Paolo Rossi e quell’incredibile Mundial ’82: i ricordi più belli dei nostri lettori

“E MI ATTACCO COME IL VINAVIL AL CLACSON”

“La partita con il Brasile l’ho vista per scaramanzia da solo dato che la precedente, quella contro l’Argentina, l’avevo seguita in tv in completa solitudine religiosa. Mio zio mi aveva promesso un treno di gomme quasi nuovo per la mia 500 a prezzo stracciato. “Vieni su a Povo dopo la partita” mi disse “così te le carichi in macchina”  “Tanto dopo la batosta che prenderemo dal Brasile non ci sarà neanche un cane in giro”.

Invece vincemmo!!

Subito dopo la partita, accendo la 500 e salgo da Mesiano a Povo. Meglio andare subito, magari trovo un casino…invece, con stupore, a Povo neanche un cane, proprio come diceva mio zio. Arrivo nel piazzale e lui era già là con i vicini di casa che mimavano i gol di Rossi usando come pali della porta proprio le 4 gomme promesse a prezzi stracciati. Carico le quattro gomme in auto, tre sul sedile posteriore ed una sul sedile del passeggero davanti. “Quanto ti devo zio?”  Lui mi spinge nell’abitacolo e mentre richiude la portiera sgangherata della mia 500 sentenzia “ Te le regalo!! Abbiamo battuto il Brasile, ma ti rendi conto??  Vai prima che blocchino le strade”.

Scendo e arrivo alla chiesa del paese: un’apoteosi!! Bandiere, trombe, auto dappertutto, un formicaio esploso come quando ci pesti sopra… Io mi adeguo. Faccio il giro della chiesa con l’auto, impossibile farlo ai giorni nostri, una volta si poteva non essendoci allora alcun sbarramento.

E mi attacco come il vinavil al clacson… suonavo al tempo di musica, poi urla, risate, ragazze che prima manco ti salutavano ed ora addirittura ti abbracciavano, strette di mano, carezze, alcune si lasciavano baciare…il paradiso, non avrei mai immaginato che fossi così bello il paradiso!  Io con la mia 500 zeppa di copertoni al suo timone come il capitano Acab, due ragazze scatenate sul cofano dell’auto avvolte nella bandiera ed affette da un attacco di ridarella acuta, il clacson che perdeva voce e lentamente si tramutava in muggito per poi alla fine dopo due ragliate zittirsi per sempre… ricordo che quel clacson non avrebbe mai più suonato, ma ricordo anche purtroppo che un emozione calcistica così forte l’avrei provata  non molte volte in futuro. E non solo calcistica, perché quelle sensazioni vissute in quel tardo pomeriggio di luglio erano attimi indelebili di felicità che non sarebbe mai più tornata”.

Massimo

 

“QUEL SALVATAGGIO DI ZOFF ALL’ULTIMO MINUTO”

“Nel luglio del 1982 avevo 14 anni, quanti bastano per ricordare nitidamente quella che sarebbe diventata la partita simbolo del Mondiale di Spagna: Italia-Brasile.

Ero al mare, in Puglia, e quel giorno, da tifoso anziché da bagnante, la mia sola preoccupazione era riuscire a conquistare un posto in prima fila nella sala TV dell’hotel piuttosto che in spiaggia.

Pensiero, il mio, largamente condiviso, avrei scoperto nel tardo pomeriggio. Quando, in un clima da stadio (con tanto di trombetta), i tre gol di Paolo Rossi e il salvataggio di Dino Zoff sulla linea di porta all’ultimo minuto vennero festeggiati quasi con la consapevolezza che, da lì in poi, la strada degli azzurri verso la vittoria finale sarebbe stata in discesa. Come effettivamente avvenne”.

Michele

“HO GIRATO TRENTO CON IL CINQUINO ROSSO”

“Ricordo che ho girato Trento con il cinquino rosso, la capote aperta e mio zio Guido che sventolava un bandierone con un lenzuolo azzurro.

Abbiamo girato per un bel po’ felici come due bambini, il clacson era rauco per l’uso prolungato. Avevo trent’anni lo zio una cinquantina….mi disse che era stato il giorno più bello della sua vita.

Arturo

“DOPO L’ARGENTINA, OGNUNO AVEVA I POSTI SCARAMANTICAMENTE PRESTABILITI”

“Avevo 26 anni , come Rossi, vidi la partita con la morosa Marinella a casa dei futuri suoceri ed in compagnia degli zii di lei, ognuno aveva i posti scaramanticamente prestabiliti dopo la vittoria con l’Argentina.

Grandissima altalena di emozioni e immensa gioia al triplice fischio – dalla felicità mi sarei arrampicato sulle tende del soggiorno, ma dovevo contenermi – dell’arbitro israeliano, che per la cronaca annullò un goal regolare ad Antognoni nel finale. Ricordo che lo stesso direttore di gara aiutò Paolo Rossi a rialzarsi dopo un contrasto con un avversario: ricordo ancora che da dietro gli sollevò le braccia, un grande gesto”.

