L’Uganda attende Francesco

Monsignor Giuseppe Filippi da Kotido ci racconta come il Paese, fortemente cristiano, si è preparato per accogliere il Papa

C'è il clima della grande attesa in Uganda. Papa Francesco arriverà il 27 novembre – dopo aver fatto tappa in Kenya e prima di raggiungere il Centrafrica – per celebrare i 50 anni della canonizzazione dei martiri d'Uganda. Un momento atteso dalla popolazione, come conferma monsignor Giuseppe Filippi, vescovo tentino di Kotido, regione nel nord del paese. “Abbiamo avuto Paolo VI per la beatificazione dei martiri, poi la visita di Giovanni Paolo II, ed ora Francesco. È un grande evento che la gente attende con entusiasmo: in migliaia sono in cammino da giorni verso il Santuario di Namugongo, meta di tanti pellegrini. C'è una grande speranza e ci attendiamo dal Papa un spunto per la pace perché attorno a noi ci sono ancora situazioni di guerra. Penso al confinante Sudan o la Somalia, che non è lontana. Ci attendiamo un messaggio di pace e di serenità”.

Quanti sono i cristiani in Uganda e com’è il rapporto con le altre religioni?

L'Uganda è un paese molto cristiano, a parte la mia diocesi, che è la meno sviluppata. Il 75-80% della popolazione è cristiano, protestante e cattolico. Il cristianesimo è una forza importante, che dialoga con l'Islam, che sta crescendo in maniera veloce grazie ad ingenti somme di denaro, scuole che nascono come funghi e quindi un proselitismo molto forte. Ma il dialogo c'è perché l'africano in sé non è violento, non è propenso allo scontro. I politici possono prendere in mano queste realtà e farne un conflitto. Ma la natura della gente, la cultura stessa è tutta di accoglienza dell'altro, rispetto e attenzione all'altro. Magari anche di sfruttamento a volte. Ma mai di scontro. Il conflitto nasce sempre da ragioni politiche o da persone che voglio il potere.

A Namugongo, ad accogliere un Papa che ha fatto del dialogo e dell'apertura della Chiesa il punto centrale del suo messaggio, ci saranno solo i cattolici?

Certamente anche molti protestanti. Ma anche diversi mussulmani. Tutti guardano al Papa come una guida spirituale, riconoscono la figura religiosa di un certo rilievo.

Quale tema porterete all'attenzione del Papa?

Dopo l'Uganda Papa Francesco andrà in Centrafrica, forse la tappa più difficile e più importante di questo viaggio perché lì ci sono due fazioni che da più di un anno sono in forte conflitto. Lì sarà davvero centrale il discorso della pace. È tutta da costruire. Da noi il tema centrale sarà la famiglia. Non con i problemi europei di divorzio e convivenze, ma con altre questioni. Qui abbiamo la poligamia, lo sfruttamento della donna, i tanti figli generati ed abbandonati a se stessi perché non ci sono le risorse per dargli un futuro. C'è una discorso di senso di responsabilità dei genitori nell'educazione dei figli, nella loro formazione. C'è un bisogno di creare parità tra i ruoli di uomo e donna nella famiglia, perché non sia lasciata solo sulle spalle della donna.

Dunque sono popolazioni che abbracciano la fede cristiana, ma faticano ad abbandonare tradizioni ed abitudini che derivano dalla loro cultura.

Qui un matrimonio non si può fare se non ci sono almeno 2 o 3 figli. La fertilità è così importante che non si pensa neppure all'ipotesi matrimonio se i figli non ci sono già. Esattamente il contrario di ciò che viene considerato appropriato in Europa. Queste problematiche culturali, tradizionali fanno fatica a sposarsi con i principi cristiani. Però nello stesso tempo c'è una grandissima fede. Che viene vissuta in cammino: queste coppie ad un certo punto si sposeranno in Chiesa e saranno pienamente cristiani. Ma questi aspetti culturali rallentano il cammino.

La missione è una sfida: portare avanti i valori della propria fede, stando attenti a non urtare quelli che derivano da una cultura e dalle tradizioni di un popolo. Qual è il segreto di questo equilibrio?

Bisogna accogliere la gente così com'è e da li partire per un cammino insieme. È gente che crede veramente in Dio ad ha fede forte. È un po' quello che ci dice anche Papa Francesco: esser vicini alla gente, creare connessioni, predicare, accompagnare, accettare la gente così com'è. Voler bene alla gente. Questo alla fine è quello che conta.

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