Disegno di legge sul sistema educativo 0-6, seduta rinviata al 24 febbraio

L’Aula del Consiglio provinciale di Trento. Foto (c) Gianni Zotta

Nel pomeriggio è ripresa la discussione generale sul disegno di legge numero 20 dedicato al sistema educativo 0-6, proposto dalla consigliera provinciale Vanessa Masé. Anche in questa fase della seduta, si sono alternati lunghi interventi finalizzati a consentire una trattativa “dietro le quinte”, volta a trovare un punto di incontro. La seduta è stata rinviata al 24 febbraio.

Maule: “un luogo in cui crescere insieme e uguale agli altri”

Chiara Maule (Campobase), in apertura di seduta, ha richiamato un episodio risalente al periodo in cui ricopriva il ruolo di assessora comunale, ricordando un confronto con la consigliera Masè in occasione di un evento sullo 0-6. Già allora, ha spiegato, era emersa la consapevolezza che i percorsi 0-3 e 0-6 avrebbero potuto fare un salto di qualità solo lavorando in modo integrato, evitando di ridurre il tema a una questione sindacale. L’obiettivo, ha sottolineato, è valorizzare tutte le professionalità coinvolte nei servizi educativi, rispettandone le specificità e consentendo loro di crescere. Maule ha ribadito che parlare di infanzia significa affrontare un investimento prezioso e strategico, ponendo la questione in termini di visione complessiva della comunità e del Trentino che si intende costruire. Pur riconoscendo alla consigliera Masè la volontà di compiere un passo positivo e ricordando le interlocuzioni già avviate, ha evidenziato la presenza di criticità che, a suo avviso, devono essere affrontate apertamente in aula. Nel merito, l’intervento ha rimarcato come una legge sui servizi educativi non possa limitarsi a definire spazi e numeri, ma debba mettere al centro la qualità del servizio. Trascurare questo aspetto, è stato detto, costituirebbe un errore non solo tecnico ma culturale. È stata quindi ribadita la necessità di investire nella valorizzazione professionale di educatori e insegnanti, ricordando che i servizi per l’infanzia sono luoghi fondamentali per la costruzione dell’identità dei bambini e della cittadinanza. In relazione al calo della natalità, Maule ha sottolineato che la diminuzione dei bambini dovrebbe tradursi in un investimento ancora maggiore a favore delle famiglie, non in una riduzione o accorpamento dei servizi. Rafforzare i contesti educativi significa, secondo l’intervento, investire in competenze, nel sostegno alle famiglie, nella riduzione delle disuguaglianze e nella crescita sociale. Citando Maria Montessori e Loris Malaguzzi, ha ricordato il concetto del bambino come “mente assorbente”, che si costruisce nell’interazione con l’ambiente, ponendo particolare attenzione ai bambini con fragilità e al ruolo decisivo della fascia 0-6 nello sviluppo delle funzioni cognitive. Centrale, infine, il richiamo al rapporto con le famiglie: scuole dell’infanzia e nidi non possono essere isole, ma parti di un ecosistema educativo condiviso, soprattutto in una fase storica segnata da una crescente fragilità delle relazioni. In questo contesto, ha concluso, è necessario creare le condizioni per costruire insieme alle famiglie un progetto pedagogico solido e partecipato. “Ricordiamo”, ha concluso, “che se non mettiamo il pensiero educativo davanti all’organizzazione, finiremo per ‘fare parti uguali fra diseguali’, lasciando che le fragilità di chi nasce in contesti difficili diventino deficit incolmabili. Sortirne tutti insieme è la Politica.

Sortirne da soli è l’avarizia. Quella che guarda ai prossimi trent’anni, non solo ai prossimi tre mesi di bilancio. Facciamo in modo che questa legge non sia ricordata per i suoi commi tecnici, ma per aver garantito a ogni bambino, dal primo giorno di nido, lo strumento più prezioso: possibilità di non essere prigioniero di un destino che viene scritto per lei o per lui. Votiamo per la pedagogia, non solo per la gestione. Perché un bambino non ha bisogno di un posto in una graduatoria, ha bisogno di un luogo in cui crescere insieme e uguale agli altri.”

