anno 94 - n° 06 - La V AB detta legge
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A Rovereto dibattito sulla sicurezza

Più accoglienti, più sicuri

Quale accoglienza e quale sicurezza?”. L’interrogativo è stato posto con forza nella serata organizzata martedì 12 febbraio a Rovereto, presso la sala della Filarmonica. Un evento molto sentito e partecipato, per analizzare criticamente la cosiddetta “legge Salvini".

Parole chiave: sicurezze (1), migrazioni (1014), accoglienza (347), legge (209), Matteo Salvini (10)

Una lettura critica della cosiddetta “legge Salvini”

“Quale accoglienza e quale sicurezza?”. L’interrogativo è stato posto con forza nella serata organizzata martedì 12 febbraio a Rovereto, presso la sala della Filarmonica. Un evento molto sentito e partecipato, per analizzare criticamente la cosiddetta “legge Salvini”, che regola da ottobre - sotto forma di decreto, prima, e di legge, poi -, i grandi temi dell’immigrazione e della sicurezza. Variegato il novero degli organizzatori, fra cui parrocchie e associazioni e lo stesso decanato, che si sono spesi nella realizzazione di questo momento informativo, che si inserisce in uno sforzo più ampio, che ha portato a riempire in più occasioni diverse sale dell’intera Vallagarina.

“Dobbiamo essere uniti e resistere in questa situazione di emergenza”. Con queste parole Mario Cossali, presidente della sezione roveretana dell’ANPI, ha voluto introdurre i due relatori principali: Vincenzo Passerini, già presidente del Coordinamento comunità accoglienza del Trentino Alto-Adige, per una disamina sociale e politica della legge, e Camilla Pontalti, referente dell’area legale del centro Astalli di Trento, per un’analisi più tecnica sul testo legislativo recentemente approvato dal parlamento italiano.

“Un tema che ci coinvolge non solo da un punto di vista politico, ma anche sociale e religioso”, ha detto Passerini, impressionato anche dalle tante persone che, non avendo potuto entrare in sala per motivi di sicurezza, si sono fermate ad ascoltare fuori dalla porta di ingresso, sopra la quale era affisso un cartellone con la scritta: “accoglienza e diritti”. Diritti “calpestati da una legge che non potremo mai accettare nella sua costituzionalità”, ha poi proseguito Passerini.

Ciò che preoccupa di più la nutrita assemblea di martedì sera, oltre che i relatori, infatti, è la situazione sempre più precaria che la “legge Salvini” impone a tutti coloro che dopo tragiche peripezie riescono finalmente a raggiungere l’Italia, e che bene è stata esposta dalla competenza in ambito giuridico da Pontalti, la quale ha portato a favore della propria analisi diversi esempi di vita concreta che, comunque la si pensi, non possono lasciare indifferenti le nostre coscienze.

“Questa legge – ha affermato Pontalti – non risolve i problemi, ma aumenta l’insicurezza e l’irregolarità rendendo le persone invisibili”.

Se non bastasse, in Trentino alla “legge Salvini” si sommano le prime scelte della nuova giunta provinciale, guidata dal presidente Maurizio Fugatti, che vanno nella direzione di un taglio a diversi finanziamenti alle attività di integrazione e sostegno alla persona: si pensi, per esempio, all’apprendimento della lingua italiana o al sostegno psicologico a favore delle persone migranti. Tutto questo, è emerso in modo chiaro dalla serata, è stato precipitosamente e violentemente cancellato: come si intende rispondere? E’ una domanda che si stanno ponendo, in queste settimane, molti cittadini di Rovereto, della Vallagarina, e non solo. Fra questi c’è anche un gruppo di giovani, che non rispondono ad alcuna bandiera di partito o associazione: hanno scritto una lettera al sindaco di Rovereto, Francesco Valduga, nella quale, con tono preoccupato, senza alcun intento polemico o accusatorio, si ripropongono di sollevare nel cuore e nella mente di sindaco e giunta alcune fondamentali questioni irrisolte, irrimediabilmente poste da questi nuovi indirizzi di governo della politica nazionale e provinciale.

Una serata sentita e partecipata, dal taglio informativo e divulgativo, che si è conclusa con alcuni interventi della platea. E’ emersa la proposta di dare sostegno ad attività concrete che possano trasformare le parole e l’indignazione in atti concreti di accoglienza.

Più accoglienti, più sicuri
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