A San Michele all’Adige. “Il nostro oratorio diffuso”

Si capisce sin da subito, ascoltando il resoconto delle tante attività che cominciano e che riprendono, pur tra mille difficoltà. A San Michele all’Adige, la comunità riparte anche dall’oratorio. Arriviamo in piazza Chistè 2, nel tardo pomeriggio di venerdì 5 marzo. Ad accoglierci c’è una piccola rappresentanza dei sessanta volontari che ruotano attorno all’oratorio.

“Stiamo partendo proprio da qui”, spiega Bruna Previati, presidente dell’oratorio di San Michele. “Abbiamo capito che dobbiamo ‘diffondere’ questo spazio, che non possiamo rimanere chiusi in noi stessi. Per questo è da un po’ di tempo che, all’interno del direttivo, si parla di un oratorio diffuso”.

Va in questa direzione l’apertura, giovedì 4 marzo, del nuovo punto di distribuzione di Rotaliana Solidale: ogni giovedì, dalle 14 alle 15, l’ingresso dell’oratorio si trasformerà in un negozio pieno di scatoloni con prodotti freschi e alimenti per le famiglie bisognose. “Dopo aver attivato il punto di distribuzione di Mezzolombardo a settembre – racconta Previati – ci siamo resi conto che tante delle persone che usufruivano del servizio venivano da San Michele”. Tra i volontari di Rotaliana Solidale ci sono anche quattro ragazzi che hanno raccolto l’appello dei “Passi di Prossimità” lanciato dal vescovo Lauro Tisi a fine novembre, che invitava i giovani tra i 18 e i 35 anni a mettersi a disposizione della comunità. “Prestare attenzione agli altri, non chiudersi nel nostro mondo e avere orecchie e cuori aperti ai bisogni di chi ci circonda – spiega il parroco padre Mietek, che ha lanciato la proposta di ospitare il punto di distribuzione in piazza Chistè – è uno dei punti cardine dell’oratorio”.

Sin dagli inizi, “Incontriamoci all’Oratorio” – questo il nome dell’associazione che gestisce la struttura – ha puntato molto sull’aiuto compiti e sul gioco all’aperto. In piazza Chistè gli spazi non mancano, tanto che sta crescendo anche un orto di comunità realizzato in collaborazione con le Acli, Quinteatro e il gruppo Incontriamoci.

L’aiuto compiti prosegue anche in questi mesi difficili, così come le catechesi, organizzate congiuntamente da San Michele, Grumo e Faedo e ripartite in presenza da circa un mese. “Abbiamo deciso di unire le catechesi prima ancora che ci fosse la fusione tra i paesi”, racconta la responsabile Rosalba Chindemi. “Così le famiglie possono organizzarsi e decidere se mandare il figlio a San Michele o a Faedo”.

Il venerdì e il sabato, invece, alcuni studenti delle superiori e universitari accompagnano nello studio una ventina di bambini, che sono seguiti a uno a uno. Molti infatti sono stranieri e ancora non masticano bene l’italiano. Tra i responsabili dell’aiuto compiti c’è Bruno Mongioì, che segue anche il gruppo adolescenti dell’oratorio “Per me”.
“Prima della pandemia – spiega l’educatore – ci trovavamo una volta al mese e organizzavamo una serata a tema. ‘Per me’ è una realtà importante, non solo perché dà l’occasione d’incontrarsi ai ragazzi tra gli 11 e i 13 anni, ma anche perché sono coinvolti alcuni adolescenti che hanno delle difficoltà, come ad esempio la sindrome di Down, che altrimenti rischierebbero di restare esclusi dalla comunità”. Nel corso dell’estate, gli animatori del gruppo “Per me” hanno pensato un grest online. Ogni mattina infilavano nella buca delle lettere le istruzioni per un gioco che i ragazzi dovevano svolgere da soli. La sera, poi, ci s’incontrava online per parlare delle riflessioni emerse.

Da qualche mese è partita anche una web radio curata da animatori e ragazzi. “Il nostro sogno è che diventi uno strumento per raccontare la vita di tutto l’oratorio”, afferma Bruno Mongioì.

Un fiore all’occhiello di “Incontriamoci all’oratorio” è infine il coro “Incanto”: nato nel 2016, coinvolge cinquanta giovani dai 4 ai 15 anni. “Incanto”, come ci racconta Sara Turra, 15 anni, che oltre a essere parte del coro è anche attiva all’interno del gruppo “Per me”, non si è fermato nemmeno durante la pandemia. I coristi hanno montato alcuni video, tra i quali uno per Natale, che è stato inviato alle case di riposo. “Siamo stati i primi, come associazione, a unire i tre paesi: Grumo, Faedo e San Michele”, conclude Bruna Previati. “E la prima attività che li ha chiamati a raccolta è stata proprio il coro”.

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