In “Un anno” i legami del tempo

Un particolare dell’immagine di copertina di “Un anno” di Bernadette Gervais (L’Ippocampo, 2026)

Una finestra, un tavolo, un bambino, un gatto, il paesaggio delle stagioni e il lento mutare delle cose. Le ventiquattro immagini che compongono “Un anno” (B. Gervais, L’Ippocampo; dai 3 anni) raccontano senza le parole il tempo che separa un compleanno dall’altro. Come tutti i silent book di qualità, questo libro non è senza voce, non rinuncia alla narrazione, ma affida alle immagini il potere di crearla. È poi il lettore che, riconoscendo i cambiamenti, cogliendo i dettagli, ricostruisce i legami tra le diverse aperture e la storia prende forma nello spazio mentale che si crea fra un’immagine e la successiva. La scelta formale più significativa di questo albo è la ripetizione della stessa inquadratura: finestra, tavolo e paesaggio rimangono fissi e riconoscibili, mentre cambiano gli oggetti, i colori, le condizioni atmosferiche e le tracce della vita quotidiana che stanno loro intorno. La stabilità dello spazio rende così percepibile il movimento del tempo e la ripetizione non è monotonia, ma condizione necessaria perché il cambiamento acquisti significato. La finestra diventa così una soglia narrativa che mette in relazione il dentro e il fuori, il tempo naturale delle stagioni, quello biografico della crescita e quello quotidiano, fatto di giochi, oggetti e piccoli avvenimenti. Il lettore può affacciarsi su questo mondo come se fosse il bambino protagonista, la cui presenza si intuisce senza essere mostrata.

Attraverso elementi semplici e familiari, Gervais invita a soffermarsi non tanto su ciò che accade, quanto su ciò che cambia e l’albo diventa così un’occasione di educazione all’immagine: guardare non significa soltanto riconoscere gli oggetti, ma scoprirne le relazioni.

Questo non è un libro divulgativo, né un libro “elenco”, né una storia tradizionale, ma una sintesi di tutti. Un libro che può spiazzare chi cerca una trama con un’evoluzione e una conclusione, ma la cui riuscita è data dalla ricchezza delle variazioni e dal confronto fra ciò che ritorna e ciò che cambia. Il lettore, bambino o adulto che sia, non può esserne destinatario passivo, ma interprete attivo, libero di costruire significati personali entro le possibilità offerte dalle immagini. Un albo sul tempo e sull’arte di osservare, capace di rinnovare la propria narrazione attraverso il diverso sguardo di ogni bambino e di ogni adulto che lo prende in mano

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