«Sull’onda del cambiamento»

Dal Vigilianum (“sguardo sul futuro“) al Giubileo (“perdonare è fondamentale per ripartire”), culmine di quindici anni episcopato (“mi resterà negli occhi l'incontro con la gente”). “Il successore? Io continuo a lavorare. Il dopo? Almeno un mese di ritiro spirituale”

«Il blu perché richiama il cielo. L'arancione perché, a differenza del rosso, troppo sfacciato, apre il cuore». Si guarda attorno compiaciuto, nel nuovo studio di radio Trentino inBlu. Ora decorato, casualmente, con i suoi colori preferiti.

Monsignor Bressan, partiamo dall'ultima emozione targata Vigilianum, il Polo culturale che porta indubbiamente la sua firma. Potrà essere un “buon ritiro” anche per lei, in prospettiva?

Non è previsto alcun ufficio per me, anche se ho interesse di portare avanti qualche ricerca. Salute permettendo.

Il momento più significativo della due giorni inaugurale, 8 e 9 dicembre?

Commovente la preghiera serale dell'Immacolata, con quello spirito di Chiesa che ci ha visti uniti come una vera famiglia. Il giorno dopo mi ha colpito il consenso generale. E quelle parole chiave: sguardo verso il futuro, con la serenità di costruire rapporti, con cuore aperto.

E' iniziato il Giubileo. Molti consigli concreti e innovativi nella sua lettera ai fedeli. Dovendo scegliere?

Tra le opere di misericordia ho voluto mettere prima quelle spirituali. Cosa vuol dire perdono? Mi ha colpito come nelle comunità religiose dell'antica Persia vi fossero strutture per riconciliare le famiglie in lite tra loro e al loro interno. Non lasciamo mai correre le cose: il perdono è via fondamentale per ripartire. Di un buon clima tutti gioiscono. Se non perdonerete, dice Gesù, come volete che il padre perdoni voi?

Interviene al telefono Miriam (n.d.r.): Possibile pensare per le donne, se non l’accesso al ministero sacerdotale, almeno maggiore responsabilità nella vita della Chiesa?

Responsabilità decisionale sì. Abbiamo già alcune donne a capo di uffici diocesani, cito ad esempio archivio e biblioteca. Il presbiterato è legato alle condizioni scelte da Gesù: un fatto teologico, non giuridico. Se auspico una crescita ministeriale al femminile? Certamente sì.

Le donne che peso hanno avuto nella sua vita di prete?

Hanno contato molto. Mia madre, grande fede, non mi ha mai spinto a diventare sacerdote, anche se ne era contenta. Meno quando sono stato chiamato ad essere vescovo. Su undici figli sette sorelle: per questo, tra l'altro, non ho mai imparato a cucinare.

La migliore virtù femminile?

La grande sensibilità ed enorme resistenza.

Secondo le indagini sociologiche sarà il venire meno delle donne attive nelle comunità a far segnare il passo alla Chiesa. Condivide?

Mi pare che il ruolo attivo nelle parrocchie sia ancora molto importante. Nella catechesi, nel volontariato per gli ammalati e nei gruppi Caritas. Confido nella loro tenacia.

Il brano musicale degli Scorpions (scelto come stacco, n.d.r.) titola “Il vento del cambiamento” ci porta a chiederle: teme il cambiamento?

E bello. Per mio nonno nulla doveva cambiare. Mio papà era molto diverso e ci ha abituati ad accogliere il cambiamento. La mia vita è stata un susseguirsi di novità. Anche se non mi attendevo questa responsabilità.

Da trentino cosa ha provato al momento della sua nomina (altra telefonata, Damiano di Trento, n.d.r.):

Nomina improvvisa, dovevo andare a New York, all'ONU, per la Santa Sede. Non è stato facile, ma mi sono detto: io farò il possibile, il resto non spetta a me.

Le immagini che incornicia di questi quindici anni di episcopato?

I volti della gente nelle visite pastorali: giovani, anziani, famiglie. Ho nel cuore i giovani. E dico loro: ponetevi davanti una sfida.

Come se lo disegna il futuro da “ex”? Già messo qualche paletto?

Almeno un mese di ritiro spirituale. Ma poi spero di essere ancora utile nel servizio pastorale. E avere più tempo per la preghiera. Mi sollecitano a mantenere i miei impegni negli organismi internazionali. Vedremo.

Sms in diretta: Sa già dove andrà a vivere quando lascerà piazza Fiera?

In Trentino di sicuro, sto valutando un paio di ipotesi.

L'augurio alla sua comunità e al suo successore?

Riscoprire la bellezza della fede. Non è un tronco morto, produce ancora frutti. E' la via per essere più sereni. Al successore assicuro che il popolo trentino si prende cura dei suoi preti e dei suoi vescovi.

Tempi per la sua successione?

Entro i primi sei mesi dell'anno prossimo. Io sono qui, per continuare a lavorare.

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