Valdastico, i dubbi di Italia Nostra sulla relazione tecnica sui vantaggi dell’opera

Valdastico, un “no” ribadito anche dagli abitanti delle Valli del Leno

La sezione trentina dell’associazione Italia Nostra riprende punto per punto la relazione tecnica presentata nei giorni scorsi dai vertici provinciali sui benefici che la realizzazione della Valdastico apporterebbe al territorio. Secondo l’associazione attiva per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione, lo studio sull’impatto socio‐economico della grande opera, commissionato dalla PAT alla società PwC, suscita “più interrogativi che risposte”, a partire dagli aspetti economici. “Che senso ha investire 3300 milioni di euro in un’autostrada da cui si spera di ricavare appena 53 milioni lordi all’anno?” si chiede Italia Nostra, sottolineando come, “per ammortizzare l’opera – nell’ipotesi assurda che la sua gestione sia a costo zero – non basterebbero 62 anni. La manutenzione (ordinaria e straordinaria) di un’autostrada con queste caratteristiche costa annualmente, in media, circa 1,25 % del costo di costruzione, cioè oltre 41 milioni l’anno”.

Italia Nostra solleva dubbi anche sulle stime legate ai costi della Valdastico: “I conti non tornano: l’autostrada è lunga quasi 50 km, il costo per km è stimato in 113 milioni, quindi il costo dell’autostrada dovrebbe essere circa 5600 milioni, non 3300. Che credito si può dare a un’analisi economica che contiene incongruenze così grossolane?”, è quindi il secondo interrogativo, a cui si aggiunge il dubbio che l’opera sarà pagata con le “risorse che saranno fornite dai cittadini con il pagamento dei pedaggi sulla rete autostradale gestita dal Concessionario. Quindi, soldi pubblici che non possono essere sprecati in opere di scarsa o nulla utilità”.

Dopo quelli economici, Italia Nostra appare scettica anche sulle tempistiche: “La maggior parte del traffico è ipotizzata su viaggi di almeno
due ore, dove il risparmio di tempo è molto meno incentivante (un sesto o meno), a fronte del disagio di percorrere 40 km di gallerie quasi ininterrotte (alcune estremamente lunghe) e della totale perdita del paesaggio trentino, tanto celebrato. Il vantaggio di tempo sul trasporto pesante (25 minuti) appare ancor meno rilevante, considerati i tempi medi del trasporto delle merci”. Oltre ai tempi, secondo Pwc, dovrebbe ridursi anche il traffico sulla statale della Valsugana, di “un impalpabile 4 % e per il traffico pesante un modestissimo 14 %. Si sostiene che la riduzione salirebbe a ben il 55 % con l’introduzione di un pedaggio. Ammettiamo sia vero: se a essere efficace è il pedaggio – non l’autostrada – tanto vale introdurlo subito, risparmiando 3300 milioni, sette anni di lavori e i danni paesaggistici e ambientali“.

Perplessità sono indicate anche rispetto ai vantaggi occupazionali (“costruire un’opera che divorerà risorse per tutta la sua esistenza non è certo il modo migliore di creare occupazione stabile. Esistono impieghi certamente più produttivi per quel cospicuo capitale”) e sull’incremento turistico: “Non si sa da dove scaturisca la stima di un aumento del 20 percento delle presenze turistiche dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia (incremento ipotetico che vale meno del 3 percento delle presenze turistiche complessive) interamente causato dal minor tempo di viaggio. Ne siamo certi? Per chi proviene dal Friuli Venezia Giulia o dal Veneto orientale è già oggi (e rimarrà domani) più conveniente passare per la Valsugana in termini di tempo, chilometri e pedaggi: si risparmiano 16 minuti, 84 km, 19 € (A4 Meolo‐Roncade, A22 Trento nord)”.

Infine, ultimo punto, ma non in termini di importanza, secondo Italia Nostra “la relazione non dedica neppure una riga ai costi ambientali e paesaggistici causati dalla sua realizzazione, come non facessero parte dell’impatto socio‐economico”. Per questi motivi, l’associazione conclude l’intervento, chiedendosi se “con una frazione dell’enorme capitale che i cittadini sarebbero indirettamente chiamati a fornire, si
potrebbe significativamente migliorare la SS47, infrastruttura fondamentale per la mobilità trentina, a cominciare dal by‐pass in galleria della zona dei laghi di Levico e Caldonazzo, con effetti certamente positivi su turismo, paesaggio e ambiente”.

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