Quaresima, tempo di doni

I famosi “quaranta giorni” della traversata quaresimale: che tempo fa? “Un nuovo inizio”, dice il messaggio di Papa Francesco, raccontandoci di nuovo, con arguzia e pazienza, la storia di Lazzaro e del ricco senza nome. Messaggio che diventa dono per le comunità cristiane. Invito a capire di nuovo chi siamo. Ceneri dei nostri sogni sul nostro capo, chiavi segrete per spalancare cuori e menti, miriadi di fili intrecciati di un viaggio che non sappiamo mai dove ci porti, ma anche memorie e relazioni che ci tengono a galla.

La storia di Francesco narra di una porta e di un grande abisso. Il quadro cupo della nostra società. L’altro come minaccia. Ci sono esseri “degradati e umiliati” alle nostre porte. Città rase al suolo, culture spazzate vie, bambini allo sbaraglio, a milioni. Tempo di correggere la rotta? Il nome di Lazzaro è “Dio aiuta”. Un nome pieno di promesse. “Prendi la parola in difesa del muto” (Prov. 31,8). I poveri alle porte hanno un nome, una storia. Lazzaro “è un essere familiare, diventa un volto e, come tale, un dono, una ricchezza inestimabile, un essere voluto, amato, ricordato da Dio, anche se la sua concreta condizione è quella di un rifiuto umano”.

Lazzaro alla porta dello spensierato Epulone (un uomo fallito?) “non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita”. Il vero caos nella vita agiata del ricco “è il non prestare ascolto alla Parola dei profeti”. Sperperare cibo, vestiti, spensieratezza. ”La Parola diventa dono, se la ascoltiamo nel profondo del cuore e se decidiamo di voler vedere l’essere affamato, piagato e prostrato nella sua umiliazione”.

Quaresima di iniziazione, scuola per guarire cecità e indifferenza. Questo è l’abisso che ci separa sempre più profondamente dalla realtà e dalla volontà di riprendere le fila: fra noi, genitori e figli, bambini e nonni, famiglie e comunità, politica chiacchierona e popolo dimenticato.

Quaresima, ora di narrare e riscrivere la celebre parabola di Luca. Tempo di introduzione alla Vita, entrata in una nuova esperienza di Chiesa. Popolo di Dio in cammino. Spinta missionaria. La missione nel cuore. Forze missionarie che si mettono insieme. Vangelo nelle case. Piccoli gruppi del Vangelo tra famiglie. Un popolo che tiene in mano la Bibbia e guarda alla vita quotidiana per illuminarla con nuova ottica.

“Far emergere il vivente”. La prima costante della Chiesa di Gesù di Nazareth è lo sbilanciarsi “per essere giusti…non bisogna mai cercare di fare al prossimo altro bene che trattarlo con giustizia” (Simone Weil). In che consiste questo “bene”, cioè questo dono che è anche “giusto”?Semplice, i beni primari di cui ogni Lazzaro ha bisogno, come: casa, cibo, lingua e radice, e insieme: uguaglianza, pulizia e verità. ”Dio stesso si sbilancia verso chi è nella sventura”. Terra di missione siamo noi, Chiesa e società nella crisi.

La seconda costante: la celebrazione dell’Eucaristia come liturgia ospitale, della Parola fatta crescere dentro di noi, ogni giorno almeno 3 minuti, il pane spezzato per continuare a vivere stretti insieme. Un’Eucaristia fraterna. Non arrogante, ma come piramide capovolta, per rinascere nel mondo di oggi, realmente, convinti dell’amore che ci è donato. Perché le nuove generazioni incontrino il Vangelo, comunicato come un’esperienza di quel Gesù umile che convocò amici e amiche per donare vita all’umanità. Trasmettere le Buone Notizie in modo certamente innovativo. Saremo “qualcuno”, se usciamo sulla strada della gratuità,(“Va’, dona la vita”), dono raro ai tempi del “tutto può essere comprato e venduto. “Il meglio da farsi è raccontarci a vicenda la freschezza delle parabole che annunciano la vita dei popoli”.

Francesco Moser

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