“La guerra non è un destino e la pace inizia da noi ed è l’unico futuro possibile”. È uno dei passaggi centrali dell’omelia pronunciata questa mattina dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nella Basilica di San Francesco ad Assisi, dove ha presieduto la celebrazione eucaristica per la festa del Patrono d’Italia.
Nel richiamare la figura del Poverello, Zuppi ha invitato a contrastare “la cultura della potenza”, definendola “volgare e invadente”, alimentata da nazionalismi, interessi economici e campagne che “creano il nemico invece di cercare quello che unisce”. “Frate Francesco disarma il lupo chiamandolo frate”, ha detto il cardinale, richiamando l’episodio di Gubbio come esempio di una pace costruita attraverso il dialogo e la relazione. La pace, ha sottolineato, non si realizza con le armi, ma attraverso “il dialogo e il diritto”. Zuppi ha quindi ricordato l’appello di San Francesco ai governanti perché scelgano la pace: “Non c’è tempo da perdere, perché la sofferenza è enorme”. E ha indicato come alternativa al “diritto della forza” la forza del diritto, chiedendo “operatori umili e architetti umili di pace” capaci di aiutare gli uomini a vivere insieme. “Solo se la pace è con tutti è davvero pace”, ha concluso sul punto il presidente della Cei.