Parte la Visita pastorale in Vallagarina. Tisi: “Un sorriso e un abbraccio di chi ti ama ti fa volare”

“La messe è molta”. Non è soltanto il titolo che accompagna la Visita pastorale dell’arcivescovo Lauro Tisi. Ad Avio, nella Messa che sabato 3 ottobre ha segnato l’apertura ufficiale della nuova tappa in Vallagarina, quelle parole hanno cominciato ad assumere i volti e le storie incontrati nei primi giorni.

Nella chiesa di Santa Maria Assunta, le comunità della Zona pastorale hanno accolto festosamente l’Arcivescovo – anche grazie a ben tre cori in azione – dopo i primi appuntamenti iniziati giovedì a Rovereto: l’incontro con i sacerdoti, le visite agli anziani e agli ammalati, il confronto con il Consiglio pastorale di Zona. Un cammino che proseguirà nei prossimi mesi, fino a marzo 2027, attraversando comunità e territori della Vallagarina.

A dare il benvenuto, all’inizio della celebrazione – alla presenza anche del vescovo missionario di Mori monsignor Mariano Manzana –, il vicario di Zona don Marco Saiani, il parroco dell’Unità pastorale Pieve di Avio don Luigi Amadori e, a nome del Consiglio pastorale di Zona, Angela Emmanuelli. Nei loro interventi un tratto comune: vivere la Visita non come qualcosa da “organizzare bene” o un esame da superare, ma come occasione per riconoscere il bene già presente, guardare con sincerità anche alle fragilità e rinnovare il desiderio di annunciare il Vangelo.

Don Luigi, dopo avere simpaticamente salutato don Lauro – “Benvenuto al sud” – ha utilizzato un’immagine particolarmente efficace proprio guardando alla chiesa di Avio, recentemente restaurata: restaurare gli edifici deve spingere anche a “restaurare le nostre comunità”, valorizzando anzitutto ciò che c’è, senza lasciarsi paralizzare dalla constatazione che gli operai sono pochi.

Le donne che hanno stupito l’Arcivescovo

Ma è stato soprattutto il saluto del Consiglio di Zona a offrire all’Arcivescovo lo spunto per una sottolineatura che ha attraversato poi anche l’omelia. Tisi ha raccontato l’incontro della sera precedente con il Consiglio pastorale e, in particolare, con un gruppo di donne che lo hanno profondamente colpito per la qualità della riflessione e per lo sguardo di speranza con cui immaginano i mesi della Visita, aprendola anche al dialogo con chi non crede o non frequenta la comunità ecclesiale.

“Se il buongiorno si vede dal mattino, le donne del Consiglio di Zona mi hanno già stupito”, ha confidato l’Arcivescovo. E nell’omelia è tornato su quell’incontro: “Ieri sera sono tornato a casa e ho detto: ti benedico, Signore, per queste donne che ho incontrato, che in mezzo alle difficoltà di oggi, piene di fiducia, mi dicevano: noi vogliamo mettercela tutta perché la Visita pastorale diventi di nuovo un investimento nell’incontro, nel prendersi cura e nell’amare”. Una Chiesa, dunque, che non si limita a misurare ciò che manca, ma prova a riconoscere e far crescere ciò che già germoglia.

“Ho voluto regalargli un pezzo di comunità”

Un secondo “segno” è arrivato all’Arcivescovo poche ore prima della Messa, durante la visita ad alcune persone ammalate. Tisi ha raccontato l’incontro con una mamma e con il figlio con disabilità.

Di fronte alla possibilità di scegliere tra un ulteriore percorso per migliorare una sua abilità fisica e l’esperienza della vita comunitaria, quella madre ha scelto quest’ultima. “Ho voluto regalargli un pezzo di comunità“, ha sintetizzato l’Arcivescovo, visibilmente colpito da quelle parole.

Una “perla”, l’ha definita, da consegnare all’intero cammino della Visita pastorale: la comunità e le relazioni come dimensione essenziale della vita, prima ancora dell’efficienza e della performance.

La vigna, tra bellezza e dramma

Nell’omelia, partendo dalla pagina evangelica dei vignaioli omicidi, Tisi ha descritto l’umanità come intreccio di “incanto e dramma”, capace di straordinaria bellezza ma anche di violenza. Alla radice della deriva, ha osservato, vi è spesso la logica dell’avere, del possedere e dell’accumulare, con il denaro trasformato da strumento a ragione ultima dell’esistenza. E accanto al possesso, la tentazione di affidare alla forza e alla violenza la soluzione dei conflitti.

Una logica alla quale il Vangelo contrappone un volto completamente diverso di Dio: non un Dio che chiede agli uomini di morire per lui, ha sottolineato Tisi, ma “un Dio che muore per l’uomo”, che alle fragilità umane non risponde con la vendetta, ma continua a scommettere sulla possibilità di portare frutto.

Ed è proprio questo frutto che l’Arcivescovo dice di incontrare nella Visita pastorale: uomini e donne che ogni mattina si alzano per prendersi cura degli altri, volontari, persone capaci di prossimità, famiglie e comunità che, nonostante le difficoltà, continuano a credere nell’incontro.

“Non abbiamo alternative: o l’incontro o la morte“, ha sintetizzato Tisi. “Nessun conto economico ti toglie la tristezza. Un sorriso e un abbraccio di chi ti ama ti fa volare”. Da qui l’invito alle comunità della Vallagarina a iniziare il cammino senza paura: “Coraggio, la messe è abbondante“.

La vocazione missionaria e un dono che diventa condivisione

Prima del Padre Nostro don Lauro ha richiamato monsignor Manzana, già vescovo di Mossoró in Brasile e la sua esperienza missionaria, citata da Tisi in avvio dell’Ottobre missionario che quest’anno segna anche l’avvio delle celebrazioni per il centenario della pastorale missionaria diocesana.

Al termine della celebrazione, le comunità hanno voluto tradurre simbolicamente questo stile di cura in un gesto concreto: all’Arcivescovo sono stati consegnati alcuni viveri destinati agli ospiti del “Pasto della Provvidenza” di Rovereto, realtà sostenuta anche dall’impegno di molti volontari del territorio.

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