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Dopo lo “sbarco” nella rete, le valutazioni dell’esperienza

Facebook da preti

Nostra inchiesta fra i sacerdoti trentini che usano i social media: “La rotta digitale non sostituisce il rapporto umano”.

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Nostra inchiesta fra i sacerdoti trentini che usano i social media: “La rotta digitale non sostituisce il rapporto umano”

L'incontro degli operatori della comunicazione a Rovereto. Foto Zotta.

Ci sono piazza III Novembre ad Arco, la frazione di San Bernardo di Rabbi e località Pintarei in Val dei Mòcheni; ma ci sono anche i profili Facebook, Instagram, Twitter e le chat di Whatsapp. Don Walter Sommavilla, don Renato Pellegrini e don Daniele Laghi le frequentano entrambe: le piazze “fisiche” dei loro paesi, il cuore pulsante delle comunità che sono stati chiamati a guidare, e quelle virtuali dei social network. Sono attivi online da anni, ricevono riscontri positivi dai parrocchiani giovani e anche da quelli anziani: diverse generazioni trovano in ciò che pubblicano spunti di riflessione e momenti di condivisione comunitaria.

E non sono gli unici. Secondo la ricerca “Churchbook”, presentata nel 2014 dall'Università Cattolica e da quella di Perugia, il 20% del clero e dei religiosi italiani ha un profilo Facebook, con punte del 60% tra i seminaristi. Un utilizzo sempre più diffuso che, parola dei nostri intervistati, riesce a lasciare il segno, magari toccando con messaggi importanti anche quelle persone che non frequentano fisicamente le chiese. C'è però il rischio concreto di essere fagocitati nel vortice di “like” e condivisioni, incappare nelle fake news, “fare del male a qualcuno senza nemmeno accorgersene o essere male interpretati”, come fa notare don Daniele Laghi, molto presente sui social, oggi in “pausa di riflessione” dopo aver cancellato i suoi due profili Facebook (10 mila amici in totale) e aver detto addio ai 7.700 follower di Twitter e ai 7000 di Instagram.

Don Renato Pellegrini

Don Renato Pellegrini

Don Renato Pellegrini

Ogni domenica posto un commento ad una frase del Vangelo”

Come per la gente comune, i profili online dei religiosi rispecchiano la personalità di chi li ha creati e li anima giornalmente. Don Renato Pellegrini, da 30 anni parroco in Val di Rabbi e nelle parrocchie della bassa Val di Sole, pubblica foto e testi da sei anni. Ha iniziato con interventi sporadici, mentre oggi non passa giorno in cui non scriva qualcosa sulla sua bacheca, ottenendo come minimo 50 “like” dai suoi 2400 “amici”. “Di solito lo faccio dopo cena, poco prima di mezzanotte. Durante la settimana propongo riflessioni anche non propriamente religiose, mentre la domenica posto una frase del Vangelo e il suo commento”, racconta Pellegrini che da questa settimana cura la Parola per il nostro settimanale.

Molto apprezzate anche le sue foto, che ritraggono luoghi solandri, come il monte Sole, il lago dei Caprioli o di Tovel. “Me le manda la signora Enrica, sono belle da usare come sfondo delle mie riflessioni”, ammette. Da “S.Martino del Carso” di Ungaretti a Nietsche e Plutarco: ogni spunto può essere buono per dare vita a un dibattito, purché sia rispettoso. “Rifuggo la polemica. L'unica volta che sono stato attaccato è stata su un post che riguardava l'accoglienza degli stranieri. Quando ho visto la piega che prendeva, ho lasciato perdere”.

Don Walter Sommavilla

Don Walter Sommavilla

Don Water Sommavilla

“ Il mio imperativo è essere discreto e delicato”

Stessa strategia ha scelto don Walter Sommavilla, dal 2014 parroco di Arco, su Facebook e Instagram – il social dedicato specificatamente alle fotografie - da un anno e mezzo. “Se vedo qualcosa di offensivo, cancello anche l'amicizia di chi l'ha scritto. Sul mio profilo non posto cose prive di significato – della serie, “buonanotte” o cosa ho mangiato a cena -, bensì solo parole che tocchino la mente. Il mio imperativo è essere discreto e delicato”.

I social per don Walter e don Renato, in sostanza, sono un'appendice della parrocchia: “La rotta digitale va presidiata, perché è un modo di stare nella cultura liquida, consapevoli che non sostituisce il contatto umano”, concordano i due parroci. Sono consapevoli che l’Arcivescovo monsignor Lauro Tisi, non sia un grande sostenitore di tweet e post - “lui ama l'incontro personale”, ammette il prete solandro – ma sa anche che una presenza coscienziosa può fare bene alla fede”.

Don Daniele Laghi

Don Daniele Laghi

Don Daniele Laghi

“La Chiesa virtuale va poi riportata al reale”

Una Chiesa virtuale che poi va riportata nel reale”, sottolinea don Daniele Laghi, parroco in Val dei Mòcheni. Fino a quest'estate era probabilmente tra i religiosi più famosi in internet, autore di prese di posizione anche forti su Twitter e protagonista, suo malgrado, di alcuni video virali su Facebook (nelle cronache sono rimbalzate parecchio le sue proteste durante la sesta gara di finale scudetto di basket tra Trento e Milano), oltre che di gioiose dirette dall'albergo Corona di Sant'Orsola. Poi il “pentimento” e la decisione di allontanarsi almeno provvisoriamente dai social. “Sono un po' stufo di un luogo dove si dice tutto e il contrario di tutto. Non ho avuto pressioni dall'esterno, ma mi sono reso conto che comunque la mia vita on line assorbiva tempo ed energie. Poi riconosco che a volte si può anche esagerare”.

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