Quattro titoli di pellicole che, se avete perso, dovete recuperare per l’estate

Belfast di Kenneth Branagh racconta il conflitto da una prospettiva protestante (ma neutrale)

Estate, un tempo per… anche per recuperare quello che non si è potuto vedere durante l’anno. Ecco, allora, un piccolo pro-memoria del tutto parziale.

Per la famiglia, il film della Disney Encanto, uscito a Natale nelle sale, che nei modi si avvicina ai lavori della Pixar pur mantenendo un tratto più spiccatamente spettacolare e musicale. Già presentato sulle pagine di Vita Trentina, merita uno sguardo ulteriore proprio per andare oltre la superficie fantasmagorica del canto e della danza sudamericana (siamo in una Colombia rurale incantata) e cogliere il senso che arriva dall’esperienza dei Madrigal: famiglia super-dotata di talenti, unita attorno alla matriarca, la nonna che ha salvato e fondato un casato che ha dato vita a sua volta anche ad un paese, ma che rischia di rovinare tutto puntando sulla perfezione e sui talenti straordinari. La salvezza arriverà invece dai membri apparentemente non dotati e perciò sottovalutati ed emarginati. La loro reintegrazione gli permetterà di entrare in contatto pieno con se stessi, e alla famiglia di riequilibrare il proprio assetto (il riferimento psicologico è alla costellazione familiare) ricostruendo una casa che non sarà perfetta, ma sarà casa per tutti, e lo sarà con l’aiuto indispensabile di tutta la comunità.

Encanto fa riflettere sul valore di una famiglia imperfetta ma che accoglie tutti

Per un pubblico adulto, ma che può includere i ragazzi dalle medie, il ritorno a casa cinematograficamente più interessante è quello realizzato da Kenneth Branagh con Belfast. Racconto autobiografico per interposta persona: il piccolo Buddy, che vive nell’Irlanda del Nord dilaniata dalla guerra civile tra protestanti e cattolici di fine anni ‘60. Il racconto ad altezza di bambino (Buddy ha 9 anni nel ‘69) permette di guardare le cose dalla prospettiva protestante, ma neutrale rispetto al conflitto. Anche qui troviamo una famiglia molto unita, un clan parentale, con un legame molto vivo con i nonni paterni, messa in estrema difficoltà dalle circostanze esterne. Il racconto segue il precipitare degli eventi che spingeranno la famiglia di Buddy all’esodo, ma il senso non mostrato è il ritorno a casa, perché lì è il cuore identitario, che implica le relazioni familiari e quelle con tutto il quartiere, misto di protestanti e cattolici. Come dice Branagh, prima di essere una città, Belfast è uno stato mentale.

Belfast di Kenneth Branagh racconta il conflitto da una prospettiva neutrale

Dall’Irlanda di fine anni ‘60 all’Inghilterra di inizio anni ‘60, per un pubblico adulto, una piccola perla da non perdere è Il ritratto del duca di Roger Michell con due interpreti straordinari, una Helen Mirren del tutto inconsueta e un Jim Broadbend superbo quanto eccentrico, nel racconto bizzarro attinto alla cronaca del proletario Kempton Bunton di Newcastle che rubò il quadro di Francisco Goya raffigurante il duca di Wellington, dalla National Gallery, per rivendicare l’attenzione e l’investimento economico del Governo verso le classi svantaggiate. Attualizzazione di Robin Hood, imperfetta ma vitale (fondamentale anche qui la relazione padre-figlio), di cui si avverte estremo bisogno. Se c’è ancora qualche Kempton Bunton in Europa, si svegli e batta un colpo.

Il ritratto del duca di Roger Michell, una rivisitazione di Robin Hood imperfetta ma vitale

In realtà basterebbe la resistenza de La signora delle rose che, in terra di Francia, si oppone ad assoggettare alle materiali leggi del mercato il proprio vivaio. Anche qui il riscatto sembra passare attraverso il furto, quello di una rosa rara monopolizzata da un coltivatore-mercante. Si scoprirà invece che la
risorsa autentica arriva dal riscatto sociale e professionale di tre emarginati affidati ai progetti di recupero. In questo il film di Pierre Pinaud echeggia un altro calibro come Ken Loach e il suo La parte degli angeli, ma con uno stile più lieve e una normalità più accentuata, che punta alla difesa della bellezza e della passione che permette l’affermazione di sé e la realizzazione degli altri.

La signora delle rose, una pellicola francese che narra una storia di riscatto
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