La carità, come pedagogia e vita

E' stato un prete autorevole e generoso, tanto apprezzato, esigente soprattutto verso il comandamento dell'Amore. Il percorso umano e spirituale di don Francesco Malacarne è stato ripercorso a più voci sabato scorso durante i funerali nella “sua” chiesa di San Marco di Rovereto (dove ha celebrato per molti anni), lasciando emergere la profonda spiritualità conciliare, arricchita dagli studi a Roma e soprattutto dalla scelta degli ultimi.

Dall'esperienza concreta a Loppio di Mori con il disagio psichico nella comunità terapeutica di villa Argia e per il disagio giovanile a villa Mecca, si è raffinata in don Francesco una sensibilità alla giustizia sociale e alla prevenzione del disagio (ha avuto un incarico diocesano per seguire la “gioventù disadattata”) che è diventata poi un vero e proprio magistero quotidiano durante gli anni dal 1994 al 2008 in cui si è trovato a dirigere la Caritas diocesana. Puntando a formare, sulla scia di don Giovanazzi, un gruppo di laici che fosse rappresentativo del territorio e dei vari ambiti del disagio, don Malacarne favorì il passaggio da una concezione operativa della carità ad un impegno promozionale di tutta la comunità”. La sua decisione e dedizione nel prevenire e affrontare i problemi è stata testimoniata dall'amico decano don Sergio Nicolli, ma anche l'Arcivescovo Luigi Bressan ha sottolineato l'insistenza sulla carità come “via pedagogica” al Vangelo e il suo zelo perchè in ogni parrocchia della diocesi potesse spuntare un gruppo Caritas con una sensibilità corale all'ascolto del territorio (si veda anche la testimonianza di Roberto Calzà a pag. 38).

Don Malacarne ha inciso a fondo nel tessuto della comunità diocesana attraverso iniziative come i convegni annuali ma anche la formazione degli operatori nei decanati. “Con lui perdiamo un grande sacerdote che h aspeso la vita per servire i bisognosi”, ha scritto anche il presidente della Provincia Ugo Rossi.

Mons. Bressan ha messo in evidenza anche la profonda religiosità della famiglia Malacarne (era accompagnata all’altare dai due fratelli don Piergiorgio e padre Guido, missionario) e la generosità indefessa di don Francesco. Un prete esigente per il Vangelo, capace di profonda amicizia e attenzione all’altro, come in molti hanno testimoniato con la loro commozione.

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