Gli eroi olimpici restano umani

Inaugurazione del villaggio olimpico per le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 in piazza Duomo, Milano 6 Febbraio 2025 ANSA/MATTEO CORNER

Sulle note della Marsigliese, la bandiera della Francia sale lenta. Cala il sipario su questa Milano Cortina, un poco anche nostra. Per le medaglie e non solo. Il televisore sembra acceso da 20 giorni di fila, ma quando premi il tasto rosso del telecomando ti senti come alla fine di un menù a dieci portate in un ristorante di classe.

La pancia piena, ma un posticino ancora ci sarebbe… Ancora. Perché dello sport, di questo sport, a questi livelli, è davvero difficile stufarsi. “Ancora”, d’altra parte, è una delle prime paroline che dicono i bambini, e di fronte a certe imprese torniamo un po’ tutte e tutti a esserlo. E allora, ancora una discesa della Brignone, ancora un arrivo in retromarcia di Sighel, ancora il team quasi tutto trentino che plana sul ghiaccio milanese. Ancora le bocciate di Mosaner e i tiri al millimetro di Constantini con quello sguardo magnetico, che nemmeno Totti sul rigore di Italia – Australia.

Ancora Deromedis che sfreccia verso Livigno sfidando curve e gravità, e il dito di Tomaselli al fotofinish proteso verso l’argento e non solo: robe da Cappella Sistina, Michelangelo perdonaci, anche lo sport è Creazione! Ancora i tre centesimi mancati a Pergher per il bronzo, che non spengono un sorriso che sa già di futuro.

Ancora il cerotto al naso di Franzoni. Ancora l’ultimo poligono di Vittozzi. Ancora Tabanelli che senza il crociato spicca il volo come un Icaro tra i fiocchi di neve. E mica le perde le ali. E sì, ancora Klæbo che spiana le salite correndo con gli sci da fondo ai piedi, perché se oggi il mondo si inchina davanti ai suoi splendenti sei ori, domani anche l’immenso norvegese troverà qualcuno capace di arrivargli avanti. Magari non battente bandiera haitiana, ma che spettacolo vedere le treccine di Stevenson Savart sventolare davanti agli spettatori festanti in tribuna a Lago di Tesero. Son tutti “giovani e belli” gli eroi olimpici. Ad ammirare questi corpi perfetti scolpiti da lavoro e sacrifici, quasi ti dimentichi che dietro al discesista, alla fondista, al pattinatore, alla giocatrice di curling ci sono persone, ragazze e ragazzi che non sono infallibili, che fanno i conti con la fragilità. Uomini e donne che cadono, che inforcano, che non riescono a dedicare la vittoria al nonno che non c’è più, che si ritirano, che arrivano quarti, che arrivano ultimi. Che davanti alla telecamera, rispondono che è stata una giornata storta “come quelle che a noi donne capitano ogni mese”.

Rubando una frase dedicata qualche anno fa da papa Francesco agli sportivi, “nessuno di voi è un superuomo o una superdonna: avete i vostri limiti e cercate di dare il meglio di voi stessi”. Lo sanno bene gli atleti e le atlete olimpiche, ricordiamocelo anche noi.

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