Europa, la fine delle illusioni

Dodici ministri degli interni hanno chiesto alla Commissione di erigere muri e fili spinati ai confini est e sud est dell’Unione

Il tempo delle illusioni è finito. L’Europa è tornata a dividersi e a litigare. Sono passate solo poche settimane dal discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato davanti al Parlamento europeo dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Con una notevole enfasi la von der Layen aveva sottolineato il ritorno alla solidarietà nell’Unione Europea.

Due i capisaldi di questo nuovo spirito. Il primo, la straordinaria capacità di acquisto e distribuzione di milioni di dosi di vaccino in tutti i 27 stati membri e in aggiunta anche l’invio di altri 400 milioni in 42 paesi di 4 continenti. Il secondo, il lancio dell’ambizioso Next Generation EU destinato a rilanciare l’intera economia europea dopo la grave depressione seguita alla pandemia. Insomma, da una parte l’abbozzo di un’integrazione comune anche nel campo della salute, dall’altra l’abbandono delle rigide regole di convergenza economica sulla base di un piano di rilancio economico di assoluto rilievo. Piano che inaugura, inoltre, nuovi meccanismi comunitari, come l’indebitamento dell’UE sul mercato internazionale dei capitali e la prospettiva di nuove risorse proprie necessarie per ripagare il debito. Un vero miracolo di creatività e un’iniezione di fiducia per i cittadini dell’UE.

Poi improvvisamente ecco emergere due nuove sfide alla ritrovata unità dei 27. La prima, come è noto, è arrivata da una lettera di 12 ministri degli interni indirizzata alla Commissione con la richiesta di erigere muri e fili spinati ai confini est e sud est dell’Unione per bloccare i probabili flussi di rifugiati dall’Afghanistan oltre che da Siria e Iraq. Naturalmente a spese del bilancio comunitario. Facile per Bruxelles respingere questa pretesa, ma ciò non toglie che la tanto vantata solidarietà interna è scomparsa allorquando il tema è diventato quello dell’immigrazione dall’esterno. Fatto certamente prevedibile, ma non in questa forma di eclatante sfida ai tanti disperati che cercano di sfuggire a guerre e fame. La seconda sfida è andata a sommarsi alla prima. Viene cioè da alcuni degli stessi paesi che hanno ispirato la lettera dei dodici e cioè dalla Polonia con l’aperto sostegno dell’Ungheria. Questa volta la questione è ancora più seria, almeno per quanto riguarda il futuro dell’Unione.

Si tratta infatti del pronunciamento della Corte costituzionale polacca (di nomina, è bene ricordarlo, governativa) di diniego della prevalenza del diritto comunitario su quello nazionale. Si tratta, come è facile comprendere, di un principio vitale per l’UE. Negare questa supremazia significa affossare l’intera struttura giuridica dell’UE, cioè tornare a regole intergovernative, dove tutti i 27 stati membri dovrebbero di volta in volta mettersi d’accordo in modo unanime su questo o quel regolamento comunitario, senza l’obbligo di rispettarlo a tutti i costi e indefinitamente. Non servirebbero quindi più la Commissione, il Consiglio dei Ministri, il Parlamento europeo e la Corte di Giustizia che elaborano le leggi e i regolamenti applicabili poi da tutti gli stati membri, senza eccezioni. Un bel salto indietro per il processo di integrazione. Naturalmente la sentenza della Corte polacca ha suscitato l’entusiastico sostegno dell’Ungheria di Viktor Orbàn e di altri stati dell’Est Europa.

Ha poi ridato fiato a tutti i sovranisti e populisti, fra cui i nostri Salvini e Meloni, che con il Next Generation EU avevano perso un po’ dei loro argomenti preferiti, di depotenziamento dei compiti dell’Unione e di sua trasformazione in un semplice organismo di coordinamento volontario fra stati sovrani. Eppure, più che mai oggi ci sarebbe bisogno di Europa. Pensiamo al ricatto russo sulle forniture di gas attraverso il quale Vladimir Putin può a suo piacimento fare lievitare o diminuire il suo costo a fronte di determinate richieste all’Ue. O ancora, la necessità di affrontare insieme i temi dell’ambiente o della digitalizzazione utile a mantenere competitivo il grande mercato interno dell’UE. Tutte questioni che non possono essere decentemente affrontate da un singolo stato membro, neppure dalla Germania, potenza economica ma piccola entità politica di fronte a giganti come Russia, Cina e Stati Uniti. Più Europa, quindi, anche se oggi questa richiesta appare un’utopia. Eppure non vi sono altre strade da percorrere, se si vogliono tutelare al meglio i nostri stessi interessi nazionali.

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina