Sportello Casa per Tutti: “Sfratti rinviati. Primo passo che però non risolve il problema”

Sono diverse le persone che si sono trovate questa mattina, 27 gennaio, nei presidi antisfratto organizzati dallo Sportello Casa per Tutti per mostrare solidarietà verso la famiglia Njahi alle Torri di Madonna Bianca e verso Luciano Vitelli a San Lazzaro. “Solo grazie alla mobilitazione – sostengono gli attivisti – non abbiamo altri tre adulti e tre minori in strada o collocati d’urgenza in comunità”.

Entrambi gli inquilini avevano ricevuto la richiesta di sfratto avallata da Francesca Gerosa, presidente di Itea, che ha la proprietà degli appartamenti. Questo, secondo quanto riporta lo Sportello Casa per Tutti, “senza considerare la situazione personale, come l’età o la presenza di figli minori, e senza che nessuno, nemmeno i servizi sociali, proponesse una valida alternativa che tenga conto del loro radicamento sociale, delle relazioni instaurate e della vita dei minori”.

L’ufficiale giudiziario ha rinviato gli sfratti al 17 marzo per il signor Vitelli e al 3 maggio per la famiglia Njahi: “È un primo passo – dicono gli attivisti – che permette di tirare una boccata di ossigeno, ma non risolve il problema e lo stato di angoscia e precarietà che le persone sotto sfratto si stanno vivendo”.

Lo Sportello Casa per Tutti precisa quindi che “continueremo perciò a mobilitarci in tutti i modi possibili per bloccare sfratti che sono una vera e propria barbarie, che dividono le famiglie e rendono ancora più difficile l’esistenza di adulti e minori”.

Nelle prossime settimane, concludono gli attivisti, “in occasione del Consiglio provinciale, saremo in presidio in piazza Dante per portare la voce di chi è sotto sfratto e vive in condizioni di precarietà abitativa”.

Dal canto suo, Itea fa sapere che nel primo dei due casi sollevati dallo Sportello Casa per Tutti, “dalle dichiarazioni annuali per la verifica dei requisiti per la permanenza in un alloggio sociale presentate dall’utente per gli anni 2019, 2020 e 2021, risulta che l’indicatore Icef è superiore a quello previsto dalla normativa per la permanenza negli alloggi”. Il limite massimo per l’Icef, riporta Itea, è di 0,34. Nel caso in cui sia superiore, “l’ente locale deve disporre la revoca dell’assegnazione, fissando il termine di rilascio dell’alloggio nel massimo di un anno. Tale termine è prorogabile per ‘gravi e giustificati motivi’ soltanto per un ulteriore anno”.

Il secondo caso invece – secondo quanto scrive Itea – riguarda “una revoca per finita locazione”. “Si tratta – riporta Itea – di un nucleo che nel 2014 ha ottenuto dall’ente locale competente, il Comune di Trento, l’assegnazione, in via temporanea, di un alloggio sull’emergenza. L’alloggio è stato assegnato per il periodo di tre anni e poi prorogato fino al 2019, sempre dall’ente assegnante. Sono passati più di tre anni dalla fine della locazione ed è evidente che in base alla normativa il nucleo non ha, da tempo, più titolo per rimanere nell’alloggio assegnato temporaneamente. La locazione temporanea non può diventare in alcun modo la strada per aggirare la graduatoria”.

Interviene in merito alla questione anche la presidente di Itea Francesca Gerosa: “Seppur con grande dispiacere per i nuclei oggetto di revoca, come rimarcato più volte Itea non può che applicare la legge. Ciò che inoltre mi preme evidenziare è che i nostri inquilini non si trovano senza alloggio dall’oggi al domani; nel primo caso, ad esempio, il provvedimento è stato prorogato per ben tre anni per consentire all’utente di trovare una situazione alternativa”.

“Il fatto che ci siano alloggi chiusi da assegnare a chi è in graduatoria e a chi ha diritto di chiedere un cambio alloggio, che devono però essere ristrutturati e quindi non sono idonei alla locazione, mai potrebbe giustificare il mancato rispetto delle leggi da parte di Itea e degli enti locali – conclude Gerosa -; quando i nuclei perdono i requisiti di permanenza e per vari motivi non hanno più titolo per continuare a vivere in un alloggio pubblico, anche se comprendiamo il disagio e la disperazione, non c’è modo di perseguire strade diverse dalla revoca, essendo Itea e gli enti locali meri esecutori delle norme, anche perché fare diversamente, oltre che illegittimo, sarebbe irrispettoso nei confronti di chi quei requisiti continua invece ad averli“.

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