Alberto

 

“ALLA FINE ANCHE I TEDESCHI SONO STATI COINVOLTI NEL CLIMA DI GIOIA…”

“Io quell’estate avevo 18 anni. La ricordo bene. Ero una studentessa al liceo linguistico e per fare pratica di tedesco ero andata a fare la babysitter ad una famiglia di tedeschi  in vacanza sulla costa adriatica. Mi ricordo bene della partita Italia – Germania… Avevo un’amica tedesca, anche lei dipendente del villaggio turistico dove eravamo e a fine lavoro abbiamo siamo andate a vedere la partita al bar del villaggio.

Io ero una dei pochissimi italiani presenti e mi ricordo bene che ad ogni gol io ridevo e gioivo e i tedeschi quasi piangevano. Era proprio una situazione strana!

Poi dopo un paio di birre assieme ho fatto una gran festa con tutti i giovani e i dipendenti che lavoravano lì, italiani o tedeschi che fossero, girando il villaggio in bicicletta e gridando “I-ta-lia!”, “I-ta-lia!”… Alla fine anche i tedeschi sono stati coinvolti nel clima di gioia..!”

Mariachiara

 

” ASSIEPATI COME LE SARDINE AL BAR CUSSO, IN PIAZZA DANTE ALIGHIERI”

“Quella finale del mondiale spagnolo me la ricordo molto bene. Allora ero un giovane 19enne, con una folta chioma in testa ed il calcio nel sangue. Una serata che, a Borgo, ancora oggi ricordano in tanti e che, personalmente, ho vissuto con grande partecipazione trepidazione.

‘Questa partita non la guardo a casa, voglio vederla assieme ai miei amici’. Ed è stato proprio così. Eravamo assiepati come le sardine quella sera al bar Cusso in piazza Dante Alighieri. Il mitico Mario era l’anfitrione, l’intero locale era stato ‘bardato’ di tricolore, posti prenotati per assistere in prima fila alla partita dell’anno. A Borgo si festeggiava San Prospero, la sagra del paese. Fuori le giostre, il capannone delle feste. Dentro, al bar Cusso, la tensione era a mille. Fuori pochissime persone, dentro, al bar Cusso, c’erano tutti gli sportivi del paese.

Inutile ripercorrere l’andamento della partita, lo conosciamo tutti. Al triplice fischio tutti fuori a festeggiare. Caroselli di macchine giravano per il paese, la gente aveva invaso le strada con bandiere a festeggiare la vittoria di un paese. E noi, giovani, poco meno di ventenni, con altri avventori del bar abbiamo festeggiato a modo nostro. Con un bel bagno ristoratore nel vicino fiume Brenta. In diversi siamo scesi, bagnati fradici ma felici, strafelici per un successo che ha segnato la nostra gioventù. Una serata indimenticabile, resa ancor più bella dall’ultima marcatura di “Spillo” Altobelli che, per noi interisti incalliti come il sottoscritto, assieme a Oriali e Marini rappresentano la parte più sana e genuina di quel calcio che ci ha fatto amare lo sport, il calcio e la beneamata!

In questo ‘baillame’ di quella serata del luglio 1982 Paolo Rossi è stato uno dei protagonisti assoluti. A Borgo Pablito ci è tornato diverse volte, a trovare l’amico Mario e per dare il calcio di avvio ad una partita di beneficenza. Bei ricordi, tempi passati che restano scalfiti nella mente. Momenti sani e genuini, un incredibile Mundial. E quella braccia al cielo di Sandro Pertini, alla fine della partita, sono l’emblema di una indimenticabile serata.

Più della partita a briscola giocata sull’aereo di ritorno da Madrid. A carte, quello poche volte che gioco, perdo sempre. Quella sera, al bar Cusso, abbiamo vinto. È successo tutto ieri sera, esattamente 38 anni fa!”.

Massimo

 

” TALMENTE EMOZIONANTE DA SEMBRARE UN SOGNO!”

“Ricordi meravigliosi, unici: le qualificazioni seguite scaramanticamente con mio fratello maggiore da un televisore piccolissimo, cercando posizioni propizie pro-goal, mentre papà e l’altro fratello se ne stavano comodamente in salotto. Il giorno della mitica ed indimenticabile finale mi trovavo in campeggio con la parrocchia; soggiornando in un maso disperso nel nulla, era doveroso partire molto presto alla volta di Campiglio e “battere la porta” a tutti gli alberghi supplicando di poter entrare a guardare la Tv.

Situazione fantozziana in occasione del rigore sbagliato di Cabrini. Ci è giunta la triste notizia ancora in strada ma non era il caso di arrampicarsi per spiare dentro qualche salotto, troppo rischioso. Finalmente, sparpagliati in qualche pensioncina ci siamo goduti questa emozionantissima partita; trovandoci anche a tu per tu con qualche Germanico! Al ritorno si inneggiavano canti, cori…”Rossi, Tardelli..Altobeellliii”, si gridava…anche i più timidi avevano perso ogni inibizione..un’esplosione di gioia e delirio. Dalle auto ogni tanto ci arrivava addosso una pioggia di spumante ma era piacevole pure quella…Talmente emozionante da sembrare ancora adesso un SOGNO!

