Davanti a chi ci inginocchiamo?

I lettura: Deuteronomio 8,2-3.14b-16a;

II lettura: 1Corinzi 10,16-17;

Vangelo: Giovanni 6,51-58

“L’unione fa la forza” ci hanno insegnato. La divisione, invece, provoca debolezza. L’avevano intuito già gli antichi romani che inventarono quel piccolo proverbio di due sole parole: “divide et impera”: dividi le persone, separale, disgregale, e allora sarà facile dominare su di loro. Noi non abbiamo nessuna smania di dominare su chissà chi: ci basta sapere che possiamo guardarci negli occhi senza diffidare gli uni degli altri, stringerci la mano con naturalezza e sentir passare una corrente di fraternità, camminare insieme con il piacere di non essere soli. Ci basta. Questo ci dà l’Eucaristia. “Poiché vi è un solo pane, noi, benché molti, siamo un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane”. Quando vi partecipiamo, ci ritroviamo diversi per età, per provenienza, perché tra noi non ve n’è uno eguale all’altro, ognuno con la sua testa, le sue idee e le sue opinioni. Ma abbiamo bisogno di trovarci uniti perché le differenze – da sole – fanno trionfare l’individualismo, e l’individualismo è una droga che indebolisce, rovina e uccide. Noi abbiamo bisogno di credere che quello che ci unisce è più grande, è più forte di quello che ci divide. E grazie a Dio, grazie a Gesù Cristo, questo è possibile: “Poiché vi è un solo pane, noi benché molti, siamo un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane”. Quel pane – lo sappiamo – è Gesù, è l’Eucaristia. Questa festa dal nome antico e latino – Corpus Domini – è caratterizzata da una processione: la processione del Corpus Domini, appunto. Cosa vuol significare? Perché la si fa? Perché Gesù cammina con noi nella vita, tutti i giorni, che lo sappiamo o meno. In certi paesi del Trentino, in questa occasione, c’è ancora il costume di decorare le strade con rami o alberi di maggiociondolo, tagliati dai boschi; qua e là ci sono ancora bambini di Prima Comunione che camminando spargono petali di fiori davanti al Santissimo, cioè al passaggio di Gesù. A volte accade che si organizzano le cose per bene e poi proprio quel giorno piove… e allora non se ne fa niente… Ma non importa: sia col sole che con la pioggia, quel Dio in cui crediamo – e che ha il volto di Gesù – cammina con noi nella vita. L’Eucaristia, che ogni domenica celebriamo nelle nostre Comunità, è sosta, è fare tappa con Gesù: è verificare con lui se la strada è giusta oppure no, e Gesù ci dà ogni volta la carica per riprendere il cammino. Oh, lui è sempre con noi, sia chiaro, anche nei giorni dal lunedì al sabato: ma siccome è un compagno molto discreto che non si fa notare, accade che noi non ce n’accorgiamo; ma quando arriva l’Eucaristia della domenica, allora sì: è questione di furbizia dare il primo posto a Gesù Cristo. Furbizia perché pretendere di conoscere la strada senza di lui, e camminare speditamente senza la sua forza, sarebbe da sciocchi, da irresponsabili.

Davanti a quel pane consacrato che è Gesù stesso (e che il linguaggio tradizionale chiama il “Santissimo”) ci hanno insegnato a piegare il ginocchio, o almeno ad inchinarci, in segno di “adorazione”. A me pare che una volta (quando la gente era spesso sofferente di artrosi, di mal di schiena e quant’altro) si inginocchiava con molta più spontaneità. Oggi, in quest’epoca in cui sono di moda il footing, le scuole di danza, le palestre e i corsi di ginnastica, ho l’impressione che davanti all’Eucaristia ci si comporti da… anchilosati. Che difficoltà a chinare il capo o a piegare un ginocchio a terra! Non sarà perché le nostre genuflessioni, le nostre riverenze, i nostri gesti di adorazione li facciamo a qualcun altro invece che a Dio? E a chi precisamente? Al “dio interesse”, al “dio capitale”, al “dio divertimento”, oppure al “dio partito”, al “dio personaggio”: quanta adorazione, quante genuflessioni a questi “dèi” anche nel nostro tempo! Papa Benedetto era solito ripetere: “Inginocchiarsi davanti all’Eucaristia è professione di libertà: chi si inchina a Gesù impara a non inchinarsi dinnanzi a nessun altro… Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo sacramento. Ci prostriamo dinanzi a un Dio che per primo si è chinato verso l’uomo, come buon Samaritano, per soccorrerlo e ridargli vita. Sì, davanti a noi si è inginocchiato: per lavare i nostri piedi sporchi!”.

Solo lui adoriamo, solo a lui ci prostriamo, perché lui non ci giudica, non ci schiaccia con la sua grandezza, ma ci libera e ci trasforma. Ecco perché è doveroso (e, diciamolo francamente: è nostro interesse) far festa grande all’Eucaristia. È qui la fonte della nostra dignità e la garanzia di ogni vera libertà.

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