Una firma per il clima
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L’industria del turismo promuove l’idea che ognuno di noi è invincibile e in grado di fare qualsiasi cosa, anche senza nessun tipo di preparazione

Viaggiare meno viaggiando meglio. Riflessioni sul turismo “greenwashed”

Negli ultimi anni, sempre più multinazionali e catene che operano in differenti settori, da quello dell’abbigliamento all’alimentare (così come molti altri), hanno adottato strategie di marketing che ammiccano all’ambientalismo e alla sostenibilità. Infatti, l’essere “eco-friendly”, soprattutto nella classe medio-alta della società, si è affermato sempre più come status symbol. Ma spesso, sfortunatamente, è un’illusione.

Parole chiave: clima (297), turismo (972)
Turismo e viaggi alla Cop24

Eccoci alla Conferenza ONU sul Clima (COP24), ad una delle numerose conferenze che giornalmente vengono proposte dai vari enti ospiti dell’evento che si tiene a Katowice in Polonia. Quello di oggi porta il titolo: “Azione climatica nel settore del viaggio e del turismo”. 

Entrando, è inevitabile accorgersi della tensione presente in sala. Pochi minuti dopo, Gloria Guevara Manzo, la presidente del Consiglio per il Turismo che si occupa del turismo e di viaggi a livello mondiale, inizia a parlare.  

“We care”, ci interessa, lo abbiamo a cuore, esordisce. Ma che cosa? L’ambiente? I profitti? Non era molto chiaro il soggetto di tale dichiarazione. Seguono 20 minuti di interessantissime e utilissime informazioni circa il numero di partecipanti al consiglio, quando è stato fondato, e quanto loro come consiglio abbiano un impatto nello sviluppo del turismo e del mondo in generale.  

Poi, spunta la domanda: “Come far sì che più gente viaggi?”. In poche parole l’obiettivo centrale per il futuro del consiglio è far sì che più più persone viaggino, in modo più sostenibile e in maggiore sicurezza (casualmente aumentando il profitto). Infatti, Gloria Guevara Manzo, ha ribadito il grande potenziale dell’industria del turismo: crea numerosi posti di lavoro e un grande profitto dal punto di vista economico (si, principalmente per le grandi multinazionali). 

Wow! Impressionante, sconvolgente. Come abbiamo fatto a non pensarci prima? A non accorgerci che la soluzione all’intera crisi a livello mondiale era in realtà a portata di mano, davanti alla punta del nostro naso? E, soprattutto, che alla fine è così semplice trovare soluzione sostenibile per un settore che, in realtà, ha uno degli impatti maggiori sul piano ambientale e culturale, sia a livello locale che globale. 

Il discorso di Gloria Guevara Manzo sembrava perfettamente confezionato: la presentazione, l’esposizione, il tono ottimista e il sorriso smagliante da “tutto sta andando splendidamente”. Sinceramente, dal punto di vista del contenuto sembrava una semplice accozzaglia di slogan, più che un discorso organico che volesse effettivamente comunicare qualcosa. Sorgeva quindi spontanea la domanda: Ma in questo evento, si parla effettivamente di prendere in mano la situazione e agire o di aumentare i profitti? 

La risposta non ha tardato a arrivare. Istanti dopo hanno iniziato a parlare anche gli altri partecipanti alla conferenza. Michael Gill, direttore dell’ATAG (Air Transport Action Group), una compagnia aerea, incomincia nervosamente il suo intervento. “Investiamo moltissimo nella ricerca per le energie alternative!”, inizia. Prosegue descrivendo l’estrema importanza dello sviluppare fonti energetiche alternative e, soprattutto, e annuncia  l’intenzione dell’ATAG di ridurre dell’80% le emissioni (entro quando però non si sa).

Conclude con l’iconica frase: “La verità, è non essere mai abbastanza ambiziosi”. 

Sì, decisamente non siete abbastanza ambiziosi. 

Spulciando il sito della compagnia aerea, infatti, l’unica menzione che siamo riuscite a trovare rispetto a quanto dichiarato da Michael Gill è che proveranno “a ridurre del 50% le emissioni entro il 2050”. Altre organizzazioni e imprese puntavano ad avere emissioni 0 entro la stessa data. Sì, forse decisamente dovreste puntare un po' più in alto.

Daniella Foster era la seconda ospite del side event. Lavora come  Senior Director, Global Corporate Responsibility, ovvero come responsabile, per la nota catena di alberghi Hilton. 

Ci delizia con un discorso perfettamente strutturato, sottolinea l’importanza dell’azione collettiva edella necessità di una crescita sostenibile. “Questo (muoversi verso la sostenibilità) è un viaggio. Ed è qualcosa che porterà a un’azione collettiva e ad un maggiore sviluppo di coscienza.” 

Sì, direi che siamo tutti d’accordo a riguardo, sono pensieri e frasi bellissime, d’effetto. Ma pensiamo un attimo a chi effettivamente ci sta invitando a sviluppare una coscienza rispetto alla tematica dei cambiamenti climatici e iniziare un’azione “collettiva”.

