Il loro (e il nostro) sguardo sul sesso

L’allarme educativo destato nei giorni scorsi dagli stupri di gruppo a Palermo e Caivano non può essere liquidato come un’emergenza… di routine.

Chi archivia in fretta questi comportamenti violenti fra i giovani vuole minimizzare una normalità che vede gli adolescenti oggi esposti ad una stimolazione della sfera erotico-sessuale molto più precoce che in passato, più insistente e subdola. Possono infatti entrare in pochi secondi grazie allo smartphone – aggirando facilmente i blocchi di protezione – in un territorio sconfinato, ancora senza limiti di legge: vi cercano risposte alle loro domande d’informazione sessuale, vi trovano video di prestazioni o di racconti eccitanti in cui il sesso è spesso mercificato, scollegato dagli affetti e dalla relazione.

Lo scrittore e docente Eraldo Affinati ne evidenzia le radici culturali parlando in un recente editoriale su “Avvenire” di “deflagrazione del desiderio”, ovvero “la perniciosa illusione, che le nuove tecnologie provocano e assecondano, in base alla quale per essere felici bisogna superare ogni limite, provare tutte le emozioni, sprofondare nel delirio, diventare belli, ricchi e famosi, finendo per smarrirsi nei meandri dell’inconscio, aderendo supini a qualsiasi sollecitazione, preda degli istinti, senza più controllo”.

L’allarme non è nuovo, ma chiede risposte rinnovate. Già nel 2009 gli “Orientamenti per l’educazione all’amore degli adolescenti”, elaborati dall’èquipe del nostro Centro Famiglia, descrivevano il disorientamento di ragazzi “sottoposti a una tempesta di informazioni, che spesso non sanno però collocare in un quadro d’insieme. Sono indotti a vivere fin dai primi anni delle scuole superiori (oggi purtroppo anche prima, dicono le statistiche, ndr) l’esperienza di incontri sessuali: tante volte li vivono sganciati da una relazione affettiva e li “consumano” senza metabolizzarli nel contesto della loro storia personale. Spesso queste esperienze sono totalmente lasciate alla capacità individuale di districarsi, non senza timori ed ansie, e di elaborare i vissuti. Ne possono parlare quasi esclusivamente con i propri pari e quasi mai hanno l’occasione di affrontare l’argomento con adulti che li aiutino”.

Gli adulti, appunto. Molti di loro però si sentono confusi e impotenti, sprovveduti a causa di esperienze sentimentali sofferte e deludenti, oppure in crisi per un’immaturità affettiva che li spinge talvolta perfino a contagiarsi di pornografia, piaga oggi sottovalutata, quasi disconosciuta. Dovremo contrastare quella che la neuropsichiatra Mariolina Ceriotti Migliarese chiama “grave corruzione dello sguardo: lo sguardo del maschile sul femminile, con le violenze e gli abusi gravissimi che ne conseguono, ma anche lo sguardo con cui il femminile riesce a leggere sè stesso, di cui è segno tra tutti il fenomeno, dilagante tra le ragazze del sexting(l’invio di messaggi sessualmente espliciti dal cellulare o in rete, ndr ). Maschile e femminile si guardano l’un l’altro non più come soggetti interessati alla bellezza complessa della relazione, ma come soggetti in cerca della soddisfazione del piacere sessuale, in un mondo che è diventato un mercato pieno di oggetti che inducono a cercarlo e promettono di soddisfarlo. Uomo e donna si fanno così, spesso volontariamente, oggetti sessuali l’uno per l’altra, alla ricerca di un piacere che, in quanto tale, è sempre autoreferenziale e a-relazionale. Il diritto al piacere è stato messo al primo posto e svincolato sia dall’idea di responsabilità che dal riferimento a un valore oggettivo delle azioni; non sembra più esistere un’etica condivisa intorno a ciò che è bene o male sul piano dell’agìto sessuale, perché ciò che conta si riduce ormai solo a definire in modo che si vorrebbe sempre più preciso la presenza o meno di un consenso tra le parti. Secondo il sentire comune, se siamo in grado di affermare che tra le parti c’è consenso e se possiamo concordare a che età e in quali condizioni tale consenso sia da ritenersi valido, ogni azione, sul piano sessuale, va ritenuta una libera scelta personale e dunque è da considerare eticamente accettabile”.

Su questo richiamo alla responsabilità – valido in ogni ambito di relazione peraltro – dovrebbe concentrarsi l’attenzione dei genitori: affermare che la pornografia “fa male”, vigilare e arginare le esplorazioni virtuali dei figli, ma anche favorire un dialogo che comprenda temi forse ancora considerati tabù o evitati a casa per timore di incomprensioni. I ragazzi ci chiedono di “esserci” come punto di riferimento, invece, soprattutto nei momenti di prova, di tentazioni del branco, al bivio fra pulsioni e razionalità.

Sfruttiamo le occasioni di di confronto (il racconto della propria “storia”, un gran bel film o una canzone d’amore…) per far gustare l’eco di un approccio rispettoso del tesoro della sessualità, con fiducia nell’altro. “Quello sguardo che i due sessi si scambiano nel percorso che li porta verso la vita adulta – scrive ancora Migliarese su “Avvenire” – dovrebbe essere in continuità con quel primo, profondo desiderio: quello di riconoscere e di venire riconosciuti, e quello di potersi reciprocamente fidare; uno sguardo che vede il valore intangibile dell’altro, e che legge in lui/lei un altro soggetto, con cui scoprire la sessualità come parte di una relazione capace di costruire legami ricchi di affettività e aperti a possibili progetti”.

È ultimativa la sintesi del noto psicoterapeuta Alberto Pellai alla presentazione trentina del suo libro sugli adolescenti: “Non dobbiamo correre il rischio che le nuove generazioni non sappiano la differenza tra fare sesso e fare l’amore perché nessuno glielo ha mai insegnato”.

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