“Una storia travolgente, raccontata con le parole ma anche con gli occhi, capaci di far trasparire sincerità e un vissuto faticoso”, così una delle studentesse del secondo anno di Servizio sociale dell’Università di Trento ha descritto i “Libri umani” della prima Biblioteca vivente organizzata nella Casa circondariale di Trento. L’iniziativa si è svolta nel teatro interno al carcere, con la partecipazione delle studentesse accompagnate dalla docente Antonia Menghini.
L’evento, promosso dalla rete Liberi da dentro – di cui fanno parte APAS, SPS, Dalla viva voce e la Fondazione Franco Demarchi (soci fondatori) – e sostenuto dalla Fondazione Caritro, si è tenuto martedì 9 dicembre e replicato lunedì 15 dicembre. Per la prima volta in Trentino, e tra le primissime esperienze in Italia in ambito penitenziario, la Biblioteca vivente ha portato nove detenuti a “farsi libro”: raccontare in prima persona frammenti della propria storia, mettendosi a disposizione dei lettori in un dialogo diretto.
L’iniziativa è stata resa possibile dalla disponibilità della direzione – in particolare della direttrice Anna Rita Nuzzaci – dal lavoro delle funzionarie giuridico pedagogiche del carcere e dall’impegno dei volontari della rete Liberi da dentro, oltre che dalla scelta dei detenuti di mettersi in gioco e condividere il proprio percorso.
Continua intanto la Raccolta fondi per la Biblioteca della casa circondariale di Spini, sul sito www.ideaginger.it/progetti/i-libri-liberano.html oltre 250 persone hanno dato il loro contributo arrivando a quasi 17.000 euro, fondi necessari per acquistare libri, audiolibri e per promuovere cultura all’interno delle mura carcerarie. “C’è tempo fino al 7 gennaio per dare un contributo concreto di cultura ai nostri concittadini reclusi” ha dichiarato Maria Coviello presidente di APAS, capofila della rete Liberi da dentro.