Maceió, tappa sinodale verso la Chiesa del futuro

Obrigados, per dirla in portoghese: riconoscenti. Così i missionari trentini hanno concluso venerdì 27 gennaio a Maceió la loro Settimana di condivisione, collegandosi con Trento per una restituzione “a caldo” dell’esito del loro confronto partito dai tre Cantieri: giovani, donne e fragilità (per loro, meglio, “periferie esistenziali”). Hanno costituito un vero e proprio gruppo sinodale – dall’accento latinoamericano, secondo le provenienze dei 15 partecipanti (vedi sotto) – che insieme all’equipe del Centro Missionario ha sviscerato queste tematiche, condividendole con interlocutori trentini (nel numero scorso e in queste pagine le nostre sintesi).

Un esemplare scambio missionario che è stato favorito anche dalle tecnologie comunicative (per una sessione sono stati coinvolti anche religiosi e religiose da altri continenti, inaugurando così una formula che sarà riutilizzata in futuro) e che il Gruppo di coordinamento diocesano intende valorizzare. Lo hanno assicurato i referenti don Celestino Riz e Claudia Giordano venerdì insieme a Ivan Castellani, Roberto Gianotti, suor Daniela Rizzardi e Cristoforo Avi presenti insieme all’arcivescovo Lauro Tisi e al delegato don Mattia Vanzo al Vigilianum: “Abbiamo trovato non poche convergenze anche nell’analisi – ha detto don Lauro – a conferma di uno stile che va riducendo le distanza”. Gli ha fatto eco dom Mariano Manzana, vescovo missionario a Mossorò, ringraziando per questa condivisione: “Quest’impostazione sinodale ha reso diverso dagli altri precedenti il nostro incontro di quest’anno: è stato un arricchimento reciproco e profondo. Dobbiamo ringraziare papa Francesco per l’intuizione di un Sinodo portato avanti in questo modo. Un percorso sinodale a partire dalle periferie di tutto il mondo per offrire ai vescovi in ottobre un canovaccio per poter orientare il cammino della Chiesa. Certamente questo processo sinodale ci ha messo anche di fronte alla difficoltà di camminare insieme: una Chiesa finora gerarchica fa fatica a rinnovarsi, soprattutto quando pensa al potere in modo sacrale, interpretando male il mandato sinodale di Gesù. L’obiettivo del Concilio non è ancora raggiunto ma il Papa è coraggioso e insiste nel guidare verso questo obiettivo. Quest’esperienza che il Papa ha esigito dai vescovi rappresenta un grande dono che può avvicinare anche le Chiese fra loro”.

Anche per mons. Tisi si è visto come ormai alcune questioni emergenti per la Chiesa accomunano tutte le Chiese, sia del nord che del sud del mondo (le spinte del tradizionalismo, l’opzione per i poveri come decisiva per le comunità cristiane, il ruolo delle donne…) facendo emergere anche la realizzazione di alcune “profezie” indicate dalla Chiesa latinoamericana nei decenni scorsi. Non mancano contraddizioni e contrapposizioni, ma don Celestino Riz – citando la sintesi continentale del Cammino sinodale – ha invitato “a cogliere queste tensioni di cui non avere paura ma da assumere nel discernimento come fonte di energia – non distruttiva – per sapersi rinnovare e camminare insieme, anzichè andarsene ciascuno per la propria strada. La Chiesa ha bisogno di dare forma sinodale alle proprie istituzioni di governo: toccherà al diritto canonico accompagnare questo processo di rinnovamento”. “Anch’io vedo questo periodo – ha rimarcato don Lauro – come il travaglio del parto per una Chiesa del futuro che sarà più vicino a quella sognata da dom Helder Camara e altri protagonisti della teologia della liberazione. Penso che chi verrà dopo di noi, troverà una Chiesa diversa, ispirata non al criterio dei grandi numeri ma del sale e del lievito evangelico“.

Queste riflessioni si sono fatte trasformate in invocazione al Signore nella prima “Preghiera transoceanica” che dal Vigilianum alle 20 di venerdì scorso ha unito in streaming i missionari riuniti a Maceiò con il Vigilianum. Con il brano degli Atti degli Apostoli commentato da padre Fabio Garbari e da mons. Tisi in una lettura complementare e arricchente.

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