà di Dio, che non abbandona mai le persone che si avvicinano a Lui.
Due anni fa a Valeria hanno diagnosticato un tumore molto aggressivo alla pelle. Purtroppo tutte le cure affrontate nel periodo successivo non sono state sufficienti, con il tumore che velocemente si è esteso a tante altre parti del corpo. In questo tempo, Emilia e i vari sacerdoti suoi amici le sono stati vicino con la loro amicizia e preghiera, soprattutto negli ultimi mesi quando il peso della malattia si è fatto insopportabile. Due settimane fa Valeria ha deciso di interrompere le cure e passare alle terapie palliative. Emilia è andata a trovarla una sera. Mentre parlavano, a un certo punto, con la sua tipica schiettezza, le dice: “Valeria, vuoi ricevere il Battesimo? Così dopo la morte saremo sempre insieme in Paradiso”. Valeria la guarda e con altrettanta semplicità le risponde: “Sì, lo voglio!”. Due giorni dopo al Battesimo erano presenti don Simone, la mamma di Valeria, Emilia, e collegati dall’Italia sacerdoti e amici che in passato erano con noi a Taiwan. Davanti all’orrore della morte, si è imposta la luce di Cristo, riflessa sul volto della nostra amica, finalmente in pace nel Suo abbraccio. Cristo trova tanti modi per avvicinarsi al cuore delle persone, uno dei più belli è proprio questo: l’amicizia e l’unità di coloro che Gli sono amici, una compagnia nella quale la porta è sempre aperta e da dentro risuona l’invito: vuoi venire anche tu?