“Grande uomo ed educatore”, il saluto a Stefano Bertoldi

L’ultimo saluto a Stefano Bertoldi sul sagrato della chiesa di Cognola

Troppo piccola la chiesa di Cognola questo pomeriggio per contenere la presenza e l’emozione di tanti  amici, venuti anche da fuori provincia, per il funerale di Stefano Bertoldi, direttore dell’Hospice Trentino Cima Verde “fin dall’inizio, sei anni fa, e fino all’ultimo”. Un saluto corale – commosso ma contraddistinto dalla gioia di vivere che Bertoldi ha comunicato nei suoi 59 anni di vita  – che ha visto riuniti i colleghi di lavoro con le loro divise colorate, gli operatori e i volontari del mondo dell’auto mutuo aiuto (era stato fondatore dell’associazione A,m.A, ), i docenti e gli studenti del Corso universitario per educatori professionali di Rovereto, le realtà sociali dove aveva lavorato (la Cooperativa ALPI, il Servizio di Alcologia e il Villaggio del Fanciullo), gli scout dell’Agesci, gli amici dello sport e della montagna.

Stefano ha affrontato l’ultima fase della vita “con serenità, fede e straordinaria forza d’animo, attinta dalla decennale esperienza di accompagnamento di tante persone, guardando alla morte con sofferta disinvoltura e grande consapevolezza”. Lo ha testimoniato l’amico don Sergio Nicolli – che presiedeva la concelebrazione con don Marcello Farina, don Olivo Rocchetti e don Michele Vulcan – accomunando in questa  “lezione di vita” la moglie Daniela, i figli Andrea e Fabrizio, i fratelli e la mamma e i nipoti: “E raro e difficile che una famiglia viva insieme in maniera così consapevole quella comunione sofferta di affetto che caratterizza l’ultimo periodo di malattia della persona cara”

“Sono convinto che questa forza d’animo sia venuta anche dall’alto – ha aggiunto don Sergio – quasi come una conferma e un premio rispetto al servizio che Stefano ha sempre vissuto con generosità e umiltà nei confronti delle persone in condizione di fragilità. Qui ha trovato anche il senso della sua vita”.

Commentando il criterio dell’amore come giudizio finale espresso nel vangelo di Matteo, don Nicolli ha immaginato Stefano ora possa sentirsi dire nell’incontro con Dio: “Ogni volta che hai accompagnato i giovani nel servizio educativo, che ti sei dedicato a persone in difficoltà, che all’Hospice hai comunicato serenità e fiducia, che hai sostenuto i tuoi collaboratori,  lo hai fatto a me, perchè lo hai fatto nei confronti delle persone che hanno più bisogno di amore di sostegno”.

Le impronte lasciate da Stefano “grande uomo e grande educatore” sono state poi riprese dalle testimonianze dei suoi figli (“sei stato un padre incredibile, un uomo pieno di gioiai, di idee e di progetti”) e dei suoi nipoti (“ci hai insegnato a metterci in gioco e a non aver paura di osare”), dai colleghi della Fondazione Hospice Trentino (che gli hanno cantato “La cura” di Battiato, lo hanno chiamato “simbolo di accoglienza” e gli hanno promesso di proseguire “la via tracciata con i tuoi principi, valori e atteggiamenti”,  dagli amici per i quali pensare a Stefano oggi è “pensare al sorriso, alla gioia infinita, alle cose belle che si possono costruire, al pensiero buono di realizzare un mondo più solidale e  più accogliente”.

Con il canto degli scout “Al cader della giornata” e, sul sagrato,  il corale affidamento al “Signore delle cime” la celebrazione si è conclusa con l’impegno silenzioso a vivere secondo l’insegnamento di amore e di coraggio lasciato da Stefano Bertoldi: “continuare ad amare, coltivare la gioia e prendersi cura degli altri”.

 

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