Maestri: prima i valori, poi l’organizzazione

Lucia Maestri (Pd del Trentino) ha ricordato il dibattito sviluppatosi in aula nel 2023 attorno a una prima proposta della consigliera Masè, rivendicando un approccio che non mirava a “demolire ciò che non è da demolire”, ma a valorizzare gli elementi positivi, anche attraverso “interventi appassionati e competenti”. Ha espresso rammarico per l’assenza di molti esponenti della maggioranza in aula, parlando di un clima di lassismo su temi centrali per il territorio e sottolineando come la consigliera Masè sia stata lasciata sola su una questione che riguarda trasversalmente maggioranza e minoranza. Pur condividendo i valori di partenza espressi nella relazione illustrativa del disegno di legge, Maestri ha denunciato una forte disallineazione con l’articolato finale. Ha ricordato il lungo ciclo di audizioni svolte, definendole non un atto formale ma un momento essenziale di ascolto di operatori, famiglie, pediatri, pedagoghi ed esperti del territorio. Secondo Maestri, le profonde modifiche apportate successivamente al testo non hanno tenuto conto delle voci emerse in audizione, riflettendo invece l’intervento della Giunta e, in particolare, del dipartimento che avrebbe inciso ripetutamente sul testo originario. Dopo aver elencato i numerosi articoli emendati, ha sostenuto che il disegno di legge dovrebbe tornare in Commissione, poiché gli emendamenti introdotti lo hanno reso confuso e contraddittorio. Ha ricordato inoltre come il ddl Masè sia stato approvato in Commissione solo grazie al voto determinante del presidente, in una situazione di parità, così come lo stesso meccanismo aveva portato alla bocciatura del ddl Parolari. Maestri ha criticato la scelta dell’assessora Gerosa di non rinunciare a “qualche bandierina”, sottolineando invece il lavoro politico svolto dalla consigliera Masè per costruire un punto di mediazione. Ha ribadito l’importanza della continuità del progetto educativo, richiamando alcune sperimentazioni 0-6 attivate in diversi comuni del Trentino, che però presentano impianti ed esiti molto differenti. Secondo Maestri, la mancanza di una valutazione sistematica dei risultati – probabilmente dovuta all’assenza di criteri condivisi – ha impedito di utilizzare quelle esperienze per migliorare il disegno di legge. Entrando nel merito dell’articolato, ha rilevato come la parte organizzativa è stata collocata all’articolo 3, mentre la parte pedagogica sia stata inserita nel 6: “Quando si costruisce un disegno di legge, si parte dalla parte valoriale. Prima progetto pedagogico, poi organizzazione. Spaccare in due consente di dare una doppia lettura”, come se si desse priorità all’assetto organizzativo rimandando a un secondo momento la definizione dei contenuti educativi. Sul tema del personale, ha ricordato che è stata votata la norma che vede il personale ausiliario ora in capo ai Comuni passare alla Provincia, sottolineando come vi sia stata una richiesta forte da parte degli enti locali e la necessità di fare ordine, anche per quanto riguarda l’aspetto contrattualistico e sulla qualità della formazione e accusando la Provincia di essere in ritardo di quattro anni nell’applicazione della norma. In chiusura, ha ribadito l’auspicio di arrivare ad un risultato condiviso e ha ringraziato la consigliera Masè per aver riportato la questione ad un livello politico e non meramente tecnico.

Franzoia: l’educazione deve essere al centro dell’agire

Anche la consigliera Mariachiara Franzoia (Pd del Trentino) ha voluto ringraziare chi si impegna per affrontare un tema così importante, parlando della necessità di ampliare il discorso alla “centralità dell’educazione”: “Educare significa tirare fuori da ciascun bambino il proprio talento, favorire lo sviluppo di quella bambina, di quel bambino”. Ha posto il tema della comunità educante, del ruolo che svolgono le scuole per l’infanzia ma anche la famiglia. “Oggi abbiamo mamme e genitori che richiedono l’accesso ai servizi fin dai primi mesi di età perché riconoscono certo un bisogno di conciliazione tra vita professionale e familiare, ma anche un ruolo fondamentale nello sviluppo educativo”. Ha parlato di un mancato riconoscimento economico, ma anche sociale, della figura dell’insegnante e dell’educatore: “Oggi sono meno scelte come professioni e dobbiamo rimetterla al centro”. Si è quindi soffermata sul ruolo dei Comuni nel costruire servizi per l’infanzia: “C’è molto da fare anche per le difficoltà che i comuni incontrano”. Ha quindi posto l’accento sul tema del progetto educativo, ricordando come vi sia una necessità di integrazione tra le famiglie e le scuole per l’infanzia per creare una vera comunità educante. Ha ripercorso poi le normative che si sono succedute nel tempo per rispondere alle necessità di una società che evolve velocemente nel tempo e sulla necessità di dare ordine. “L’auspicio è che questo disegno di legge, attraverso il lavoro di mediazione che viene portato avanti in queste ore, possa vedere luce”.

