Attesa a Roma la “Laudato sii Generation”. Uno speciale di Rai Vaticano lunedì 23 settembre su Rai Uno
La crisi della regione amazzonica si sta avvicinando al punto di non ritorno e l’Amazzonia è ora di nuovo oggetto di drammatica attenzione. I problemi generali riguardanti la vita umana e l’ambiente naturale di questa regione sono indiscutibili. Entrambe – vita umana e ambiente – stanno subendo una seria e forse irreversibile distruzione. Anche per questo il prossimo Sinodo dell’Amazzonia, che si terrà dal 6 al 27 ottobre in Vaticano, voluto fortemente da Papa Francesco, suscita sempre più interesse e domande. Che cos’è? A cosa serve? Perché? A questi interrogativi cercano di rispondere gli incontri pre-sinodali che si susseguono in America Latina.
Nei giorni scorsi a Bogotá l’appuntamento promosso dal Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) e dalla Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) ha ribadito la speranza “di continuare a promuovere una Chiesa dal volto amazzonico e indigeno”. Il presidente del Celam, mons. Miguel Cabrejos, arcivescovo di Trujillo (Perù), ha parlato degli incendi divampati nelle ultime settimane nel territorio amazzonico: “L’Amazzonia sta soffrendo. Di fronte a tale situazione è necessario rispondere con prontezza in sua difesa, per il rispetto e la promozione di un’ecologia integrale”. “I problemi che abbiamo sono comuni a tutta l’Amazzonia, perciò dobbiamo affrontarli insieme”, sottolinea padre Micheal Czerny, segretario speciale del Sinodo per l’Amazzonia e neo eletto cardinale.
La scorsa settimana alla Pontificia Università Cattolica dell’Ecuador a Quito il seminario “Ecologia integrale e Sinodo amazzonico” ha riproposto le sfide e indicato gli impegni per la cura della Casa comune in Ecuador. I promotori, la Chiesa ecuadoriana e la Rete ecclesiale panamazzonica (Repam). Erano presenti numerosi rappresentanti di organizzazioni sociali e ambientaliste, difensori dei diritti umani, rappresentanti delle istituzioni, docenti universitari, operatori pastorali.
E a Roma arriva la “Laudato sii Generation”. Per il Sinodo per l’Amazzonia si mobilita la Rete internazionale dei giovani cattolici – “Global Catholic Climate Movement”, che, grazie a Internet, sta raccogliendo adesioni in tutto il mondo. In via della Conciliazione i giovani monteranno una “Sonosfera” con la ricostruzione di sonorità provenienti dal polmone della terra che sta bruciando. Spiega Tomas Insua, direttore esecutivo del Global Catholic Climate Movement, a Rai Vaticano nello speciale “Missione Amazzonia” che andrà in onda su Rai Uno lunedì 23 settembre alle ore 00.55, per la rubrica “Viaggio nella Chiesa di Francesco” di Massimo Milone e Nicola Vicenti, con Paola Coali (in replica su Rai Storia il 4 ottobre alle ore 23.30): “La parola d’ordine è ‘conversione’, nella dimensione spirituale, nello stile di vita, nella sfera pubblica. Un cambiamento di cuore. Ma anche gesti concreti. Il movimento ha lanciato, tra le diocesi e le organizzazioni cattoliche, una campagna di disinvestimento dai combustibili fossili che oggi ha raggiunto la cifra di 11 trilioni di dollari” (vedi a pagina 9).
Nello speciale parlano, tra gli altri, i cardinali Claudio Hummes, relatore generale del Sinodo, Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo, Pedro Ricardo Barreto Jimeno, vicepresidente del Repam, la rete ecclesiale panamazzonica. Dice Hummes: “La Chiesa in Amazzonia non può sbagliare. C’è bisogno non di una Chiesa europea, trasportata, diciamo così, in Amazzonia, ma una Chiesa dal ‘volto amazzonico’, un volto indigeno e perciò per avere questo, dovrà essere una Chiesa inculturata”. Sottolinea Baldisseri: “Le parole chiave sono vita, territorio e dialogo culturale. Una Chiesa che ha un ruolo profetico, che lancia un messaggio sempre uguale, quello evangelico, ma in un contesto nuovo”. Per Barreto Jimeno “l’Amazzonia, come dice Papa Francesco, è specchio di tutta l’umanità e rappresenta tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri ed è un invito a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta”. Voce anche a scienziati e operatori laici come Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia per le Scienze Sociali, Mauro Ferrari, prossimo presidente dell’European Research Council, Vincenzo Sanasi D’Arpe, presidente del World Food Programme Italia.