“Guerra santa”? Sì, ma contro noi stessi

I lettura: Numeri 11,25-29;

II lettura: Giacomo 5,1-6;

Vangelo: Marco 9,38-43.45.47-48

Ormai gli eventi drammatici che stanno accadendo in Medio Oriente ci hanno reso esperti non di termini inglesi (fin troppo ricorrenti) ma anche …arabi. Jihiad è termine arabo che si traduce con “guerra santa”. Nell’Islàm ci sono però due significati alquanto diversi di “guerra santa”: alcuni la intendono come lotta armata (e questi sono, ad esempio, i terroristi dell’Isis… ma non solo); altri musulmani invece intendono “guerra santa” come lotta contro il proprio egoismo, così da raggiungere quell’equilibrio che piace a Dio. Su questo punto non c’è dubbio che vi sia sintonia con il cristianesimo, anzi, con il vangelo stesso della prossima domenica: “Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna”. L’unica “guerra santa” consentita a noi cristiani, anzi raccomandata, è questa: contro noi stessi, contro la nostra incoerenza, contro la superficialità, la leggerezza con cui siamo tentati di vivere il vangelo; contro i compromessi (oggi più frequenti che mai) tra la nostra coscienza cristiana e certi atteggiamenti tipicamente pagani così diffusi da apparire normali. Sì, è molto duro e deciso il linguaggio del Signore. Del resto, anche la chirurgia ricorre a certe soluzioni estreme, allorché è questione di sopravvivenza. Ebbene, qui siamo di fronte a un’urgenza simile, anzi, più grave ancora, perché qui non si tratta solo di sopravvivenza, ma di salvezza, che va ben al di là della sopravvivenza. Certo, è un linguaggio paradossale quello che adopera Gesù: parla così per farci capire che, se vogliamo davvero camminare dietro a lui, c’è comunque un prezzo di coerenza da pagare. Come l’ha pagato lui del resto: non si è amputato né mani né piedi ma ha fatto di più: s’è lasciato crocifiggere. Per coerenza.

È un pressante richiamo all’autenticità, alla serietà del nostro essere cristiani quello del vangelo: sì, perché – poco o tanto – siamo tutti contaminati da quel materialismo pagano che porta a dare più importanza alle cose che non alle persone, ai beni quantificabili in Euro che non ai valori dello spirito. Le parole dell’apostolo Giacomo (seconda lettura) contengono un’invettiva così sferzante da far rizzare gli orecchi perfino a un Girolamo Savonarola: “Ora a voi, ricchi, piangete e gridate… perché le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme… i vostri gioielli sono divorati dalla ruggine… Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per l’ultimo giorno…”. Ma… si rivolge a noi o a qualcun altro?

Prima di prendere le distanze col dire che noi non siamo ricchi, che noi non opprimiamo i poveri, ecc, ecc…. faremo bene a chiederci a chi abbiamo davvero attaccato il cuore: se a Dio – quel Dio che ci ama in Gesù – o a Mammona: il dio delle comodità, dei beni che accontentano l’egoismo, il dio di questo mondo insomma. Nel confronto con le culture e con religioni diverse, ormai ampiamente rappresentate anche tra noi, dobbiamo stare attenti a non dare l’idea di un cristianesimo sbiadito, poco attraente, fatto solo di formalità che non interessano più a nessuno. Così come dobbiamo stare attenti a non cadere nel relativismo di chi afferma che “tutte le religioni sono uguali”: chi dice così, o non sa cos’è una Fede, o – se ce n’ha una – l’ha sepolta e resa innocua da un pezzo. Ecco perché il Signore ci richiama alla coerenza con un linguaggio così tagliente, se pure paradossale. “Guerra santa”? sì, contro noi stessi, contro il nostro egoismo, il nostro orgoglio, che cerca sempre di prevaricare. Ma non contro gli altri. Ecco l’altro bel messaggio del vangelo di questa domenica (che però non siamo ancora riusciti a digerire del tutto). Fondamentalismi ed integralismi continuano a sopravvivere anche tra noi cristiani. C’è ancora chi guarda agli altri, diversi da noi per religione o per cultura, con senso di superiorità, se non addirittura di disprezzo. “Non sono dei nostri”: quante volte risuona ancora questa espressione!

Come reagisce Gesù alla notizia di quel tale che faceva del bene senza essere dei suoi? “Non glielo impedite… perché chi non è contro di noi, è per noi!”. Interessante questo criterio. Non ha detto: “O con noi, o contro di noi!” (come tanti hanno gridato nel corso della storia, anche in ambito cristiano). No, Gesù – figlio di Dio – ragiona in un orizzonte più ampio: “Chi non è contro di noi, è con noi…”. È positivo il suo criterio di valutazione: prima di criticare l’altro perché è diverso, perché ha altri valori dai tuoi, altri modi di pensare, guarda a ciò che ha in comune con te, guarda a quel positivo che sia tu che lui potete condividere; sarà poco, forse, ma quel poco è bene, ed è il bene ad avere la prerogativa del vincente, non il male. Insomma, tanto saremo esigenti con noi stessi (per amore di coerenza, anche a prezzo di qualche sacrificio) altrettanto potremo essere aperti e tolleranti verso gli altri: ecco a quale comportamento vuole educarci il Signore.

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