L’arcivescovo Tisi in Federazione: casa, migranti e giovani le partite da “giocare insieme”

L’arcivescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi, è stato ospite ieri, lunedì 28 settembre, della Federazione Trentina della Cooperazione, dove ha preso parte ai lavori del Consiglio di amministrazione. Ad accoglierlo, in via Segantini, il presidente Renato Dalpalù e le consigliere e i consiglieri in rappresentanza dei diversi settori del movimento cooperativo trentino.

La visita richiama un legame profondo e storico: la Cooperazione Trentina nasce alla fine dell’Ottocento dall’intuizione di un sacerdote, don Lorenzo Guetti, che nel 1890 promosse a Santa Croce del Bleggio la prima Famiglia Cooperativa, rispondendo alla povertà delle valli con lo strumento dell’autorganizzazione e della mutualità. Un’esperienza nata nel solco del cattolicesimo sociale e cresciuta in sintonia con i principi della dottrina sociale della Chiesa – centralità della persona, solidarietà, sussidiarietà, bene comune – che proprio in quegli anni, con l’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII (1891), trovava la sua prima formulazione organica. Da quel seme è cresciuto un sistema che oggi conta 421 cooperative e oltre 300.000 soci e socie, presente, come ha ricordato il vescovo stesso, in ogni comunità del Trentino.

Aprendo l’incontro, il presidente Renato Dalpalù ha richiamato le sfide che interrogano oggi il Trentino, dalla crisi demografica, passando per l’immigrazione, fino all’emergenza abitativa: “Alla Chiesa cattolica riconosciamo un’autorevolezza morale che per noi rappresenta un riferimento importante. Demografia, migrazioni e casa sono oggi vere emergenze per la nostra comunità e il nostro ruolo ci impone di dare risposte: non potremo risolvere tutto, ma in molti casi possiamo fare qualcosa di concreto. Essere parte significativa della società trentina è una realtà che deve accompagnarsi a un’assunzione di responsabilità. È un impegno che mi prendo come presidente, insieme a tutto il Consiglio di amministrazione. Tra noi sentiamo che c’è un terreno fertile di dialogo, da coltivare insieme per trovare soluzioni per la nostra comunità”.

L’arcivescovo ha accolto l’invito sottolineando come, in questo momento storico, nessun soggetto possa pensare di affrontare da solo i problemi del territorio. Lo ha confermato anche il recente incontro a Riva del Garda con i vescovi di Verona, Brescia e Mantova, dove sono emerse preoccupazioni comuni, a partire dalla casa e dal reperimento della forza lavoro. “Quanto sta accadendo sul territorio è un appello forte a fare squadra, a creare sinergia tra i diversi attori della società civile. Nessuna realtà oggi può pensare di risolvere da sola le questioni che abbiamo davanti. Chiesa e Cooperazione hanno terreni diversi, ma condividono l’attenzione al bene comune, alla sussidiarietà e alla solidarietà. E credo che oggi serva soprattutto concretezza: il rischio è fare grandi narrative e grandi proclami senza poi tradurli in processi concreti e relazioni”. Tisi ha riconosciuto in particolare il ruolo della cooperazione nelle piccole comunità di montagna, dove un negozio o un servizio tenuti aperti dal movimento cooperativo rappresentano spesso l’ultimo presidio di socialità. Ha ricordato inoltre l’impegno della Caritas nel rispondere alle fragilità: due percorsi diversi, ha osservato, con molti punti di convergenza.

L’arcivescovo ha quindi indicato le questioni su cui avviare un lavoro comune, a partire dall’emergenza abitativa. “Penso anzitutto alla casa, che non è una questione che riguarda pochi, ma sta mettendo a dura prova il Trentino. Nelle zone turistiche, dall’Alto Garda alla Val di Fassa, rischiamo un paradosso: territori che prosperano, ma nei quali chi li abita e chi vi lavora non riesce più a permettersi una casa. Quando da un territorio chi lo abita deve uscire, è un brutto segnale. E il problema si allarga inevitabilmente ai servizi, alla scuola, alla sanità, alla possibilità stessa di mantenere vive le comunità”. Prosegue sul tema dei migranti: “C’è poi il tema dei migranti, che continuiamo troppo spesso ad affrontare in termini emergenziali, dimenticando che abbiamo bisogno di persone e che, perché possano mettere radici e dare il loro contributo, occorre garantire condizioni dignitose di vita e di integrazione”. E conclude con il tema dei giovani: “Incontro in loro grandi risorse e potenzialità, anche nel ritorno all’agricoltura e alla zootecnia. Dobbiamo creare le condizioni perché possano partire, sperimentare, andare anche all’estero, ma avere poi la possibilità di tornare”.

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