Cinque storie per dare voce al dolore degli “orfani speciali”, come li definì la psicoterapeuta e criminologa Anna Costanza Baldry. Mercoledì 23 settembre, presso lo studio d’arte Andromeda, a Trento, è stata inaugurata la mostra “Io esisto. Il racconto degli orfani e delle orfane di femminicidio”, curata dalla giornalista e fotografa Stefania Prandi. L’esposizione si inserisce nel progetto “Orphan of Femicide Invisible Victim”, portato avanti dal dicembre 2021 in cinque regioni del Nord-est, tra le quali il Trentino-Alto Adige, dove l’Associazione Coordinamento Donne ets ha seguito undici orfani di femminicidio. “Il progetto – ha spiegato la coordinatrice Elisa Pisetta – ha l’obiettivo di accompagnare chi resta dopo un femminicidio attraverso diversi tipi di interventi, tra cui il supporto psicologico. Si parte anzitutto con un’analisi dei bisogni dell’orfano o dell’orfana, che non sono mai standardizzati: ognuno ha i propri”.
C’è chi, come Giada, ha scelto di farsi fotografare accanto in un campo di girasoli, i fiori preferiti della mamma. “Il tentativo di questo lavoro fotografico e giornalistico è quello di superare la narrazione dominante del femminicidio fatta dai media, con la pornografia del dolore che punta a insistere sulle presunte ragioni dell’assassino”, ha raccontato l’autrice Prandi. Il linguaggio usato per ogni racconto a volte è poetico, a volte cronachistico, a seconda della scelta degli intervistati. “Un’altra scelta è stata quella di incontrarli solo per un giorno”, ha aggiunto Prandi. “Un elemento che in qualche modo rompe con l’idea di fotoreportage classico, in cui la forza delle foto è data dalla conoscenza dell’intervistato. Quella che si è creata è un’altra forma di intimità, che loro hanno aperto per poco tempo e poi chiuso”.
L’esposizione rimarrà visitabile fino al 27 settembre.