A 40 anni senza lavoro: amareggiata e disperata

“La mia sfortuna? Lavorare in un settore ‘sfortunato’ come quello del mattone”

Sulle ricadute umane, personali e sociali della disoccupazione, Vita Trentina ha raccolto questa testimonianza diretta di una signora trentina, rappresentativa di altre simili situazioni.

Ho quarant’anni e sono a casa in disoccupazione da più di un anno. In precedenza ho sempre avuto rapporti di lavoro molto lunghi e molto positivi – grazie anche ai miei bravi datori di lavoro ed al mio ottimo modo di lavorare con serietà e professionalità – ma ora per colpa della crisi o per chissà cos’altro non riesco a ricollocarmi.

E’ una situazione drammatica! Penso di aver avuto soltanto la sfortuna di lavorare in un settore “sfortunato” come quello del mattone (ero impiegata in un’agenzia immobiliare) e mi sono trovata licenziata a seguito della crisi aziendale.

Ma che colpa ne ho, mi chiedo, ritenendomi una persona brava, seria, educata, di buona famiglia, con molta voglia di lavorare e di crescere professionalmente. Null’altro!

Devo ammettere a questo punto che non mi sento tutelata e, onestamente, mi sento abbandonata dal “mio” Trentino.

In questo periodo, infatti, ho fatto tutto quello che era umanamente possibile per provvedere al mio ricollocamento. Sono una persona “sveglia”, abituata a lavorare ed inoltre possiedo ottime capacità di confronto e di relazione con il personale di Uffici Pubblici (visto che ho lavorato per 10 anni in uno studio legale), dunque non sono stata sul divano ad aspettare che il lavoro mi cascasse dal soffitto. Mi sono attivata fin da subito, ho chiesto a tutti quelli che conoscevo e non solo, ed ho mandato e portato a mano il mio curriculum ovunque!!!!, e tutti a dirmi: “Bellissimo curriculum, molto professionale, hai moltissima esperienza complimenti, ma in questo momento non abbiamo bisogno…” oppure “niente da fare” in quanto non ero in età di apprendistato.

Di mia iniziativa mi sono rivolta moltissime volte all’ Agenzia del Lavoro per capire se ci fossero dei percorsi mirati da fare vista la mia situazione, un modo insomma per ricollocarmi nel mondo del lavoro. Cercavo un aiuto in poche parole…

Mi hanno detto che avendo 40 anni ed essendo solo in disoccupazione non rientro nel Progettone in quanto ci vogliono minimo 55 anni e dunque, non essendo in mobilità, bensì solo in disoccupazione non posso avere libero accesso ad alcuna iniziativa… mi chiedo allora, che debbo fare?

La mia amarezza cresce quando vedo che a Rovereto come a Trento aprono nuovi uffici e nuove aziende che hanno bisogno di personale, come confermano i telegiornali locali. E allora mi attivo tempestivamente, vado subito a informarmi ma loro che mi dicono? “No, te no, solamente per persone in mobilità…”.

Anche in occasione del recente Care Day promosso dall’Agenzia del Lavoro per far incontrare aziende in cerca di assunzioni, mi sono attivata subito. Ma mi hanno detto che le Aziende incontrano solo ex dipendenti Whirpool in mobilità e che dunque io in questo progetto non potevo entrare.

Avevo intravisto la possibilità di qualche lavoro nel verde, ero disposta ad adattarmi ma anche lì mi sono sentita dire che quei lavori erano destinati solo alle persone in mobilità e dunque io ne ero fuori. Mi chiedo: cosa debbo fare?

Lavorare è un diritto!

Inoltre per noi trentini non c’è nessuno che ti aiuti o ti indirizzi verso un percorso giusto da fare per ricollocarti, usando magari i canali giusti ed inoltre non vi è nessuno che ti dica: “tu sei in questa situazione? Allora puoi, volendo, avere diritto a questo, questo e questo, vieni, vai in questo ufficio etc.”; no, nulla, sempre e solo io di mio, per mia iniziativa, con la mie ricerche ed informazioni private, sono sempre andata io a chiedere, ho letto, ho visto, portando documentazione trovata per conto mio e chiedendo dunque: ho diritto?

Invece di venire aiutata e tutelata come fanno per altre tipologie di persone, per le quali ci sono uffici fatti apposta e strutturati. Per non parlare poi quando trovi persone maleducate, che sbuffano, che non ti ascoltano seppur tu sia sempre molto cordiale ed educata; inoltre ti tocca magari il più delle volte insistere sperando di trovare una persona di buon cuore che ti sappia aiutare ed ascoltare, cosa che ahimè ormai non fa più nessuno.

Mi considero brava, seria, solare e sempre sorridente, educata, professionale, di fiducia, con referenze più che ottime e tanta voglia di lavorare. Che altro vogliono?

Sono disperata…

Credo molto nella famiglia, vorrei fare progetti, ma come posso fare se non ho un lavoro e dunque una sicurezza economica?. Mi sento bloccata, umiliata e tanto altro.

Concludo, lasciando alla redazione i miei contatti; se qualche datore di lavoro avesse la necessità di ampliare il proprio organico in ambito impiegatizio (ma non solo), sa che può contare sulle mie doti, le mie competenze e la mia esperienza.

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