Nuove dipendenze: non basta il contenimento, servono competenze socio-emotive

Gaming, gioco d’azzardo online, social media, acquisti compulsivi e pornografia: il confine tra l’uso quotidiano della rete e l’insorgere di comportamenti problematici si fa sempre più sottile tra le giovani generazioni. Se ne è parlato a Palazzo Piomarta nell’ambito del Festival EDUCA, durante l’incontro “Dipendenze: cosa sono e come intervenire”, promosso da Fondazione Franco Demarchi e Università di Trento.

L’appuntamento, moderato da Daniela Amosso, ha visto a confronto Ornella Corazza, direttrice dell’Addiction Science Lab dell’Università di Trento, e Maurizio Gentile, docente alla LUMSA di Roma, per analizzare l’evoluzione delle dipendenze tra ragazzi e adolescenti e definire strategie preventive integrate basate su evidenze scientifiche e competenze socio-emotive.

Durante il suo intervento, la professoressa Ornella Corazza ha ricordato come le trasformazioni digitali impongano sfide educative del tutto nuove. È fondamentale aumentare la consapevolezza non solo dei più giovani, ma anche delle famiglie, spesso all’oscuro delle dinamiche economiche e di monetizzazione celate dietro app e videogiochi all’apparenza gratuiti. A confermare l’urgenza del tema sono i dati di un recente studio che ha visto coinvolti 24 paesi europei e più di 100 ricercatori, condotto su 2.514 studenti tra i 12 e i 16 anni (distribuiti in 40 scuole): il 42% del campione è risultato ad altissimo rischio di uso problematico di internet, con fattori di vulnerabilità legati soprattutto a sofferenza psicologica, ansia, depressione, impulsività, difficoltà emotive e isolamento sociale.

“Più che cambiare, le dipendenze si sono allargate – ha spiegato Ornella Corazza – accanto alle sostanze dobbiamo considerare comportamenti problematici legati a Internet: gaming, gioco d’azzardo online, contenuti per adulti, acquisti compulsivi e social media. Trascorriamo in media dalle 2 alle 3 ore al giorno online, ma la permanenza arriva fino a 5 ore tra i più giovani: un tempo in cui crescono i rischi di un uso problematico della rete. La questione scientifica è capire quando un comportamento che fa parte della vita quotidiana diventa patologico e richiede un intervento. Molti di questi atteggiamenti sono ormai normalizzati e rendono difficile percepire il rischio. Inoltre, alcuni meccanismi economici dei videogiochi si avvicinano a quelli del gioco d’azzardo: non possiamo più considerarli mondi separati. Dobbiamo spostare l’intervento più indietro: servono dati, formazione e consapevolezza prima che il comportamento diventi patologico e la persona arrivi ai servizi socio-sanitari”.

Il secondo fulcro del confronto ha riguardato il ruolo della prevenzione universale e la promozione delle competenze socio-emotive come fattori protettivi indispensabili nei contesti educativi formali e informali.

Maurizio Gentile ha richiamato le evidenze emerse dalle ricerche internazionali ed europee sul tema: “I dati OCSE tratti dall’indagine SSES (Survey on Social and Emotional Skills) evidenziano relazioni positive tra competenze socio-emotive e benessere personale, qualità della relazione con i pari e rendimento scolastico – ha sottolineato Gentile – I percorsi di apprendimento socio-emotivo hanno molteplici ricadute positive, ad esempio sul clima di classe, sul senso di sicurezza, sugli atteggiamenti, sulla gestione dello stress emotivo e sugli esiti di apprendimento”.

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