Domani, venerdì 20 febbraio, come ogni anno, i Padri Rosminiani, le Suore della Provvidenza e i membri laici dell’Istituto della Carità (IC) ricordano con trepidazione e affetto l’anniversario della fondazione della Società – come a volte la definiva Antonio Rosmini – della Carità. L’appuntamento viene così ricordato da padre Mario Pangallo.
Contemporaneamente, le Suore canossiane, fanno memoria della fondazione delle Figlie della Carità nella città di Trento, ad opera della sorella di Antonio Rosmini, Giuseppina Margherita Rosmini, la quale, sempre nel 1828, ristruttura a proprie spese l’ex convento francescano, che sussiste ancora ai nostri giorni e accoglie, ora, una dei più eminenti Istituti del mondo del tessile: la Scuola Superiore Centromoda.
Era l’anno 1828, e, secondo gli accordi presi con il sacerdote lorenese Giovanni Battista Loewenbruck, Antonio Rosmini, il 19 febbraio si porta a in Val d’Ossola, nell’antico Santuario dedicato al Santissimo Crocifisso. Il Santuario accoglieva le ultime cappelle di una Via Crucis del ‘6oo. Le stazioni, ancor oggi, sono edifici in pietra che espongono le statue in gesso ad altezza d’uomo, e che, partendo dai piedi del monte, ai bordi della città di Domodossola, salgono con gradualità sino alla sommità. La devozione popolare cattolica del passato e del presente, nel salire al colle, conserva le caratteristiche di un pellegrinaggio che abbandona la “valle oscura” della civiltà mondana, per salire il monte del Sacrificio e della Gloria divina: è stata aggiunta, infatti, a conclusione, la “Cappella del Paradiso”. Il giorno 20, mercoledì delle ceneri, Rosmini, da solo, intraprende un corso di esercizi spirituali e, al medesimo tempo, dà inizio all’Istituto che prenderà il nome della Carità.
Il Fondatore roveretano esorterà sempre i suoi a pensare in grande; egli stesso ne offre un esempio ponendo come fine del suo Istituto la santità, e quale mezzo della volontà di Dio la carità universale. A immagine della Chiesa, la Congregazione rosminiana non può porsi dei limiti a quegli obiettivi di bene che il Signore, tramite la Chiesa, può richiedere ed esigere a coloro che desiderano vivere l’obbedienza monastica in totale libertà interiore.
Questa ‘carità’ rivela la sua universalità, non solo nell’esercizio delle opere, ma anche nell’accoglienza delle persone, per cui possono divenire membri effettivi sia i laici che vivono nel mondo la loro individuale e cristiana vocazione, entrando a far parte dell’IC come Ascritti, sia il clero secolare e religioso che pur conservando il proprio stato e obbedienza nella propria diocesi o congregazione, tuttavia desiderano partecipare dello spirito di universalità che l’IC esercita nel mondo; costoro vengono definiti Figli adottivi. Lo stesso vale per le Suore della Provvidenza, le quali, iniziate dal Loewenbruck, ricevono però statuti e obbedienze da Antonio Rosmini che dona loro la stessa finalità e i medesimi percorsi della Società della Carità, e sono pertanto conosciute anche come ‘Suore rosminiane’.