>
“È ora di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele, è l’inizio di un nuovo approccio al conflitto israelo palestinese. Israele ha il diritto a scegliere la propria capitale”. L’atteso e scongiurato annuncio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è arrivato mercoledì 6 dicembre alle ore 19 durante il suo discorso alla Casa Bianca. A nulla sono serviti i moniti e gli appelli da tutto il mondo per chiedere un dietrofront a Trump. Nello stesso giorno anche Papa Francesco all’Udienza generale aveva espresso “profonda preoccupazione” e nel richiamare “la vocazione speciale alla pace” di Gerusalemme, “unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani”, aveva chiesto che tutti rispettino lo status quo della città”, in conformità con le Risoluzioni dell’Onu. Intanto a Gaza e in Cisgiordania sono già iniziati cortei di protesta con slogan ostili agli Stati Uniti e bandiere americane date alle fiamme. “La decisione è una mossa d’azzardo che avrà ripercussioni non solo sulla situazione palestinese ma in tutta la regione araba e islamica” ha commentato ai microfoni il professor Gianni Bonvicini. vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali di Roma. “Mette in imbarazzo tutto il mondo arabo, in particolare il mondo sunnita rappresentato dall’Arabia Saudita, considerato alleato stretto di Washington; il Paese uscito sconfitto dalla vicenda siriana aveva bisogno di un rapporto più vicino con Israele per controbilanciare il regime siriano sostenuto dall’Iran”. Un colpo fatale anche per il processo di pace iniziato nel 1993 e gli sforzi per arrivare alla soluzione di due Stati, Israele e Palestina. “Ora questa decisione rischia di far saltare le speranze e di accendere la miccia per una terza Intifada, a 30 anni dalla prima”.