Una catena internazionale di hotel, che solo nel 2015 ha avuto un fatturato di oltre 2,83 miliardi di dollari. Una catena alberghiera che giornalmente soppianta e ruba guadagni ai proprietari di attività locali e che si rivolge principalmente alle classi sociali più abbienti. 

Quindi, cosa intende esattamente Danielle Foster come azione collettiva? Dei suoi clienti? Di tutti? 

Non sono, forse, tutte queste belle parole finalizzate più che altro a migliorare l’immagine dell’Hilton? 

Negli ultimi anni, sempre più multinazionali e catene che operano in differenti settori, da quello dell’abbigliamento all’alimentare (così come molti altri), hanno adottato strategie di marketing che ammiccano all’ambientalismo e alla sostenibilità. Infatti, l’essere “eco-friendly”, soprattutto nella classe medio-alta della società, si è affermato sempre più come status symbol. Ma spesso, sfortunatamente, è un’illusione. Un esempio evidente è rappresentato dalla nota catena McDonald’s.

L’inconfondibile brand, infatti, ha iniziato negli ultimi anni a proporre sempre più insalate, panini vegetariani o vegani, assumere chef famosi a testimoniare per la qualità e bontà dei loro prodotti. 

Soprattutto, però, ha iniziato a decorare l’interno dei suoi locali con colori che mentalmente vengano associati alla genuinità e naturalezza dei piatti offerti: verde bosco, legno. Che assicurino al cliente anche solo con uno sguardo quanto siano sostenibili e impegnati per le cause ambientali.  

La stessa tattica è utilizzata anche da altri famosi brand, quali Nestlè, o nel caso dell’abbigliamento quali Burberry, Adidas, Puma. Perché essere sostenibile è cool. Soprattutto se per risaltare la qualità dei prodotti offerti puoi alzare i prezzi e i profitti alle stelle. 

Una seconda domanda che sorge spontanea assistendo ad una conferenza dove generalmente sono presenti multinazionali o aziende molto grandi: Come può una multinazionale o azienda molto grande essere sostenibile? E come può aumentare il numero di turisti (e non viaggiatori, perché di viaggiatori veri in questa conferenza non si è proprio parlato) essere sostenibili? Ed è veramente così necessario viaggiare continuamente?

All’evento ad esempio era presente anche il rappresentante di una grande agenzia che si occupa di organizzare spedizioni nella catena montuosa himalayana. Immaginiamo che tutti almeno una volta nella vita abbiano sognato di fare un trekking o per lo meno visitare l'Himalaya. Si tratta di una catena montuosa che ti fa confrontare con la piccolezza dell’essere umano nei confronti della potenza della natura. Un luogo che suscita un connubio di spiritualità, stupore e timore. Un luogo inesplorato e selvaggio. 

Ecco, la triste realtà è che luoghi come l'Himalaya, così come altri splendidi paradisi della Terra, sono sempre più a rischio a causa del sempre maggior numero di turisti che lo visitano annualmente e che alterano sia la specificità culturale che gli equilibri naturali del luogo.  

É meraviglioso il fatto che nella nostra epoca sempre più persone abbiano la possibilità di spostarsi, conoscere, esplorare. Ma bisognerebbe anche comprendere che non tutti i posti sono adatti a tutti.  

L’industria del turismo promuove l’idea che ognuno di noi è invincibile e in grado di fare qualsiasi cosa, anche senza nessun tipo di preparazione. 

Per viaggiare, veramente, le persone dovrebbero sviluppare coscienza e umiltà. Caratteristiche non tanto apprezzate nella nostra società contemporanea, poiché alla fine, per essere un turista, ti basta avere i soldi per pagare gli innumerevoli e superflui servizi. Essere turista diventa un’azione passiva, in cui la persona si fa trasportare da un posto all’altro, per cercare di sentire qualcosa, di provare qualche forma di emozione, lontano dalla solita routine.  

Ma in realtà, nella maggior parte dei casi, per quanto possa essere lontano da casa, dal lavoro e dalle preoccupazioni, il pensiero ritorna sempre lì, a tutti i problemi lasciati a casa, a tutto quell’insieme di emozioni negative che si è tentato di scacciare. Quando si viaggia, invece, si viaggia con la mente, con lo spirito e con il cuore. La mente è occupata a percepire gli innumerevoli stimoli provenienti dal mondo, ad accogliere le innumerevoli esperienze che capitano, positive e negative che siano.  

Quello che è necessario per essere sostenibili, davvero, è viaggiare meno ma viaggiare meglio. Èviaggiare per cercare e apprezzare ciò che è differente, più che ciò che ci è familiare. Aiutare le imprese turistiche locali, i servizi locali, per finanziare l’economia e lo sviluppo locale. 

È andare più piano, viaggiare più piano. Apprezzare i singoli momenti. E soprattutto, ricordarsi che l’importante non è i collezionare migliaia e migliaia di km che si fanno in un anno, ma godere degli incontri che lungo il viaggio si fanno, e apprezzare e conoscere a fondo i luoghi che si vivono. 

Cerchiamo di essere più esploratori e meno passeggeri. 

Roberta Pisani e Veronica Wrobel

Viaggiare meno viaggiando meglio. Riflessioni sul turismo “greenwashed”
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