la notizia
In appena 48 ore la nuova sede della redazione di Vita Trentina al Polo culturale “Vigilianum” è stata resa operativa venerdì 20 luglio: scrivanie e scatoloni, microfoni e computer, faldoni della segreteria e foto di archivio sono stati trasferiti. “È evidente che la presenza di Vita Trentina – osserva il delegato vescovile don Andrea Decarli – rappresenta un’ulteriore opportunità perché questo Polo diocesano possa svolgere la sua funzione di dialogo e di ricerca, in un’apertura alla città e alle sue realtà culturali”.
(da Vita Trentina del 26 luglio 2018)
Ripercorrendo la lunga storia di Vita Trentina anche attraverso la lettura dell’interessantissimo libro di Paolo Pombeni che l’analizza “nello specchio” delle trasformazioni avvenute in quest’ultimo secolo, merita soffermarsi su un passaggio che può forse apparire marginale, ma non lo è. Rivela che il ruolo del settimanale diocesano è più ampio di chi lo vorrebbe solo organo di informazione ecclesiale: ha la funzione di “ponte” e di interscambio fra realtà civile della comunità e realtà “interna” del popolo di Dio, anch’essa dalle radici profonde ma dai rami diversificati.
Il momento di passaggio si può trovare nel 1979 quando la sede “storica”della redazione fu trasferita da Via Torre Vanga, 1 all’edificio denominato “Casa San Paolo” in via San Giovanni Bosco, a due passi dalla Curia arcivescovile. In una stagione di rinnovamenti che Diocesi e settimanale avevano affrontato con coraggio conciliare, il trasferimento avvenne in seguito ad un cortocircuito che provocò un incendio in via Torre Vanga, ma Gottardi ne approfittò per riunire tutto il settore delle comunicazioni sociali sotto un unico tetto. Il cambio fu presentato come una razionalizzazione funzionale, ma molti lo interpretarono come la volontà di un accentramento vescovile, per un controllo più stretto del giornale. Non fu così. Anzi, in quegli anni Cristelli fece la scelta (con l’approvazione del Vescovo) di poter contare su giornalisti professionisti, non volontari collaboratori. Scelta impegnativa, anche sotto il profilo dei costi, che don Vittorio fece con determinazione, non solo perché egli ricopriva, in quegli anni di grande fermento per la stampa trentina (con Piero Agostini, Luigino Mattei e Gianni Faustini) incarichi di livello nazionale nell’Ordine e nel Sindacato.
Al di là dell’equità sindacale, Cristelli la motivava col fatto che i redattori di Vita Trentina dovevano sentirsi giornalisti alla pari con quelli della testate laiche, per muoversi a tutto campo nell’arcipelago già divisivo della politica, nelle istituzioni, nella stessa realtà ecclesiale che affrontava il difficile “dopo Concilio”. Come il settimanale di Delugan negli anni del fascismo era stato, al pari dell’Osservatore Romano, una delle pochissime voci capaci di trasmettere notizie che censure e veline ministeriali nascondevano, il giornale di Cristelli nella nuova sede ribaltava ora i timori sui condizionamenti “politici” indiretti che potevano deviarne vocazioni e motivazioni,diventava più credibile nei suoi messaggi.
E così da un lato la redazione di giornalisti laici poté portare nella società civile trentina la visione cristiana di umanesimo integrale, di impegno per la pace, rispetto ai condizionamenti del potere e del consumismo pervasivo (erano gli anni degli Euromissili, della minacciosa intesa mondiale della “Trilaterale”, della prima frattura fra Paesi ricchi e Paesi impoveriti); dall’altro lato, essa riuscì a farsi veicolo presso gli ambienti diocesani delle incertezze, dei fermenti, delle attese “dal basso” della società civile, investita da crisi che le proteste giovanili di questi giorni mostrano non ancora risolte. Fu appunto un ruolo di “ponte” quello di Vita Trentina.
Non a caso la Diocesi tridentina, con l’arcivescovo Gottardi, fu la prima in Italia ad avviare una Pastorale della famiglia, non a caso sostenne i movimenti di pace che ebbero in padre Alex Zanotelli un testimone esemplare a livello internazionale, non a caso le riflessioni di don Dante trovarono ascolto ed eco anche in sacerdoti e laici “fuori” dalla parrocchia di San Pietro e dal Punto d’Incontro… Erano fermenti dal basso che Vita Trentina convogliava attraverso i suoi redattori verso le istituzioni, così come diffondeva fra i suoi lettori delle parrocchie i messaggi per rafforzarne l’impegno civico, di cittadinanza.
Anche monsignor Gottardi, attento lettore di tutta la stampa di Trento e Bolzano ed interlocutore preciso dei giornalisti (li chiamava spesso per commentare e discutere ciò che avevano scritto) era consapevole di questo ruolo del settimanale diocesano, tanto che egli non solo sostenne fino all’ultimo l’autonomia di don Cristelli alla direzione, ma tenne sempre saggiamente distinte le figure del direttore del settimanale e dell’”addetto stampa” del Vescovo, proprio per i ruoli diversi che devono interpretare.
In questa prospettiva è forse possibile suggerire anche il più recente trasferimento di sede di Vita Trentina, nel 2018, da via San Giovanni Bosco a via Endrici, presso il Vigilianum. Si tratta del Polo culturale promosso da mons. Luigi Bressan e sostenuto a suo tempo anche dal terzo direttore del settimanale, don Agostino Valentini. Anche questa nuova sede, dedicata, con la sua aula magna, a sempre più frequenti occasioni di dialogo con interlocutori laici, con aule di studio e lettura aperte a tutti, racchiude una prospettiva più ampia, ben oltre un utilizzo razionale degli spazi. Con la sua vicinanza al Collegio Arcivescovile sembra segnalare la consapevolezza che oggi una delle più urgenti e delicate frontiere che si aprono (riaprono?) per la società e per la Chiesa è quella della cultura e anche della scuola, in un mondo diventato terra di saccheggio e razzia per i mercati speculativi e gli algoritmi artificiali gestiti dai nuovi boiardi dei media, con i pericoli richiamati dall’enciclica “Magnifica Humanitas”. Assieme alla famiglia sono l’adolescenza e la scuola le nuove frontiere di impegno che attendono, assieme a tutti gli uomini di buona volontà, Vita Trentina nella dialogante sede del Vigilianum, proprio di fronte al Collegio Arcivescovile.