La consigliera Antonella Brunet (Lista Fugatti) ha detto, rispondendo alla consigliera Maule, ha detto che nel suo intervento ha voluto ricordare l’importanza di avere spazi nei comuni piccoli dove vi sono bambini che non possono frequentare un nido per le distanze.

de Bertolini: è necessario ascoltare l’urgenza del cambiamento

Andrea de Bertolini (Pd del Trentino) ha parlato del disegno di legge di iniziativa popolare come segnale “dell’urgenza e dell’immediata necessità di cambiare l’esistente”. “E’ un argomento questo che in qualche maniera pretende di chiamarsi fuori da divisioni politiche nella logica di schieramenti, perché è evidente che il patrimonio umano che in qualche modo sta al centro di questi dibattiti normativi è costituito da quanto sta più a cuore a tutti noi, e cioè mettere a terra strumenti che permettano il corretto sviluppo psico-fisico dei minori a partire dai più piccoli”. “Ci si sta ritrovando sul cosidetto sistema della cultura 0-6, una fase della vita fondamentale”. Per il consigliere de Bertolini non vi deve essere contaminazione politica di schieramento sul dibattito su un tema come questo. Dopo l’introduzione di merito, ha affrontato la questione del metodo: “Siamo arrivati in commissione su due binari paralleli”, ha detto parlando del disegno di legge di iniziativa popolare. “E’ un peccato che non si sia scelto di confondere i paralleli, per dare vita ad un confronto, cercando quella redutio ad unum, se si condivide quel punto di partenza che è l’inadeguatezza dell’impianto normativo e la ricerca di una soluzione”. In conclusione ha detto “Ho la sensazione che si possa arrivare, attraverso questa mediazione a qualcosa di positivo. Ho la convinzione che questo testo di legge non potrà far ritenere di aver esaurito l’impegno politico su questa materia, per prima cosa nel riconoscere il lavoro di chi opera in questo particolare segmento”. “Se si arriverà ad un punto condiviso, sarà messo un tassello per poter raggiungere nelle puntate successive a risultati ancora migliori”.

Zanella: garantire la qualità dell’educazione anche nelle valli

Di un tema fondamentale per la nostra società ha parlato anche Paolo Zanella (Pd del Trentino). “Il ruolo che hanno i nidi d’infanzia e le scuole per l’infanzia, hanno il compito oggi anche di integrare il ruolo genitoriale delle famiglie. Ha quindi parlato dei modelli educativi, richiamando il fatto che “il nido per l’infanzia non ha solo una funzione conciliativa, ma soprattutto con una valenza fortemente educativa. Gli studi ne dimostrano la rilevanza”. Ha voluto porre l’accento sulla questione della necessità di un forte coordinamento pedagogico che ha bisogno di una governance che sappia tenere insieme il sistema 0-3 e quello 0-6: “Occorre garantire la continuità 0-3 e 3-6 con percorsi dedicati, con insegnanti che si dedichino alla fascia d’età per le quali sono state formate e per le quali sono state assunte, per garantire una qualità equa su tutto il territorio provinciale. Anche nei paesi periferici, laddove si decida di far convivere servizi, non solo nidi per l’infanzia, ma anche servizi come tagesmutter, occorre garantire che siano servizi di qualità, attraverso i poli per l’infanzia”. Anche Zanella ha parlato del problema dei contratti per il personale. In chiusura al suo intervento ha detto che “il progetto 0-6 viene ripreso anche negli obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’Agenda 20-30 dell’ONU”, ricordando come sia contenuto nello stesso punto anche l’obiettivo di partire sin dalla prima infanzia con il tema dell’equità e dell’inclusione, affinché lo “sviluppo cognitivo dei ragazzi parta con una inclusione della diversità, a partire dalla parità di genere. A partire dalla scuola per l’infanzia bisogna lavorare affinché siano superati gli stereotipi di genere per superare l’asimmetria di potere”. “La scuola per l’infanzia e i nidi per l’infanzia hanno forse la responsabilità educativa più pesante, insieme alle famiglie, perché è lì che si iniziano a formare le basi per il pensiero critico”.

