Salvini, il funambolo senza rete

La prima pagina del “Corriere della Sera” di martedì 5 dicembre

Si discute su quanto sia bravo Salvini a tenere bloccata su di lui l’attenzione del pubblico. Se per pubblico si intende la stampa e i media in genere è indubbiamente bravo. Se si intende la gente qualche perplessità è più che lecita visto che dalla batosta post Papeete non si è mai veramente ripreso e a tutt’oggi i sondaggi, per quel che valgono, non segnalano riprese.

Di conseguenza tutti ad interrogarsi quanto il funambolico leader della Lega possa davvero essere una spina nel fianco del governo.

Al momento è più il fumo dell’arrosto, almeno se si restringe il campo alla politica interna. Salvini infatti si guarda bene dal mettere in crisi la maggioranza di cui fa parte per la semplice ragione che se salta il governo Meloni lo sbocco nelle elezioni anticipate è difficilmente evitabile e per lui non sarebbe un guadagno. Infatti, immaginare un governo “tecnico” è di questi tempi impresa impossibile, perché per intese abbastanza larghe non c’è più spazio: nell’attuale quadro politico una qualche convergenza fra FdI e PD sarebbe una rivoluzione che terremoterebbe davvero tutto il sistema rendendo il paese ingovernabile.

Questo contesto da un lato rassicura l’attuale maggioranza e dall’altro permette ad ogni sua componente, e perfino ad ogni corrente all’interno di queste, di sbizzarrirsi in prese di posizione estemporanee. Non è che la faccenda sia senza costi: ci rimette la governabilità del sistema, perché costringe contemporaneamente ad inventarsi trovate per rispondere ai problemi percepiti dalla gente come decisivi nonché a gestioni che privilegiano le spartizioni di basso profilo e la distribuzione di un poco di clientelismo per acquietare la fame di consensi a buon mercato.

Salvini naviga in questo mare e pensa di essere molto abile a sfruttare i venti senza mettere a repentaglio la tenuta dell’imbarcazione su cui vive benissimo. Una Lega fuori del governo sarebbe infatti la classica anatra zoppa: niente da distribuire, nessuna possibilità di dare spazio alle politiche locali che hanno bisogno dell’interazione col centro romano, scarsa attrattività per gran parte del suo attuale elettorato che la vive come un sindacato di tutela di una somma di piccoli interessi di categoria, cosa che si può fare solo stando al governo.

Dove il cosiddetto “capitano” sbaglia i calcoli è nel credere che lo spettacolo funambolico possa ripetersi all’infinito senza rischi: se si inciampa e cade è, per rimanere nella metafora, senza rete di sicurezza. I rischi vengono da due fattori che Salvini sembra sottovalutare.

Il primo è l’importanza della politica europea. C’era un tempo in cui Bruxelles poteva anche contare relativamente, ma non è più così. Non solo il nostro coinvolgimento nel Recovery UE col PNRR dovrebbe invitare a tenere conto di questo, come con innegabile intelligenza sta facendo Meloni. Provocare il cuore del sistema europeo buttandosi a rincorrere le onde populiste che sembrano in crescita è più che pericoloso: infatti non si limita a ghettizzare la Lega nel nuovo parlamento europeo, ma mette in difficoltà la politica estera italiana e ciò può essere tollerato sino ad un certo punto. Significa banalmente che prima o poi la maggioranza chiederà conto a Salvini dei guai che provoca la sua demagogia europea, sicché, essendo essenziale per i leghisti rimanere al governo, si porrà per loro il problema di togliere Salvini dal ruolo di comando.

Il secondo rischio a cui va incontro la Lega è l’ondata di elezioni comunali e regionali che avremo nel 2024. Qui al contrario di quanto avviene per le europee si corre in coalizione e di conseguenza è un’altra musica. La tenuta della attuale coalizione di centrodestra non è una faccenda banale, né a livello di individuazione delle candidature, né poi a livello di gestione di un eventuale successo (Trentino docet…) o di un’eventuale sconfitta.

A livello locale nella fase attuale di un’opinione pubblica “sonnambula” (per riprendere la fortunata definizione del Censis) non sono partite facili e il salvinismo è un fattore che indebolisce l’appeal della destra di governo che Meloni tenta di sagomare (con non poche difficoltà, ad essere sinceri).

Quanto tutto ciò potrà essere tenuto circoscritto senza che esploda è tutto da vedere.

Se fossimo appassionati delle lotte di gladiatori, diremmo che ci aspetta un anno di buon spettacolo, ma siccome crediamo che la politica sia una cosa seria ci preoccupano le ricadute negative di funambolismi irresponsabili.

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