Donatella

 

“UN CRESCENDO DI FOTOGRAMMI SCOLPITI PER SEMPRE NELLE MEMORIA”

“L’esaltante vittoria per 3-2 in semifinale contro il Brasile di Falcao, con la tripletta di Paolo Rossi, aveva rappresentato per tutti i tifosi della nazionale italiana – ed eravamo tantissimi allora – l’ideale abbrivio verso quella domenica 11 luglio, con la finale contro la Germania Ovest, che si preannunciava ad altissimo tasso di emozione. Avevo deciso di assistere all’evento storico in…egoistica solitudine, in una stanzetta della casa paterna a Pieve di Bono, mentre il resto della famiglia era stata caldamente…consigliata di concedersi una salutare passeggiata.

La partita che avrebbe assegnato il titolo iridato non era in realtà iniziata nel migliore dei modi, con l’emozione negativa del rigore mancato da Cabrini. Poi le avvisaglie dell’apoteosi, una successione in crescendo di fotogrammi scolpiti per sempre nella memoria personale e collettiva. A partire dal gol, di nuovo del nostro grande Paolo, che ci ha lasciato in questi tristi giorni di dicembre. Un primo gol, il suo da rapinatore d’area qual’era, dalla faccia pulita che sorrideva felice al sole di Spagna, accompagnato da mille tricolori. Quando Marco Tardelli ha…sparato quella portentosa fucilata alla sinistra del portiere teutonico Schumacher, innescando quella corsa folle che sarebbe diventata un’icona storica di quella partita, sono balzato in piedi urlando come un ossesso mentre mamma Beppina sorrideva benevola dalla cucina per quella esplosione fanciullesca di un figlio trentasettenne.

Lo sventolio dei tricolori a coprire l’immenso stadio Bernabeau eppoi le braccia alzate in segno di giubilo dal nostro Presidente Pertini, accanto al compassato re Juan Carlos, e quel suo labiale “…non ci prendono più’, dopo il gol di Alessandro Altobelli che avrebbe sancito il trionfo d’Italia, sono immagini che conservo tuttora come un grato ricordo di vita, cui s’accompagna la colonna sonora dei clacson e degli scampanellii di centinaia di automobili che correvano lungo la statale del Caffaro a celebrare il giorno della vittoria sportiva: affrancandoci anche da qualche tristezza che pure allora la situazione sociale e politica del nostro paese non mancava di riservarci. Ma divenne infine quel giorno, seppure un sol giorno, il film breve ed esaltante da conservare gelosamente nella memoria collettiva del nostro popolo”.

Enzo

 

“LA PARTITA CONTRO L’ARGENTINA, IN TRENO SULLA RADIOLINA”

Il ricordo dei campionati mondiali di calcio del 1982 si mescola nella mia memoria alla difficoltà degli esami che sostenni nel giugno di quell’anno presso l’università di Padova. La Nazionale italiana superò con analoga difficoltà la “fase a gruppi” (tre striminziti pareggi con Polonia, Camerun e Perù), tanto da far nascere in me una certa solidarietà verso i giocatori italiani, sommersi dalle critiche ingenerose di gran parte dei mezzi di comunicazione.

La partita successiva contro l’Argentina, squadra che a detta dei più autorevoli commentatori sportivi avrebbe “matato” senza scampo gli Azzurri, la ascoltai dalla radiolina di un passeggero seduto vicino a me su un treno semideserto che mi riportava a Trento.

Dopo l’inattesa vittoria sulla squadra di Maradona, finalmente alleggerito dagli impegni di studio, mi gustai la decisiva partita tra Italia e Brasile del 5 luglio comodamente sdraiato sulla poltrona di casa, ma un po’ preoccupato per le catastrofiche previsioni formulate su Repubblica dal re dei giornalisti sportivi, Gianni Brera, che in vista dello scontro con lo squadrone brasiliano aveva testualmente sentenziato: “Perderemo di goleada”! Venne smentito, anche grazie all’inatteso risveglio di un fuoriclasse del calcio, Paolo Rossi, che godeva della ben riposta fiducia di un allenatore friulano testardo e lungimirante, Enzo Bearzot.

Poi fu l’apoteosi.

Lorenzo

 

 

INVIACI IL TUO RICORDO!

La più bella vittoria di sempre, probabilmente, così lontana – è vero – ma capace, come per magia, in un istante, di rimbalzare dal cuore alla mente di chi l’ha vissuta. Di chi può dire, io c’ero. E allora, soprattutto in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando, perché non lasciarsi trasportare dai ricordi e condividerli?

Come avete trascorso quelle serate? Quale momento vi è rimasto particolarmente impresso di quella fantastica cavalcata? Come  avete festeggiato? VitaTrentina.it sarà felice di ospitare aneddoti e brevi racconti di quelle irripetibili serate tinte di verde, bianco e rosso,  ma anche le vostre fotografie della grande festa finale. Inviate le vostre storie al nostro indirizzo mail redazione@vitatrentina.it, siamo davvero curiosi di scoprire cosa ci racconterete!

 

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