Guerrieri di pace

Lo yoseikan budo è una disciplina completa e universale che rafforza il corpo, la mente e lo spirito, tanto da essere insegnata anche nelle scuole. In Trentino- Alto Adige i tesserati sono 4 mila

Non esistono grosse distinzioni di grado tra i praticanti e tutti hanno la stessa importanza, godono degli stessi diritti e ottemperano agli stessi doveri. Se a questo aggiungiamo che yoseikan budo, tradotto dal giapponese, significa “la scuola dove si insegna, con disciplina e rettitudine, la via per fermare il combattimento”, ovvero la via della pace, abbiamo forse trovato lo sport ideale.

“Di sicuro è uno sport educativo, che si prefigge di essere socialmente utile”, spiega Tommaso Clemente, classe 1952, vicepresidente dell'Associazione Provinciale Trentina Yoseikan Budo (APTYB) e insegnante della sezione della Polisportiva Oltrefersina di Madrano, una delle dieci scuole del nostro territorio, “coinvolgendo in egual misura l'aspetto fisico, mentale e spirituale. YO significa cibo, inteso come nutrimento dell'anima, SEI onestà, KAN casa, BU fermare la lancia, ossia evitare la guerra, e DO la via che porta a destinazione. In sostanza, è una disciplina nella quale conta più chi sei, vale a dire la realtà tecnica, dell'immagine che dai”.

Una disciplina – ideata negli anni Settanta dal Maestro giapponese Hiroo Mochizuki riprendendo e sviluppando gli insegnamenti del padre Minoru su judo, aikido, karate e kenjutsu – che include e integra fra loro diverse arti marziali, comprese la boxe occidentale e quella francese chiamata savate.

“L'intento del fondatore era quello di ripercorrere la via del samurai storico, che sapeva far tutto”, sottolinea Clemente, “creando un'arte marziale tradizionale e moderna. Basata su colpi, proiezioni, lotta in piedi e al suolo, armi tradizionali – spada o katana, bastone lungo e corto, coltello e lancia – e contadine, come il tonfa, oggi usato dalla polizia americana, e il sai”.

Un'arte marziale che, in regione, conta 4.000 tesserati: 1.000 in Trentino e 3.000 in Alto Adige, dove nel ’78, a Merano, aveva sede la vecchia Federazione Italiana.

“Grazie a ‘Gioco, sport & budo education’ del Maestro brunicense Roman Patuzzi, allievo di Hiroo Mochizuki, psicologo, 7° Dan, direttore tecnico regionale e presidente della World Yoseikan Federation – afferma Clemente, che del progetto, monitorato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, è referente provinciale – le arti marziali sono diventate sistema educativo nelle scuole. Per i bambini, che possono avvicinarsi allo yoseikan budo già all'età di sei anni acquisendo subito i principi di lateralità corporea, l'approccio è di tipo ludico-sportivo, con il gioco che prevale sulle tecniche”. Una volta affinate, i piccoli budoka potranno confrontarsi agonisticamente, nel rispetto dell'avversario e della natura.

“Difatti lo stemma dello yoseikan budo”, chiarisce Clemente, che ha insegnato anche ai ragazzi della Comunità di San Patrignano nella sede distaccata di San Vito di Pergine Valsugana, “è rappresentato da un cerchio, simbolo della ricerca della perfezione, suddiviso in tre parti: aria/sole, di colore arancione, montagna, bianco, e acqua, blu. Senza luce/allegria, terra/solidarietà e acqua/adattamento, non c'è vita, insomma. E la punta della montagna che interrompe il cerchio richiama all'umiltà”.

Ciascun praticante ha quindi modo di scoprire i propri limiti, perfezionare le sue capacità e tenere sotto controllo ogni situazione. Per questo è una disciplina utile anche come difesa personale.

Non a caso, dei circa 9.000 iscritti al Movimento Sportivo Popolare Italia – Settore Yoseikan Budo, ente di promozione riconosciuto dal CONI, dal Ministero dell'Interno, del Lavoro, della Difesa e affiliato alla Federazione Internazionale, tanti sono donne. “In Trentino”, ricorda Clemente, che dell'MSP Italia è membro del Consiglio Direttivo, “abbiamo avuto campionesse di livello mondiale come la storese Eva Danieli e la roveretana Denise Cont. Grazie a un corpo più flessibile, con il 40% di fibra muscolare in meno rispetto all'uomo, le donne hanno una predisposizione per questo sport”.

Che si pratica nel dojo, luogo dove appunto si “percorre la via”, intesa come crescita fisica, mentale e spirituale. Misurata in kyu, le cinture blu e bianche, che, viste da lontano, sembrano un'onda. Cavalcata non solo dai budoka del nord Italia, ma anche di Lazio, Sicilia e Puglia. Ventisette sono invece gli stati membri della WYF, tra i quali Francia, Mali, USA e Iran. Se non è “la via della pace” lo yoseikan budo…

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