“Mio marito ha messo la sua vita a disposizione di un grande magistrato”. Sono le parole di Tina Montinaro, moglie del caposcorta di Giovanni Falcone e presidente dell’associazione “Quarto Savona 15”, che in questi mesi sta portando in giro per l’Italia la macchina colpita dalla strage di Capaci. La vettura ieri, mercoledì 25 marzo, è arrivata a Trento, e così le parole di Montinaro, che ha raccontato il dolore di una vita spezzata dopo appena cinque anni di matrimonio, ma anche la scelta coraggiosa di restare a Palermo e di non voltare pagina. Una scelta trasformata nel tempo in testimonianza pubblica. “Quando giro l’Italia e vedo tanta vicinanza, il cuore si riempie e mi sento meno sola. Sono una donna fortunata, perché mio marito ha messo la sua vita a disposizione di un grande magistrato. Aveva un grande senso del dovere, quel senso del dovere che dovremmo avere tutti”.
Montinaro ha poi invitato a guardare oltre la retorica degli “eroi”: “È facile chiamarli così, perché sembrano inavvicinabili. Ma erano uomini, uomini che hanno fatto semplicemente il loro dovere”. Un passaggio particolarmente forte ha riguardato il tema della verità e della memoria ancora incompiuta. Quindi rivolgendosi in particolare ai giovani presenti in sala, ha richiamato il valore della scelta personale e del coraggio civile: “La strage di Capaci appartiene all’Italia intera. Siete voi giovani che dovete cambiare le cose, decidendo da che parte stare: dalla parte della legalità”. Il suo messaggio finale è stato un invito a non delegare ad altri il cambiamento: “Fare memoria significa anche andare avanti mettendosi in gioco. Non bisogna aspettare che siano gli altri a muoversi. Ognuno deve metterci qualcosa di proprio, se vuole il cambiamento. Chi si gira dall’altra parte è colpevole. Libertà e legalità sono un binomio importante”.