Il gesuita scomparve a Raqqa in Siria il 29 luglio 2013
La sera di lunedì 29 luglio 2013 l’agenzia di stampa Reuters diffondeva la notizia del possibile rapimento, da parte di miliziani dello “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”, legati ad al-Qaeda, del gesuita padre Paolo Dall’Oglio, da 30 anni in Siria.
"Da allora di lui non si sono più avute né tracce né notizie”, scrive il presidente dell'Associazione giornalisti amici di padre Dall'Oglio, Riccardo Cristiano. “Era la seconda volta che rientrava in Siria dopo esserne stato espulso dal regime di Assad: espulso, come i cinque milioni di siriani costretti a lasciare le loro case quasi sempre distrutte dai signori della guerra. Espulso prima, come milioni di siriani, e sequestrato poi, come la Siria è stata sequestrata dai signori della guerra e seguita ad esserlo".
"Ricordare Paolo Dall’Oglio, uomo di pace e dialogo in una terra di sangue e sopraffazioni – prosegue Cristiano -, vorrà dire ricordarci che senza dialogo il Mediterraneo non tornerà ad essere il Mare Nostrum che abbiamo conosciuto sui libri di storia, ma rimarrà il Mare Mostrum che abbiamo conosciuto in questi anni drammatici. Bambini con la scabbia, donne con gli occhi vitrei dopo giorni trascorsi alla deriva, aggrappate a una zattera, un popolo senza terre promesse che nessuno vuole vedere, riconoscere, ascoltare".
Padre Dall’Oglio è stato ricordato dai Capi di Chiese e Comunità cristiane del Medio Oriente con Papa Francesco nell’incontro ecumenico del 7 luglio scorso a Bari. L’hanno ricordato insieme a quanti – fedeli, sacerdoti e vescovi – sono morti in questi anni di guerra, rapiti e scomparsi come mons. Faraj Rahho, arcivescovo caldeo di Mosul, i due vescovi di Aleppo, il siro-ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim e il greco ortodosso Paul Yazigi.