TFF, un festival al femminile che premia la scrittura

“Polaris” della spagnola Ainara Vera Esparza

Genitori non pervenuti. Un’infanzia difficile. Due sorelle. Hayat, esperta skipper artica che veleggia sulle onde del mare, in un universo segnato da un accentuato maschilismo. E Leila, che vive in Francia e aspetta un figlio. Un legame profondo, spesso sul filo di un cellulare. Due sorelle che cercano di “invertire il destino della loro famiglia”. In sintesi, “Polaris”, della spagnola Ainara Vera Esparza, qui al suo primo doc lungo, che ha vinto, come miglior film, la Genziana d’oro al 71esimo Trento Film Festival conclusosi nei giorni scorsi. In questo caso come in altri, e non da oggi, si avverte nei doc in gara un significativo lavoro sulla sceneggiatura.

La cifra propria dei documentari, sia di montagna come di esplorazione e avventura, caratteristica originaria del festival, spesso e volentieri viene ormai “superata”, e non sempre, anzi, all’insegna della riuscita. Sarebbe forse il caso, a questo punto, di fare un passo in più. Prevedere cioè anche una Genziana d’oro per il miglior film a soggetto. Lavori che attualmente sono fuori concorso e di cui si è visto qualche interessante esempio (“Let the river flow” sulla persecuzione del popolo Sami in Norvegia, “A passo d’uomo” con Jean Dujardin). Potrebbe essere l’occasione per attirare qualche distributore interessato a contribuire nel portare i film a soggetto nelle sale, sempre più disertate se non in rari casi, facendo del festival un polo (anche se non certo l’unico) di interesse e attrazione. Dei documentari si sa che ben difficilmente arrivano sul grande schermo: piuttosto, se va bene, “planano” sulle piattaforme televisive. Quest’anno, probabilmente, a finire in sala potrebbe essere “The fire within: a requiem for Katia and Maurice Krafft” di Werner Herzog, vera e propria opera d’autore che ha vinto la Genziana d’oro per il miglior film di esplorazione o avventura (ne abbiamo scritto la scorsa settimana). Un festival al femminile, il 71esimo. Sia per presenza (due terzi dei doc in concorso erano diretti da donne) che nel palmarès. è il caso della statunitense Henna Taylor che porta a casa l’oro per il miglior film di alpinismo, popolazioni e vita di montagna con “An accidental life” sulla vita, tra cadute e riprese, della scalatrice Quinn Brett.

Come del miglior corto, “Churchill, polar bear town” della francese Annabelle Amoros in cui una cittadina del profondo artico canadese è in pratica circondata dagli orsi bianchi. Curioso che sia il premio per il miglior contributo tecnico-artistico che quello della giuria siano andati a due corti (segno, con tutta probabilità, di un livello medio dei lungometraggi presentati non ritenuto dalla giuria all’altezza). Rispettivamente, “Ice merchants”, riuscita animazione del portoghese Joao Gonzalez (padre e figlio ogni giorno si lanciano con un paracadute dalla loro casa appesa ad una montagna) e “Forets”, del canadese Simon Plouffe dove la natura vegetale è sommersa dalle acque di un bacino idroelettrico.

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