Sarebbe del tutto limitante intendere i manifesti turistici in generale, e in specifico quelli di una realtà geografica ampia, variegata e complessa com’è il Lago di Garda, semplicemente quali degli strumenti pubblicitari, delle testimonianze, ancorché particolarmente preziose, del processo culturale (nel nostro caso lungo quasi due secoli e mezzo) che è andato via via a costruire l’immagine stessa del Lago di Garda. Essi sono molto di più. Costituiscono un patrimonio unico che racconta il rapporto profondo tra una serie di comunità, tutte quelle venete, lombarde e trentine che si affacciano sul Lago, e il proprio territorio, la propria storia, la propria economia. Che racconta l’evoluzione del rapporto fra tali comunità e i forestieri, l’evoluzione stessa del concetto di turismo e poi il modo in cui un paesaggio, questo paesaggio, si è trasformato: relativamente a ieri in memoria collettiva, relativamente ad oggi in patrimonio condiviso, relativamente al futuro in una promessa, ma perché ciò possa avvenire, in una responsabilità. Senza dimenticare i pittori, i grafici e gli illustratori che, veri “influencer” ante litteram, tra Otto- e Novecento hanno contribuito in modo sostanziale a creare un’immagine, un’idea del valore della accoglienza, hanno lavorato per promuovere il Garda. Di fatto hanno spiegato che cosa è, e che cosa può essere il Garda.
Dall’inizio dell’Ottocento, nel giro di pochi decenni il turismo diventa la principale risorsa economica del territorio: il Garda inizia ad attirare un numero sempre crescente di visitatori, soprattutto dai paesi germanofoni, visitatori ai quali i manifesti pubblicitari forniscono immagini, suggestioni e informazioni essenziali per i loro viaggi. Il lago si afferma come una delle mete privilegiate del turismo mitteleuropeo più raffinato. Dopo la Prima guerra mondiale l’intero lago entra a far parte del Regno d’Italia, simbolo del progresso sono le nuove strade percorribili in auto, la Gardesana Orientale e la Occidentale: la grafica pubblicitaria crea l’immagine di un lago moderno e spettacolare. Negli anni Venti e Trenta il Garda conosce una nuova trasformazione, il turismo riprende lentamente vigore e assume nuove forme, cambia anche il pubblico di riferimento e fra l’altro cambia anche la rappresentazione del corpo proposta dalla grafica pubblicitaria.
Matteo Rapanà, direttore del Museo Alto Garda e curatore della mostra, nel suo intervento introduttivo, e con lui tutto il ricco catalogo denso di saggi importanti e di illustrazioni magnifiche, hanno chiarito che tale mostra è il frutto di un lavoro di squadra di lunga data che sin dall’inizio ha cercato di capire come il Garda è mutato e come sono mutate la sua immagine e la sua percezione. E viene da dire che c’è riuscita. Allestita nelle ampie sale della Rocca di Riva del Garda, la mostra resterà aperta fino al 18 ottobre.