Continuano a fare discutere anche dopo la loro conclusione le Olimpiadi Invernali Milano–Cortina 2026, dopo che mella giornata di ieri, 23 febbraio, le attiviste di Extinction Rebellion Trentino sono scese in azione a Trento affiggendo in diversi punti della città una serie di manifesti con l’obiettivo di ribaltarne la narrativa trionfante e smascherarne le profonde contraddizioni.
“La Fondazione Milano Cortina dichiara di voler “proteggere, coltivare e promuovere la bellezza naturale dei luoghi che ospiteranno i Giochi”. La realtà che osserviamo racconta tutt’altro: l’abbattimento di larici secolari a Cortina per la costruzione della pista da bob, la cementificazione diffusa per i villaggi olimpici e una lunga serie di interventi invasivi imposti dall’alto, senza un reale coinvolgimento delle comunità locali, che stanno devastando territori già fragili. Molti di questi interventi verranno inoltre completati solo fra diversi anni, ben oltre la fine dell’evento sportivo”, spiegano gli attivisti: “Infrastrutture presentate come “eredità” per la cittadinanza si stanno rivelando, nei fatti, strumenti di speculazione privata finanziati con denaro pubblico. Queste Olimpiadi invernali vengono imposte su un territorio in cui l’inverno sta lentamente scomparendo. Le scarse nevicate delle ultime settimane offrono solo una copertura illusoria a una realtà in cui l’innevamento artificiale supplisce ormai alla quasi totalità del fabbisogno degli sport invernali. Un sistema che comporta consumi energetici e idrici enormi, proprio mentre la crisi climatica ci impone una drastica riduzione delle emissioni di gas serra e una gestione sempre più attenta delle risorse idriche, in previsione di eventi siccitosi sempre più frequenti e profondi”.
“Parlare di sostenibilità appare ancora più ipocrita se si guarda ai principali sponsor dell’evento: Eni, tra i maggiori responsabili storici delle emissioni globali di gas serra, e Leonardo, azienda coinvolta nel finanziamento dell’industria bellica e della violenza coloniale, inclusa quella che oggi si traduce nel genocidio del popolo palestinese. Mentre, a causa dell’aggressione all’Ucraina, il comitato olimpico ha vietato di gareggiare sotto la bandiera russa, lo stesso provvedimento non è stato preso nei confronti di Israele, permettendo di gareggiare anche a persone direttamente coinvolte nelle operazioni militari”, prosegue il comunicato. “Un doppio standard che denuncia la natura politica e selettiva di queste scelte. Con questa azione abbiamo voluto sovvertire la pubblicità ingannevole e il greenwashing olimpico, utilizzando gli stessi strumenti comunicativi per raccontare la verità sui muri della nostra città. Portiamo all’attenzione collettiva le derive belliciste di questa epoca, mascherate da slogan e promesse vuote, e l’assurdità di continuare ad accelerare verso il collasso ecologico ignorando l’estinzione di massa già in corso”.