Sud Sudan, anniversario ad alta tensione

Il missionario trentino: “Stiamo all’erta per vedere come evolverà la situazione”

La tensione resta alta a Juba, capitale del Sud Sudan, dopo i combattimenti divampati nei giorni scorsi. “Abbiamo vissuto momenti di panico, specialmente quando i colpi erano vicino a noi. Grazie a Dio, siamo ancora intatti…”, scrive da Juba il comboniano padre Guido Oliana al Centro missionario di Trento, testimoniando la cessazione delle ostilità. “Oggi non ci sono stati spari qui attorno a noi. Ma ieri (lunedì 11 luglio, ndr), durante la cena, eravamo tutti sotto il tavolo, lontano dalle finestre. Spari pazzeschi. Credevamo che i soldati fossero entrati nel nostro cortile. Poi abbiamo saputo che festeggiavano perché era stato dato l’ordine della cessazione del fuoco. Ma ci sono stati parecchi morti tra i soldati e alcuni anche tra la gente civile”. Padre Oliana si trova nella zona della capitale che dovrebbe essere sotto il controllo delle forze fedeli al presidente Salva Kiir. “Stiamo all’erta per vedere come evolverà la situazione… I capi non hanno il controllo della situazione. Speriamo in bene”, conclude nella sua e-mail.

Sabato 9 luglio il Sud Sudan – lo Stato più giovane del mondo – ha festeggiato i primi cinque anni di indipendenza. Ma il Paese deve fare i conti con una nuova instabilità. La guerra civile che tra dicembre 2013 e aprile 2016 ha coinvolto la fazione capeggiata dal presidente Salva Kiir e quella del suo ex vice presidente Riek Machar, bloccando il faticoso processo di sviluppo del Paese, era ufficialmente finita con il reintegro di Machar nel governo di unità nazionale previsto dagli ultimi accordi di pace. Le notizie che arrivano dal Sud Sudan non fanno però presagire nulla di buono. L’8 luglio sono scoppiati scontri tra le due fazioni che, secondo fonti di stampa, hanno provocato finora la morte di circa 300 persone, non risparmiando basi e uffici delle Nazioni Unite. Entrambi i leader sembrano non avere il controllo di quanto stia succedendo, conferma all’agenzia Sir Enrica Valentini, che a Juba dirige il Catholic Radio Network, rete di radio cattoliche legate alla Conferenza episcopale di Sudan e Sud Sudan. “La situazione – afferma Valentini – è molto frammentata ed è questa forse la novità più grande. La sensazione è quella di trovarsi non tanto di fronte ad uno scontro tra due schieramenti, quello del presidente e del vicepresidente, ma ad una situazione molto più confusa dove non è chiaro a chi siano fedeli i vari gruppi di soldati”.

“Domenica 10 luglio è stata una giornata terribile” ha dichiarato all'agenzia Fides una fonte riservata della Chiesa in Sud Sudan, lanciando un appello alla comunità internazionale. “I combattimenti sono scoppiati alle 8.30 del mattino e sono durati fino alle 20 di sera, quando è iniziata a cadere una forte pioggia sulla capitale. Forse il Signore ha avuto pietà e i combattimenti sono cessati!”. Gli scontri sono riesplosi l'11 luglio, fino a una tregua che per ora regge.

“Il disastro provocato da politici che non hanno cura del proprio popolo è spaventoso e inimmaginabile”, afferma ancora la fonte di Fides. “La capitale era l’unica città rimasta intatta ed è stata danneggiata non solo con i combattimenti, ma anche con i saccheggi che accompagnano e seguono i combattimenti”. La conclusione è drammatica: “Si rischia di far sprofondare il Paese in un vero genocidio. Abbiamo ancora la possibilità di impedirlo, ma occorre fare in fretta. Bisogna che la comunità internazionale intervenga, anche con la forza prima che sia troppo tardi”.

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