Valduga: il tempo per la mediazione necessario

Il capogruppo di Campobase ha ripreso dal concetto di potere, “non tanto nel sostantivo, quanto nel verbo, nel senso di poter fare”. “Sono tutti interventi che dimostrano come il tema sia importante, come stia a cuore, stimolando riflessioni ed emozioni”. Ha ricordato l’esperienza personale genitoriale e quella da amministratore: “Mi è capitato più volte di sentire dell’importanza, della crucialità di quei primi mille giorni di vita, l’ansia, lo sgomento, di fronte al fatto che tu da genitore, puoi fare danni importanti senza nemmeno rendertene conto”. “Venendo alla esperienza di amministratore, lo 0-6 o la possibilità di mettere insieme servizi 0-3 e 3-6 si corre il rischio che diventi economia di scala, immagine di consenso rispetto ai genitori perché rendi tutto più semplice e di perdere di vista il progetto educativo. Per fortuna, dentro la possibilità di approfondimento che c’è, riesci ad apprezzare diverse dimensioni e trovi motivazioni per mettere in testa il progetto educativo e la crescita dei bambini e delle bambine e in questo trovi motivazioni forti per restituire quel primato della politica che a volte tenderebbe invece a soccombere di fronte a quello che dice la tecnica”, ha detto ricordando che a Rovereto sta sorgendo un polo 0-6 nel quartiere di Sacco, nato dall’incontro con la comunità e con chi opera in quel settore. Ha poi posto una questione più ampia sul tema dell’integrazione dei servizi 0-3 3-6: “Se si capisce che il servizio 0-3 non è solo un servizio conciliativo, ma è un grande progetto educativo allora bisogna parlare anche dei costi”, un tema, per Valduga, che “non è nemmeno secondario in un momento in cui la nostra società non cresce di fronte alla denatalità”. Ha ricordato quando nella passata legislatura la consigliera Masè aveva parlato in sede di Consiglio delle Autonomie locali, lo aveva presentato come “progetto educativo”, facendo presa sui sindaci, a testimoniare quanto il problema sia sentito. Altro tema “che dobbiamo assolutamente presidiare” è quello dell’autonomia dei Comuni. “I comuni possono lavorare bene solo se sono messi nelle condizioni di farlo anche economicamente”, ha detto, denunciando la “dismediazione” che avviene tra Comuni e Provincia. “Si corre il rischio di fare figli e figliastri”. Facendo anche un paragone con il mondo della sanità ha detto che “vi sono servizi con sono sulla carta ma che creano in realtà delle sperequazioni.” “Siccome mi pare che si sia aperto un confronto assolutamente positivo, prendiamoci il tempo per completare in maniera positiva questo percorso. Siamo qui per fare proposte per e non per fare opposizione a una proposta che consideriamo importante”. “Nel tempo che si prendiamo per l’approfondimento e la mediazione, l’auspicio è che si trovi lo spazio tutti insieme per ricordarci il primato della politica, l’importanza dell’Autonomia”.

Bisesti: rammarico per non aver potuto votare il ddl

Mirko Bisesti (Lega) ha ricordato come siano passati sette anni da quando si è iniziato ad affrontare questo argomento nella passata legislatura: “Ricordo quando la consigliera Parolari ha portato in Commissione il suo disegno di legge auspicando quello che ad oggi non c’è stato, ovvero un punto di incontro”. “C’è un rammarico, ovvero che oggi non siamo arrivati ad un punto, a votare questo disegno di legge”. Ha rivendicato il percorso fatto in Commissione per “creare una cornice dentro cui muoversi a chi in quel mondo lavora”. “Dobbiamo partire dal basso. Il laboratorio – ha detto rispondendo a Valduga – è quello che già sul territorio viene portato avanti e sul quale noi siamo in ritardo”, ha detto, chiudendo con l’auspicio che si arrivi a una conclusione del percorso.

Il presidente Soini ha quindi chiuso la seduta del Consiglio, ricordando che è convocato nuovamente per il 24 febbraio.

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