“Il manoscritto”, la fragilità delle relazioni nel romanzo di Giorgio Antoniacomi

“Ero a Disto, una località che, fino a due mesi prima, non sapevo nemmeno esistesse. Ed ero a più di mille chilometri da casa”. Una conversazione, colta casualmente sul treno che prende tutti i giorni, porta il protagonista, un bibliotecario, a intraprendere un viaggio inatteso e ineluttabile fino a un remoto paese della Calabria. Qui, in un museo che accoglie un solo visitatore
per volta, inizia un percorso interiore che lo costringe a una faticosa scoperta di sé e a mettere in dubbio l’ordine quasi catalografico, ma solo apparente, della sua esistenza.

“Il manoscritto” di Giorgio Antoniacomi unisce il senso del viaggio ad un percorso in cui il protagonista si ritrova davanti a se stesso. In un’atmosfera crepuscolare e ambigua, e in un crescendo di tensione emotiva, il romanzo parla del passato come tempo non concluso; del peccato e del rimorso; della fragilità delle relazioni; della vita come incognita che ammette molte soluzioni o, forse, nessuna.

Giorgio Antoniacomi è nato e vive in Trentino. Dirigente del Comune di Trento per oltre trent’anni, si è occupato soprattutto di trasformazioni delle città. Dal 2015 al 2020 è stato direttore della Biblioteca comunale di Trento. Per Publistampa e Il Margine ha pubblicato un romanzo e alcune raccolte di racconti.

 

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