I maturandi e la fatica di crescere: una traccia d’esame sulla perseveranza

Gli studenti del liceo Visconti di Roma durante la prima prova scritta dell’esame di Maturità, 18 giugno 2025. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Tra le tracce della prova di italiano all’esame di maturità, quella dedicata alla fatica è stata una delle più scelte dagli studenti. Il testo, tratto dal libro “Alzarsi all’alba” del giornalista e scrittore Mario Calabresi, nasce da una frase che lo stesso autore aveva rivolto a un gruppo di maturandi: «Vi auguro di fare fatica».

Un augurio che può apparire paradossale, ma che Calabresi spiega come un invito a considerare l’impegno non come una condanna, bensì come un alleato. Fatica significa passione, dedizione, costanza, capacità di non arrendersi e di inseguire i propri progetti senza cercare scorciatoie.

Il significato della traccia va oltre la semplice celebrazione del sacrificio. In una società che spesso promette risultati immediati, il tema proposto ha rimesso al centro il valore del tempo, dello studio e della perseveranza. La fatica di cui parla Calabresi non è quella delle privazioni del passato, ma quella della crescita personale, della capacità di dedicarsi a qualcosa con pazienza e tenacia. La riflessione acquista ancora più valore in un’epoca segnata dalla rivoluzione tecnologica e dall’intelligenza artificiale. Molti osservatori mettono infatti in guardia dal rischio che gli strumenti digitali diventino maestri dell’immediatezza – qui e subito, grazie ad un clic – ali-oblò mentando l’illusione che tutto possa essere ottenuto rapidamente e senza sforzo. Dalle risposte istantanee ai riassunti generati in pochi secondi, la tecnologia tende a premiare la velocità più che la pazienza. Il pericolo non è l’innovazione in sé, ma l’idea che si possa sostituire il percorso con il risultato, rinunciando a quella fatica che forma il carattere, sviluppa il senso critico e rende davvero proprie le conoscenze acquisite.

Per questo, il fatto che molti maturandi abbiano scelto la traccia sulla fatica può essere letto come un segnale incoraggiante. In una stagione in cui la tecnologia sembra offrire scorciatoie sempre più sofisticate, tanti giovani hanno deciso di confrontarsi con un tema che richiama il valore dell’impegno. È un indizio che lascia sperare che le nuove generazioni, pur vivendo immerse nell’era dell’intelligenza artificiale, continuino a riconoscere che nessun algoritmo può sostituire la pazienza, la creatività e la maturazione che nascono dal lavoro e dall’esperienza.

Proprio l’avvento dell’intelligenza artificiale rende ancora più attuale il messaggio di Mario Calabresi. Come ha sottolineato anche papa Leone XIV nel suo magistero dedicato alle nuove tecnologie, sino all’enciclica “Magnifica Humanitas”, l’innovazione non chiede meno preparazione, ma più studio, più consapevolezza e una maggiore capacità critica. Governare strumenti sempre più potenti richiede persone formate, capaci di comprendere e non soltanto di utilizzare. In questo senso la fatica non appartiene al passato, ma rappresenta la condizione per abitare il futuro senza subirlo. È la ricetta per cogliere le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, senza diventarne dipendenti o succubi: perché la tecnologia può accelerare molti processi, ma resta l’impegno umano a dare senso, direzione e responsabilità al progresso.

La fatica non è soltanto una virtù individuale, ma anche una condizione della democrazia. Essere buoni cittadini richiede impegno. C’è la fatica di informarsi, verificando le fonti e distinguendo i fatti dalle fake news. C’è la fatica della partecipazione, che significa interessarsi alla vita della comunità e non limitarsi a osservare da spettatori. C’è la fatica della scelta, perché decidere implica valutare, confrontare idee diverse e assumersi le conseguenze delle proprie decisioni. E c’è la fatica della responsabilità, quella che porta a non delegare sempre ad altri, agli algoritmi o alle emozioni del momento il proprio giudizio. In un tempo in cui tutto sembra spingere verso la semplificazione e le risposte immediate, la democrazia continua invece ad avere bisogno di cittadini disposti a studiare, a riflettere e a confrontarsi. Anche la libertà, in fondo, richiede fatica. Perché una società composta da persone che rinunciano all’impegno rischia di diventare più fragile e più esposta alle manipolazioni. La fatica di pensare, di informarsi e di partecipare è dunque uno dei presupposti indispensabili per custodire una cittadinanza consapevole e una democrazia viva.

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