L'”affidamento” di Rattin resiste nel tempo

Il giornalista, scrittore e vaticanista Luigi Accattoli. Foto Marco Martinelli

Sono passati tre mesi da quel pomeriggio del 3 aprile nel quale in Duomo l’Arcivescovo Lauro rivolgeva davanti all’immagine dell’Addolorata una preghiera di affidamento composta da don Piero Rattin, da pochi giorni uscito dall’ospedale di Rovereto.

“Senti che l’ha scritta uno che è passato attraverso la tribolazione”, commenta oggi nel suo blog il vaticanista Luigi Accattoli, cercatore instancabile di “fatti di Vangelo” e anche di “storie di guariti” (ne ha già trascritte e illustrate sette di grande intensità).

Dopo aver riportato alcuni brani della testimonianza di Rattin attraverso Vita Trentina e aver offerto ai suoi lettori l’intero testo pronunciato dall’Arcivescovo Lauro, il decano dei vaticanisti scrive:

“Segnalo due passaggi della supplica, dove avverti l’occhio del maturo lettore delle Scritture.

Sepoltura frettolosa. Il primo riguarda il paragone tra la sepoltura dei morti in pandemia con la deposizione di Gesù:
ti ritrovasti sola, con pochi intimi, / ad accompagnare il tuo Figlio alla tomba / in una sepoltura frettolosa, forzatamente priva di dignità.

Ardua esultanza. Il secondo che segnalo riguardo il triduo pasquale: non solo l’amaro Venerdì del Calvario / e il grande Sabato dell’attesa, / ma anche l’ardua esultanza della Risurrezione. Perchè la chiama “ardua”? Forse per lo stesso motivo per il quale le donne che ne furono prime testimoni l’appresero con timore – e forse perchè a più riprese alcuni tra i destinatari delle apparizioni del Risorto non lo riconobbero, o comunque non credettero.

Per il testo completo:

http://www.luigiaccattoli.it/blog/piero-rattin-siamo-foglie-secche-e-anche-la-fede-e-povera/#comments

 

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