Lunedì sera, accendendo la televisione su Rai Uno, la prima impressione è stata quella di un déjà vu. Come in “La più bella del mondo”, che due anni fa ha portato in prima serata la Costituzione italiana, lo studio di Cinecittà si presenta spoglio ed essenziale, un palcoscenico che si allunga verso il pubblico, nessuna scenografia se non il caldo rivestimento in legno e un leggio: anche questa volta la scena è tutta per lui, Roberto Benigni, che se la prende a modo suo, entrando a balzelli come richiede il suo marchio di fabbrica, completo scuro, volto pronto alla risata che però lascia intravedere l'emozione per la responsabilità del monologo che sta per iniziare, dedicato questa volta ai dieci comandamenti.
La prima delle due serate dedicate all'esegesi del testo biblico è cominciata con un affondo sulla situazione attuale della capitale, dove politici e imprenditori sembrano fare a gara per violare tutti i comandamenti ed è difficile mettere insieme un pubblico di incensurati. Ma “stasera parliamo di Bibbia, non di Rebibbia”, ha precisato Benigni, proseguendo con un'introduzione incentrata sulla figura di Mosè e sulla meraviglia di un Dio che per primo va alla ricerca dell'uomo e che si serve dei più umili per realizzare il proprio disegno di salvezza.
La seconda ora è dedicata ai primi tre comandamenti, quelli che parlano del rapporto tra Dio e l'uomo. Oltre nove milioni di spettatori hanno ascoltato parole antiche ma sempre nuove, che testimoniano come davvero la Bibbia sia un libro particolare, “l’unico caso in cui l’autore è anche autore dei lettori”, capace come nessun altro di parlare alla nostra anima.
Reggere due ore di spettacolo da solo e in diretta, per un attore, non è facile ma non impossibile, anzi, forse Benigni non ha il fisico, la voce e la potenza scenica di altri suoi colleghi che a teatro incantano le folle. La sua forza è la capacità di dare vita alle parole con un entusiasmo contagioso e un rigore che sa farsi leggero ma che non rinuncia a condurre per mano lo spettatore nella lettura e attualizzazione del testo biblico. Così la battuta, l'aneddoto, la citazione sono appoggi per spiccare il volo verso mete più alte.
Uno stile senza cedimenti, confermato nella seconda serata, dedicata ai comandamenti che regolano i rapporti tra gli uomini, altre due ore di parole mai scontate né banali, fino al ricordo del comandamento nuovo portato da Gesù, che riassume nell'amore per il prossimo tutto il Decalogo.
Due serate televisive inusuali e difficili da raccontare, che lasciano nello spettatore un sorriso e una ventata di speranza da coltivare, sottolineata dallo stesso Benigni, che ha salutato il suo pubblico con i versi di Walt Whitman sulla bellezza del creato: “Che cosa c’è di buono in tutto questo? (…) Che tu sei qui, che esiste la vita e l’individuo, che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo verso”.